Nel merito delle grandi mostre capita di leggere e di sentire discorsi non appropriati, forse per carenza di memoria storica. Allora scrivo come si sono svolti i fatti negli anni che vanno pressappoco dal 2000 al 2009. Antefatto: la fondazione Cab usciva da un'esperienza di finanziamenti a pioggia su iniziative di vario tipo. Era l'ultimo decennio del secolo scorso e, l'intesa con l'amministrazione comunale, allora sindaco Martinazzoli fu u indetta un'indagine sulla città per sapere cosa i bresciani avrebbero gradito di realizzare con i finanziamenti della fondazione Cab. Questo avveniva anche perché la stessa fondazione si era orientata verso un unico progetto di grande respiro. Il risultato della ricerca a grande maggioranza fu che la città desiderava un programma di mostre importanti. Operare in questa direzione non fu semplice perché serviva un contenitore adatto e gli esempi di grandi mostre in città erano stati saltuari e lontani nel tempo. Andammo all'estero in alcune capitali europee per incontrare direttori ed esperti di attività culturali. L'idea di incontrare l'amministrazione comunale per utilizzare il contenitore di Santa Giulia fu portata avanti da due consiglieri della fondazione Cab Angelo Rampinelli ed Antonio Spada. Il comune infatti era in affanno per il restauro di Santa Giulia che esauriti i fiondi Fio non sapeva più come procedere. Inoltre c'era confusione sotto il profilo delle valutazione tecniche riguardanti il restauro. Con l'amministrazione comunale fu presto raggiunto un accordo per il recupero del Monastero di Santa Giulia San Salvatore, e quindi per la realizzazione del museo della città con un programma di «Grandi mostre», come la città stessa aveva richiesto. I termini economici dell'accordo erano che le risorse necessarie fossero messe a disposizione metà dal comune metà dalla fondazione Cab e l'accordo si poteva ben qualificare come di tipo pubblico privato. Va precisato che la fondazione Cab non si limitava alla sua quota di finanziamento ma, per scelta ben precisa, da coprotagonista di tutte le scelte riguardanti l'intero progetto. L'accordo fu portato al consiglio comunale che l'approvò a stragrande maggioranza. Intanto a reggere il comune arrivava la giunta di Paolo Corsini, assessore Giovanni Comboni, e, come previsto dal contratto nel secondo semestre del 1999 furono aperte le prime sezioni del museo e avviatala grande mostra dal titolo «Il futuro dei Longobardi». La mostra contò in totale 182mila visitatori. E per Brescia era un record. Nei quattro anni che seguirono furono organizzate sempre grandi mostre di valenza internazionale sotto il profilo scientifico e culturale, ma il numero di visitatori per ogni mostra, che si attestava intorno ai 100mila non era ritenuto sufficiente sia per il Comune che per la fondazione Cab. Nonostante, ripeto, che si trattasse di grandi mostre cito per tutte quella sul Foppa. Qualcosa di importante poi non funzionava sotto il profilo della collaborazione locale. Va ancora precisato che sia alla fondazione Cab che al Comune stavano a cuore le iniziative culturali a patto che le stesse realizzassero un costante aumento della corrente turistica considerata la componente economica importante accanto a quella industriale agricola e commerciale della nostra città. La quale città sinora portava il nomignolo di «città del tondino». Per affrontare il problema la fondazione Cab andò alla ricerca di un altro partner e incontrò la società Linea d'Ombra di Marco Goldin che, in quegli anni, realizzava mostre straordinarie anche per l'affluenza di visitatori nella città di Treviso. Con Goldin fu abbozzato un accordo che portò alla realizzazione nel 2004 della mostra dedicata a Monet. I visitatori furono più di 500mila e il segreto del successo fu dovuto principalmente ai seguenti fattori: almeno 13 delle risorse disponibili per la mostra era stato previsto che andasse alla promozione della mostra stessa. L'altro elemento