Il maestro di Montemerano una storia molto fantasiosa e un borgo meraviglioso «CONOSCETE la storia della Madonna della Gattaiola? C'era una volta un piovano e un gatto, ed il piovano amava l'economia, ed il gatto i sorci. I due viveano assieme da buoni amici, seguendo ognuno la sua particolare inclinazione... Ora, avvenne un giorno che al piovano si sfasciasse l'uscio del solaio (era talmente vecchio!), uscio sacro che proteggeva tutte le cose buone: le frutta a maturare, i formaggi a stagionare, il bel grano dorato da intridere per il pane saporoso: l'uscio sacro da cui, oltre il piovano, solo il gatto passava, attraverso l'apposita gattaiola, perché potesse recarsi alle sue benefiche cacce notturne.Fortunatamente al pievano venne un'idea felice. Pensò che in sacrestia c'era una bella tavola antica, di legno ben stagionato e di adatte dimensioni. Era dipinta, è ben vero, ma ciò non guastava: anzi l'uscio sarebbe riuscito più bello. E se c'era dipinta una Madonna, pazienza! Tutto al più voleva dire che la Madonna, una volta tanto, avrebbe servito lui, che ogni giorno serviva il suo divin Figliuolo». Così, nel 1911, lo storico dell'arte Carlo Alberto Nicolosi ricostruiva con ispirata, popolaresca fantasia la vicenda del più amato tra i dipinti che ornano la meravigliosa chiesa di San Giorgio del piccolo borgo antico di Montemerano, che sorge in cima a un colle nel cuore della Maremma meridionale, sulla strada per Scansano e non troppo lontano da Saturnia. TUTTO, in quella chiesa, ci rammenta la sapienza con cui la Repubblica di Siena usava il linguaggio dell'arte figurativa per plasmare a propria immagine le sue terre e i suoi castelli. Molte di queste opere sono ben più importanti, e più belle, della nostra Madonna della Gattaiola: gli affreschi quattrocenteschi delle luminose storie di San Giorgio, con la loro iconografia rara e le iscrizioni preziose; la bella Assunta in rilievo, e soprattutto il commovente San Pietro ligneo, dalle grandi mani di pescatore, usciti dalla bottega del Vecchietta; il polittico rilucente d'oro di Sano di Pietro, con i suoi colori smaltati e lucidissimi, così quintessenzialmente, felicemente, senesi. Tuttavia, la storiella deliziosa del Nicolosi ha colpito la fantasia di viaggiatori, studiosi e turisti: e il buco per il gatto praticato in un quadro da chiesa fa la felicità dei bambini che oggi, nei giorni di pioggia, abbandonano per un giorno le spiagge dell'Argentario, e salgono ad assaggiare la ricotta corroborante di Manciano. Non sappiamo chi dipinse nella Siena intorno al 1450 la nostra tavola, che dà il nome ad un convenzionale Maestro di Montemerano cui sono attribuite altre tre Madonne sparse per l'Europa. Con ogni probabilità essa nacque fin dall'inizio come sportello, ma di un organo: e il fatto che la chiesa di San Giorgio possedesse uno strumento così raro nella Maremma del XV secolo, dimostra una volta in più il suo rango eccezionale. Dobbiamo immaginare che, quando apriva le ante e si metteva a suonare, l'organista venisse sovrastato a destra dalla nostra Madonna, e a sinistra da un angelo Gabriele, oggi perduto. Si tratta infatti di una Madonna dell'Annunciazione: e il suo atteggiarsi fa capire che siamo nel secondo momento dei cinque in cui i predicatori dividevano la «confabulazione», cioè il dialogo, tra Maria e l'arcangelo. Il primo è la «conturbazione», e cioè lo stupore di Maria: che, mentre prega in camera sua, viene sconvolta dall'irruzione del biondo messo divino. Ma il Maestro di Montemerano sceglie il momento subito successivo: quello della «cogitazione». Maria sta riflettendo sul senso del saluto dell'angelo: il libro delle preghiere è ormai serrato nella mano sinistra, abbandonata lungo il corpo, mentre la destra ora poggia sul petto, in un gesto di concentrazione sottolineato dallo sguardo perso nel vuoto. Tra un minuto Maria si scuoterà, e chiederà all'angelo com'è possibile concepire un bambino rimanendo vergine. Ascoltata la risposta, si sottometterà al volere di Dio: «Ecco, sono la serva del Signore: avvenga di me come hai detto». Il Maestro di Montemerano non era un grande pittore, ma lo straordinario mestiere della scuola senese in cui era cresciuto basta a farci sentire il peso enorme di questo momento di silenzio e di attesa: dalla brevissima «cogitazione » di questa ragazza dipende il destino dell'Umanità; in questa stanzetta decorata con una semplice stoffa arancione sta per compiersi il più grande mistero della storia, l'Incarnazione di Dio. Tanto più ci commuove, allora, quel buco per far passare il gatto, fatto in un'epoca in cui, sotto la suggestione delle nuvole barocche lontane da ogni semplicità, non si teneva in gran conto la pittura "primitiva" del buon Maestro di Montemerano. Ma, concludeva Nicolosi un secolo fa, «quanti oggi in Italia conoscono Montemerano? Quanti conoscono, anche solo di nome, l'umile borgo sperduto nella montagna maremmana?». Ebbene, la Madonna della Gattaiola vi aspetta.