Ore 12,40, arriva Bassolino con Di Palma, il portone finalmente si apre. Ma non si entra. Tra la folla (un migliaio di persone, altrettante se ne aggiungeranno nell'arco della giornata) in attesa c'è chi sviene, e c'è chi solleva una bottiglia di champagne pronto a sturarla. Accadrà alle 12,50, all'arrivo del sindaco Iervolino. Si può entrare, finalmente, dopo la lunga sosta nella via disastrata dall'alluvione del 2001 e che grazie al Museo sarà risistemata (in parte il lavoro è stato già fatto, al di là di qualche cartello polemico) completamente, come tutta la zona. Il «Comitato abitanti di via Settembrini» distribuisce volantini in cui si plaude all'iniziativa e si auspica che «il Museo non resti una cattedrale nel deserto», ma il tono non è polemico, anzi partono applausi convinti quando sindaco e governatore annunciano gli impegni per l'area. Una festa per la zona, una festa per la città (che conquista un'altra struttura di livello internazionale), una festa per l'arte: una festa che stava per essere guastata dalla decisione, non si capisce presa da chi, di chiudere il portone, appena i rappresentanti delle istituzioni (c'erano anche il vicesindaco Rocco Papa, gli assessori Antonella Basilico della Provincia, Rachele Furfaro e Enrico Cardillo del Comune, Marco Di Lello per la Regione) l'avevano varcato. Spazientita, diciamo così, la folla ha spazzato via gli uomini della Protezione civile, urlando: e Bassolino ha prontamente chiesto scusa per l'episodio. Poi, i discorsi. «Chi dice che i napoletani non sono interessati all'arte moderna - sottolinea, compiaciuta, la Iervolino - dovrebbe vedere tutta questa folla, questo entusiasmo. L'inaugurazione di Palazzo Donnaregina è anche un augurio per gli abitanti di via Settembrini, questa è la prima di tante realizzazioni che aspettano da anni. Fa bene la città a scommettere sull'arte, che è identità e futuro. Nel mondo Napoli è da primato tra le città d'arte». Di Palma rimarca l'azione comune degli enti locali: «L'apertura prima di Palazzo Roccella, poi di Palazzo Donnaregina significa anche il recupero sociale delle zone in cui insistono. L'arte contemporanea si sposa con il recupero di edifici antichi, storici, come questo». «Abbiamo voluto aprire questa prima parte - afferma Bassolino - per poterne discutere in corso d'opera: la discussione aiuta, lo ha dimostrato il caso-Mercadante, sarà così anche per l'arte. Ho letto qualche dichiarazione polemica, io ascolterò tutti, mi aspetto la collaborazione dei galleristi. Poi è naturale che il comitato deciderà in piena autonomia». Poi la visita alle sale, tra uno «spingi-spingi» che si sarebbe potuto evitare e di cui hanno fatto le spese tutti coloro che non erano agganciati al «vagone delle autorità». Anche i giornalisti, già penalizzati dalla mancanza di uno straccio di informazione scritta. Però il Museo (visitabile il sabato e la domenica, gratuitamente, dalle 12 alle 20) è bello, le opere pure (molti hanno lamentato la mancata applicazione di cartellini identificativi nelle singole sale), e alla fine la sensazione è davvero quella d'aver partecipato a una giornata storica, sia pure con qualche sbavatura organizzativa. Con sollievo finale per il fortunato esito dell'investimento di cui è rimasto vittima Eduardo Cicelyn, l'anima del Madre, travolto - grande spavento, nulle le conseguenze - da un motorino che procedeva in senso vietato. -----------------