importante fu l'entità delle risorse messe a disposizione perché a quelle delle comune e della fondazione Cab si aggiunsero quelle in parte uguale messe a disposizione da Goldin. Così i finanziatori invece di due erano diventati tre e poi Goldin rientrava con la riscossione dei biglietti, il book shop e la vendita dei cataloghi, correndo il rischio da imprenditore e puntando sul numero di visitatori più alto possibile. Era quello che volevano sia il comune si ala fondazione Cab. Per gestore la collaborazione con Linea d'Ombra fu realizzata la società Brescia Musei poi trasformata in fondazione e sempre con la presidenza della fondazione Cab. Ogni anno oltre alla grande mostra che faceva da traino c'era un'altra mostra a supporto dell'intera operazione e in più la fondazione Cab dedicava a un artista bresciano, vivente o defunto, un'altra mostra ancora. A supporto dell'intero progetto poi ogni anno si realizzavano giornate di festa nel quartiere intorno a Santa Giulia che non erano la brutta copia della fiera di san Faustino ma come con attività mirate coinvolgevano la città. Basti dire che l'ultimo anno di questa manifestazione vide presenti con i loro stand ben 120 musei della Lombardia e del Veneto. Erano gli anni che vanno dal 2004 al 2009 e per dire del successo realizzato con le grandi mostre va ricordato che alcune città della Lombardia e del Piemonte vennero in delegazione a Brescia per chiedere qual era stato il segreto del successo ottenuto. Infatti per tre anni consecutivo Brescia era risultata la prima in Italia per visitatori di mostre. Prima davanti a province di forte tradizione turistica quali Roma, Firenze e Venezia. La città aveva così mutato la sua immagine da capitale del tondino a quella della cultura. Oggi per negare l'evidenza di quei successi si va dicendo che non a tutti potevano piacere gli impressionisti, ma Goldin fu presente con le sue mostre non solo con i pittori di quell'importante periodo artistico. Basti pensare alla mostra di Mondrian o a quella sull'America. Andammo insieme con Goldin in giro per le città italiane a parlare nei teatri delle città stesse dei successi delle mostre di Brescia, andammo negli Stati Uniti, a Boston a Philadelphia. A Brescia arrivava tanta gente che non era mai stata nella nostra città. Oggi un'altra critica fasulla è che i visitatori venivano a santa Giulia e poi andavano via senza passare in città. È un aspetto questo sempre migliorabile ma una ricerca commissionata dalla Fondazione Cab rilevò che di tutti i presenti alle grandi mostre circa il 10 si fermava almeno un giorno e una notte sul territorio bresciano il che significava qualcosa come 4050mila persone ogni anno. Oggi si esulta perché una mostra realizza alcune decine di migliaia di presenze e si spera di crescere in futuro. Non si dice che così la città almeno culturalmente e turisticamente regredisce. Questo perché l'unica forma di turismo che nel nostro paese ha ancora speranza di crescere, nonostante tutto è il turismo culturale. Concludo dicendo che le risorse disponibili, a mio avviso vanno utilizzate per grandi obiettivi, altrimenti i turisti vanno altrove, dove oltre alla qualità dell'offerta la forza della promozione fa breccia e si impone. Con buona pace e nel rispetto di chi la pensa in maniera diversa, o ha in mente altri obiettivi le esperienze passate e i dati di fatto qualcosa dovrebbero indicare. Sperando che nella stanca e obsolete (purtroppo) democrazia che ci governa che in tanto vorrebbero migliore non vada avanti la seguente regola: avere ad ogni costo il potere anche se ciò costa sacrificare l'interesse dei cittadini, distruggendo a priori senza distinguere ciò che è stato fatto prima. Per questo la democrazia si presenta sempre più affaticata e sempre meno i cittadini vanno a votare. Non è una consolazione se questo succede un po' ovunque e mi auguro che nella nostra città ciò non si evidenzi con il «no» alla proposta di Marco Goldin.