I rovi nascondono la facciata d'ingresso, un tripudio di colori che richiamerebbe anche i visitatori meno esperti, l'intonaco rosso sta già sbiadendo e tutt'attorno, tra le transenne che costeggiano la Casina delle Civette e la Torre, sono spuntati i giacigli: coperte, bottiglie di birra, un paio di scarpe. La Serra Moresca di Villa Torlonia resta chiusa al pubblico, ufficialmente «in attesa di una destinazione d'uso». Ma il restauro, avviato nel 2007 con un finanziamento di 4 milioni, si è concluso ormai tre anni fa. Il restauro, avviato nel 2007 con un finanziamento di 4 milioni di euro, si è concluso ormai tre anni fa ma la Serra Moresca di Villa Torlonia resta chiusa al pubblico, ufficialmente «in attesa di una destinazione d'uso» spiegano dalla Sovrintendenza capitolina, che anche sul suo sito ufficiale dimentica questo capolavoro dell'Ottocento: «La Serra Moresca, oggi in grave stato di abbandono, venne realizzata ad imitazione degli elementi architettonici delle moschee di Cordova e dell'Alhambra di Granada - si legge -. Le decorazioni furono realizzate dal pittore Giacomo Caneva, che si ispirò al libro di James Canavah Murphy, The Arabian Antiquities of Spain e a breve inizieranno i lavori di restauro». Lavori che invece sono continuati a singhiozzo per anni e finiti da un pezzo: «Le impalcature non ci sono più da almeno tre anni - racconta Rosalia, a passeggio col cane nel parco che resta tra i più frequentati della città - ma poi l'hanno lasciata così, i cancelli non sono mai stati aperti». I rovi nascondono la facciata d'ingresso, un tripudio di colori che richiamerebbe anche i visitatori meno esperti, l'intonaco rosso sta già sbiadendo e tutt'attorno, tra le transenne che costeggiano la Casina delle Civette e la Torre, sono spuntati i giacigli: coperte, bottiglie di birra, un paio di scarpe. Incuria che, del resto, non si limita alla Serra Moresca. Ieri, giorno di chiusura di tutte le sedi museali della villa, due coppie francesi, turisti con la cartina della città in mano, si interrogavano davanti al grande teatro inaugurato a dicembre 2013, un investimento da quasi 9 milioni di euro: vetri sommersi dalla polvere, «I love you» ci ha scritto qualcuno, e la fontana verdissima di alghe. Più avanti, i cartelli di «pericolo, vietato avvicinarsi» piantonano l'intera ala destra che conduce sulla Nomentana fino al Tempio di Saturno, diventato una rovina col tetto sfondato e nessuna prospettiva di restauro. Tornando alla Serra Moresca, in occasione dell'inaugurazione del teatro l'ex assessore Flavia Barca precisò che l'amministrazione era al lavoro per «trovare una destinazione d'uso idonea», scelta non facile considerata la delicatezza delle vetrate. Poi, lo scorso ottobre, è comparsa nella proposta di delibera comunale con cui si intendeva aprire ai privati, nel caso della Serra Moresca si parlava di una gestione esterna dei servizi. Oggi, dall'assessorato alla Cultura confermano le intenzioni, «aprire Serra Moresca, si deve ricreare una sinergia tra l'offerta culturale di tutti i siti del parco, dal teatro alla Casina delle Civette», ma ancora non si ufficializzano né progetti né date.