Oggi l'elenco dei nuovi vertici di Uffizi, Galleria Borghese e Brera Parla il selezionatore: "Per la prima volta direttori non italiani nei nostri musei statali. Sarà una grande novità" Oggi l'elenco dei nuovi vertici di Uffizi, Galleria Borghese e Brera Parla il selezionatore Paolo Baratta. "Per la prima volta ci saranno direttori stranieri nei nostri musei statali. Sarà una grande novità ". Quanti saranno? "Questo non glielo posso dire". Chiede di aspettare fino a oggi Paolo Baratta, quando si sapranno i nomi dei super direttori dei venti musei statali autonomi previsti dalla riforma del Mibact, dagli Uffizi alla Galleria Borghese, dall'Accademia di Venezia a quella di Firenze, da Brera agli archeologici di Taranto e Reggio Calabria, a Capodimonte. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dovrà scegliere all'interno di una terna selezionata per ogni museo a chi affidare l'incarico. Alla vigilia del grande giorno il direttore manager della Biennale a capo della commissione per la scrematura dei candidati, fa un bilancio e spiega, dopo aver analizzato 1200 curriculum, come sono andate le selezioni. Non può dire quanti, ma sappiamo che quasi la metà degli aspiranti dirigenti nei musei del nord viene dall'estero. È una riforma più adatta a profili internazionali? "In effetti i curricula stranieri testimoniano che fuori dall'Italia esiste una carriera da direttore di museo, fatta all'interno di una struttura articolata, in cui il curatore può fare anche fund raising. Da noi invece o sei direttore o usciere". Eppure a questi super esperti non promettiamo grandi guadagni. Lo stipendio andrà dai 78 ai 145 mila euro. "Ad attirarli però è l'anima della riforma. Questo nuovo museo avrà un suo statuto, un suo organico e un suo bilancio. Sarà l'occasione per mettersi alla prova". Siete soddisfatti delle domande arrivate? "Abbiamo preso in esame migliaia di proposte dalle quali dovevano uscire dieci candidati per ogni museo. Ovviamente tra i requisiti più importanti c'era l'esperienza in campo museale. Al colloquio orale abbiamo lasciato parlare il candidato per quindici minuti". Non sono molti... "Sono sufficienti a capire la cosa essenziale: cosa avrebbe fatto se fosse diventato direttore. È questa la domanda che abbiamo rivolto a tutti. Ci interessava capire come quella persona avrebbe fatto fruttare la sua esperienza professionale, quale fosse il suo potenziale in una progettazione attiva". Cosa non andava nel vecchio sistema di selezione dei direttori? Perché questa riforma? "I direttori erano semplicemente dei funzionari ministeriali. Ma ora il museo diventa un'istituzione culturale, con una sua autonomia scientifica ". Un bisogno di manager? Non si rischia di sacrifificare la cultura al marketing? "Il sistema dei musei era una realtà ingessata. Un sistema fragile: mancanza di risorse e ordinamento paralizzante. Molti ci informavano di aver dato in concessione a terzi anche le mostre. È una situazione molto diversa da quanto accade all'estero, dove i musei sono vere e proprie macchine culturali, con gradi di autonomia elevati". Da qui il bando internazionale. Però i candidati stranieri non si sono presentati al Sud. A parte l'archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel che ha concorso per Reggio Calabria, il Mezzogiorno non pare interessare. Perché? "Perché non ci sono centri di ricerca. Ci sono musei che non riescono a fare l'inventario di quello che hanno. Per questo credo che per il meridione dovremmo pensare una struttura museale unica articolata". Perché decidere in un solo colpo venti nomine? Non bisognerebbe invece tenere presente, come faceva notare Salvatore Settis, le personalità diverse dei singoli musei? "Posso assicurare che la nostra scelta ha tenuto conto delle differenze" E la tutela? È una parola vecchia, da archiviare? "I musei non possono ridursi a una pura amministrazione burocratica e occuparsi solo della messa in sicurezza delle opere. Devono saper sviluppare un rapporto migliore con il territorio, costruire un proprio bilancio, un proprio organico. Le stesse soprintendenze trarranno giovamento dall'essere alleggerite dall'incombenza di dover sorvegliare sui musei". E qui entrano i privati. Dove finisce il mecenatismo e comincia l'ingerenza? "L'autonomia museale non sarà totale, ma avverrà all'interno dell'amministrazione statale. Certo i nuovi direttori dovranno reperire risorse anche autonomamente". Il suo mandato come direttore della Biennale è in scadenza. Visto che con le nuove norme è possibile, accetterebbe il terzo incarico consecutivo? "Gli incarichi pubblici né si chiedono né si rifiutano"
Paolo Baratta: "Quanti stranieri per i supermusei, ecco come li abbiamo scelti"
Il direttore manager della Biennale Paolo Baratta parla di una riforma dei musei statali. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dovrà scegliere i nuovi direttori. Baratta spiega come sono andate le selezioni. Ci sono stati candidati stranieri. La riforma è più adatta a profili internazionali? Baratta sostiene che i curricula stranieri testimoniano che esiste una carriera da direttore di museo all'estero. Tuttavia, i super esperti non promettono grandi guadagni. Lo stipendio andrà dai 78 ai 145 mila euro. Baratta sostiene che l'anima della riforma è l'occasione per mettersi alla prova.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo