La rabbia di Angelo Tartuferi, da oggi ex direttore della Galleria dell'Accademia di Firenze al quale succederà la tedesca Cecilie Hollberg La nomina dei nuovi direttori dei super-musei, tra cui i molti stranieri, «è l'ammissione di una sconfitta del nostro Paese». Angelo Tartuferi, da oggi ex direttore della Galleria dell'Accademia di Firenze al quale succederà la tedesca Cecilie Hollberg, è amareggiato soprattutto per il riferimento del ministro per i beni culturali Dario Franceschini al «recupero di un ritardo di decenni» per il sistema museale italiano. «Questo mestiere lo abbiamo inventato noi» «Non so a cosa si riferisca il ministro - dice - questo è un mestiere che abbiamo inventato noi, anche se spesso lo dimentichiamo. Abbiamo inventato in Italia la tutela dei beni culturali e schiere di tedeschi sono venuti a studiarla da noi... Senza risentimento, ma mi pare che questi colleghi non siano idonei a colmare questo presunto vuoto». C'è stato un eccesso di provincialismo? «Beh, nessun altro Paese avrebbe affidato i propri musei a studiosi stranieri in questa misura: è come ammettere di non riuscire a formare valido personale scientifico. E i curricula di questi colleghi stranieri, che stimiamo, non lasciano trasparire questa loro sopravvalutazione. Sono giovani e stranieri e c'è l'impressione che siano stati nominati solo per il fatto di essere tali». «Finisce la storia di via della Ninna» Quanto a chi gli subentrerà nella guida dell'Accademia Tartuferi è recalcitrante ad esprimere un giudizio. «Non voglio che sembri qualcosa di personale - si limita a dire - ma chi mi succederà credo che non conosca neppure alla lontana la pittura dal Duecento al Quattrocento della quale mi considerano un esperto anche all'estero e arriva da un museo abbastanza periferico della Germania, anche se - scherza - in questo momento la Germania è sugli scudi...». Ma il dispiacere più grande, conclude, è che con queste nomine «finisce la storia di via della Ninna - dice riferendosi alla sede della sovrintendenza fiorentina - fatta da nomi come Procacci, Baldini, Berti, Paolucci e Acidini: una vera e propria scuola alla quale dall'estero si è sempre guardato con ammirazione».