UNA CENTRALE idroelettrica disturberà a Bassano la quiete del fiume Brenta a poco più di un centinaio di metri dal Ponte Vecchio, il ponte degli alpini, opera tutta di legno del tardo Cinquecento firmata da Andrea Palladio. Un monumento esemplare dell'architettura rinascimentale, più volte ricostruito sempre uguale a se stesso, e diventato simbolo della Prima guerra mondiale. Il progetto della centrale, avanzato da una società privata, superati molti passaggi, ora attende l'ultimo via libera da una commissione regionale. Ma a Bassano l'allarme è altissimo. Una petizione contro la centrale ha raccolto oltre seimila firme. Sono mobilitate le associazioni ambientaliste (Italia Nostra, in primo luogo). In Consiglio regionale il Pd ha presentato un'interrogazione. Il Comune di Bassano si è pronunciato per il no. Nonostante questo, l'iniziativa va avanti, forte del parere positivo della Via (Valutazione d'impatto ambientale) regionale. L'impianto idroelettrico è previsto in un canale di derivazione che corre parallelo al fiume Brenta. Da qui il ponte è percepito nella sua interezza. E dal ponte il canale è visibilissimo. La centrale è sotto una specie di terrazzamento che occulterebbe parzialmente il canale e andrebbe ad attaccarsi al basamento di un edificio anch'esso di origine cinquecentesca. Qui inizia il centro storico di Bassano, uno dei più pregiati del Veneto. Tutta l'area è vincolata, ma la Soprintendenza, dopo un primo parere in cui si richiedevano alcune prescrizioni, di fronte a un nuovo progetto, ha dato il proprio assenso. Il progetto, tanto quello vecchio quanto quello nuovo, è contestato dalle associazioni ambientaliste e da un comitato di cittadini. Il primo punto è l'alterazione di un assetto paesaggistico che ha una storia centenaria, fatta di architetture e di elementi naturali. E poi emergono preoccupazioni di carattere archeologico: recenti piogge, dilavando il terreno, hanno confermato quanto molti studi già attestavano e cioè la presenza di manufatti risalenti al Trecento e oltre. Per valutare questo aspetto è previsto nei prossimi giorni un sopralluogo a cura della Soprintendenza archeologica. Un'altra questione riguarda l'utilità pubblica di un intervento assai costoso (1,5 milioni l'investimento previsto) per una produzione di energia davvero esigua: appena 157 Kw, giusto il fabbisogno di poche famiglie. Perché, si domandano al comitato, «deturpare il paesaggio, aumentare i rischi idrogeologici, togliere acqua al Brenta, minacciare la fauna del fiume, senza che nessun beneficio ricada sui cittadini »? Una delle spiegazioni che viene avanzata è quella di una caccia spasmodica ai contributi pubblici. Nelle pieghe della vicenda si annida un paradosso. Tre degli 80 milioni previsti dall'Art Bonus (dai quali si ricavano anche i 18 previsti per la contestata arena del Colosseo) sono destinati al restauro del Ponte di Bassano, che versa in condizioni precarie, con i piloni pericolosamente abbassati. Ai 3 milioni vanno aggiunti 1,7 milioni stanziati dalla Regione Veneto. È mai possibile, si domandano a Bassano, che si spendano tanti soldi per il Ponte e poi lo si offende con una centrale idroelettrica?