Non è né arte, né imbrattamento, ma «intervento urbano». Giada Pellicari, autrice di «Scrivere di writing. Note sul mondo dei graffiti» edito da Cleup, definisce così i mattoni colorati apparsi nella calle che collega Campo Santa Maria del Giglio alla fermata di vaporetto. «In genere» ha detto l'esperta «tra i writers c'è una sorta di codice etico che prevede di non intervenire su edifici storici come Venezia che ne è l'apoteosi. L'unica nota positiva è che ha alimentato il dibattito sulla tutela della città». I veneziani sono in effetti stanchi di vedere la città teatro di un continuo degrado. «Noi guide» ha detto Guido Lion, presidente regionale delle guide turistiche « siamo come sentinelle sul territorio e più volte abbiamo segnalato le scritte, per esempio in una delle cariatidi della Marciana o quelle nella Torre dell'Orologio. Gli americani le identificano come controllo delle zone, ma qui non siamo in America e quando lo spiego ai turisti rimangono basiti nel vedere come si tratta la città». Secondo Lion manca un piano dell'amministrazione: «Bisogna insegnare ai ragazzi che rovinare l'esistente è un prezzo per tutta la collettività» prosegue «e magari pensare a dare degli spazi ai giovani, come aveva fatto il Comune facendo dipingere all'Istituto d'arte parte del muro a Piazzale Roma. Purtroppo il degrado sulle pietre aumenta a vista d'occhio. Noi guide siamo disponibili a collaborare». La scuola è anche uno dei punti inseriti già nel famoso Protocollo, firmato lo scorso 18 maggio dal sub commissario Natalino Manno, dall'Ance, dalla Soprintendenza e dall'associazione «Masegni e Nizioleti» su cui però l'attuale amministrazione non si è ancora espressa. «Nessun writer si sognerebbe di deturpare monumenti storici» ha ribadito Cecilia Tonon dei Masegni e Nizioleti «come ci è stato confermato da alcuni di loro (Sqon, Carpa e TR3), mettendo le basi per percorsi insieme educativi. Vogliamo riproporre a questa amministrazione l'abbellimento del Ponte dell'Osellino a Mestre, ma il Protocollo è aperto a tutti e chi vuole ci può scrivere a www.masegni.org». «Mi è capitato di vedere a San Trovaso dei ragazzini che hanno tirato fuori il pennarello, hanno fatto la famosa tag e sono scappati via» racconta l'artista e insegnante Andrea Grotto «e non penso che queste persone si possano definire artiste. A mio parere è a scuola che bisogna iniziare a educare e a parlare di arte contemporanea, in modo che anche i ragazzi si rendano conto che scrivendo sui muri si incide su un bene di tutti, facendo male a tutti. Un treno arriva al capolinea e si può sempre cambiare, mentre un palazzo storico no». Vera Mantengoli
VENEZIA - Scritte sui muri, nessuno ci ascolta
I graffiti apparsi nella città di Venezia hanno generato un dibattito sulla tutela della città. L'esperta Giada Pellicari definisce i mattoni colorati come intervento urbano, ma sottolinea che ci sono regole etiche che prevedono di non intervenire su edifici storici. I veneziani sono stanchi di vedere la città degradata e le guide turistiche hanno segnalato le scritte. Secondo Guido Lion, presidente regionale delle guide turistiche, manca un piano dell'amministrazione per affrontare il problema. La scuola potrebbe essere un punto di partenza per educare i ragazzi sull'arte contemporanea e sulla tutela del patrimonio culturale.
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