La cura delle antichità di Roma torna alla ribalta quando si deve provvedere al finanziamento di restauri e occorre scegliere a quali monumenti destinare i fondi disponibili, sempre inadeguati al reale fabbisogno. Il patrimonio archeologico della città è immenso, ma per assicurarne il mantenimento non è necessaria né opportuna un'immediata disponibilità di mezzi in misura superiore alle capacità di spesa oculata, onde evitare danni ai monumenti e sperpero di risorse. L'esempio da non seguire è quello di Pompei, ove sono stati assegnati finanziamenti esorbitanti rispetto ai tempi previsti per il loro impiego, per di più in totale assenza di un programma di recupero e di progetti per la sua attuazione. La Soprintendenza di Roma ha fatto conoscere quali sono le effettive disponibilità annuali, 35 milioni, per fare fronte a un programma d'interventi che comporta una spesa superiore di oltre tre volte, 113 milioni. In realtà questa cifra è inadeguata: sarebbero necessari almeno 200 milioni che però si dovrebbero investire con un programma di cinque anni. Con un fabbisogno di 40 milioni all'anno non siamo quindi lontani dalle effettive disponibilità della Soprintendenza, la quale è già in grado di autofinanziarsi e potrebbe ancora migliorare i propri introiti. In questa prospettiva potrebbe rientrare anche il finanziamento per la costruzione del piano ligneo dell'arena nel Colosseo, da realizzarsi appunto gradualmente, come già si era cominciato a fare. Non è vero che si tratta di un lavoro inutile, come alcuni sostengono: è un lavoro complesso ma utilissimo per dare agibilità a un monumento che già può ospitare 40.000 visitatori al giorno, com'è avvenuto recentemente, ma che ne potrebbe accogliere anche il doppio. In tal modo si consentirebbe inoltre una migliore e immediata percezione di come fosse l'anfiteatro e come funzionassero gli spettacoli. Non è d'altra parte necessario, come si è pure affermato, smontare la parte già costruita per impostare il piano a un livello più alto, coerente con la fase più tarda dell'anfiteatro. Questo problema era stato studiato e risolto. Non sembra invece essenziale prevedere la ricostruzione dell'arena per tenervi spettacoli di alcun genere, e tanto meno spettacoli di grande qualità artistica alla presenza di un pubblico di poche centinaia di persone, al fine di venderne i diritti televisivi. Tutto questo si può fare fin d'ora, com'è avvenuto più volte: la porzione dell'arena già coperta è sufficiente per lo svolgimento di tali rappresentazioni. È tuttavia da considerare che la completa ricostruzione del piano ligneo, com'era in antico, comporterà alcune scelte: per esempio, sarà in tal caso limitata l'agibilità dei sotterranei. Il pavimento non potrà poggiare sulle murature che in antico lo sostenevano e che non ne hanno più la capacità; i nuovi sostegni finiranno per rendere impraticabili per il grande pubblico buona parte degli spazi ipogei, rendendo difficili e insicuri i percorsi di visita. Sarebbe molto meglio destinare la somma prevista per il Colosseo al restauro delle Mura aureliane, ridotte in condizioni deprecabili, poiché il Comune, che ne ha la proprietà, non ha la possibilità di provvedervi. Un finanziamento statale per il recupero di questo complesso monumentale dovrebbe però essere destinato alla Soprintendenza archeologica, che ha migliori capacità tecniche di esecuzione, onde evitare i guasti che sono avvenuti con il restauro, curato dal Comune, del tratto di mura crollato alcuni anni fa tra Porta San Sebastiano e la Via Cristoforo Colombo.