Il presidente dell'Ordine dei geologi della Calabria: "Basta con i finanziamenti a pioggia per poi mettere a posto i danni dopo i disastri. Si investa sulla prevenzione" ROMA. "Questo è un disastro che non ci coglie di sorpresa. Dire che era "annunciato" non mi piace, ma cosa si è fatto per prevenirlo negli ultimi due anni e mezzo, dopo che lo straripamento del fiume Crati danneggiò tutto il Cosentino e perfino il parco archeologico di Sibari?". Francesco Fragale, presidente dell'ordine dei geologi della Calabria, ha le idee molto chiare: "Non si è fatto niente. Tutti i buoni propositi del governo regionale sono rimasti sulla carta". Perché questa nuova devastazione, con le strade trasformate in fiumi di fango: la Calabria è una regione particolarmente fragile? "Di sicuro è un territorio ad alto rischio idrogeologico, che ha una elevata predisposizione a franare. Ma a questo si aggiunge una manutenzione scarsissima e un comportamento dissennato dell'uomo. L'abusivismo edilizio, con le case costruite nell'alveo dei fiumi e poi condonate, rende tragica la situazione. Così quando arrivano piogge intense e frequenti come in questi giorni succede quello che è sotto gli occhi di tutti". Cosa vuol dire che non c'è manutenzione? "Significa non curarsi del territorio. Dopo un periodo siccitoso e di caldo torrido i terreni sono secchi, crepati, e quando arriva l'acqua non riescono ad assorbirla. Allora bisognerebbe controllare in modo periodico i fossi per farla defluire in modo ordinato e non selvaggio e anche i letti dei fiumi, perché l'alveo può non essere pulito. Soprattutto, si deve lavorare sulla prevenzione". In che modo? "Basta con i finanziamenti a pioggia per mettere a posto i danni dopo i disastri. Se non si investe sulla prevenzione si mette a rischio l'incolumità pubblica. Il territorio va monitorato. Abbiamo proposto una legge per introdurre il geologo di zona, una figura che individui le criticità e chieda gli intervernti, ma è rimasta ferma". Perché non si riesce ad affrontare in modo efficace l'emergenza? "Manca una cultura dell'ambiente, in Calabria come in Veneto o Toscana. Si parla di rischio idrogeologico sempre all'indomani del guaio: si fanno tanti buoni propositi, ma alla prima giornata di sole cadono nel dimenticatoio".