I proprietari della storica pizzeria fanno ricorso al Tar impugnando gli atti. «La struttura esiste da 30 anni: se viene smantellata chiudiamo tutta l'attività» La pizzeria torna così a farsi sentire dopo l'energica rivolta degli ambulanti che - durante un incontro col Comune - due giorni fa si sono detti contrari all'ipotesi di uno spostamento del gazebo entro l'area in cui sorgono i banchi, sostenendo che in quest'operazione vi sia un puro interesse privato dei titolari (e non pubblico) e minacciando decine di ricorsi al Tar. «L'opinione mia e dei miei assistiti - dice invece Lottini - è che la questione non riguardi solo gli interessi particolari degli Adami». «Interesse pubblico». Secondo il legale la sopravvivenza del locale risponde appunto a un preciso interesse della collettività, «quello della qualificazione del centro storico e di piazza de' Maria» e la presenza di un esercizio commerciale importante come Pappagone, con tutte le proprie massime potenzialità, «risponde a precise esigenze di interesse pubblico. La struttura che verrebbe realizzata è esteticamente gradevole ed è pensata per armonizzarsi con l'ambiente in cui andrebbe ad essere collocata (le mura, il più importante monumento di Grosseto)». Decoro e servizi. Di più. «Contribuisce al decoro urbano. Soddisfa precise esigenze ricettive ampliando l'offerta dei servizi di ristorazione proposti dai locali del centro, migliorando così la fruibilità dello stesso da parte dei cittadini e dei turisti e la vivibilità del centro storico luogo in cui deve potersi svolgere un aspetto importante della vita umana, qual è quello dell'aggregazione sociale. Contribuisce infine a svolgere una funzione di controllo sociale evitando che l'area in questione, nelle ore notturne (anche in quelle di prima serata), possa essere lasciata a se stessa, favorendo la frequenza di persone poco raccomandabili che ne decreterebbero l'inevitabile degrado». Senza tener conto che l'installazione del gazebo «valorizzerebbe l'appetibilità dei locali che ospitano l'esercizio di proprietà del Comune che dagli stessi trae comunque guadagno». Commercio potenziato. «A bontà di quanto sostenuto - è convinto il legale - è sufficiente andare a scuriosare tra le decine e decine di progetti di riqualificazione di aree cittadine (basta andare su internet) per poter cogliere come la riqualificazione medesima passi per il potenziamento delle attività commerciali. Oppure pensare quanto interesse ha suscitato, sin dall'inizio, la notizia della rimozione della pedana di Pappagone che dimostra senza possibilità di smentite come le sorti del locale riguardino tutta la cittadinanza e non la sola famiglia Adami. Dire che non vi sono motivi di interesse pubblico della vicenda appare riduttivo». Non può nemmeno sostenersi, dice Lottini, che «il problema si potrebbe risolvere con una collocazione del gazebo diversa da quella ipotizzata, cioè al di là dei colonnini, con invasione (minima) dell'area destinata a mercato (mi dicono tre posteggi sui 175 di piazza de' Maria). Una diversa soluzione troverebbe contrario il Ministero dei beni culturali che, in più di un'occasione, attraverso la Soprintendenza nella sua ampia discrezionalità e nell'esercizio delle proprie funzioni dirette alla tutela del patrimonio artistico e culturale ha individuato quell'area come unica compatibile alla salvaguardia del decoro urbano di quello scorcio di piazza». Insomma, la famiglia Adami ritiene che vi siano tutti gli estremi per procedere a uno spostamento di alcuni posteggi per motivi di interesse pubblico, come consentito dalla legge regionale. «Tuttavia l'azienda è sensibile anche ai commercianti e alle loro famiglie che, come loro, vivono grazie ai sacrifici, in termini economici e di energie, spesi nell'esercizio delle proprie attività e che anche i venditori ambulanti, proprio come la famiglia che gestisce Pappagone, contribuiscono comunque a soddisfare le medesime esigenze pubbliche (anche i mercati sono una risorsa importante da salvaguardare)». E dunque? Una mediazione. «Ritengo che la soluzione migliore sia quella della mediazione, cioè incontrarsi per individuare una soluzione concordata che possa accontentare tutti coloro che sono interessati dalla vicenda». L'invito è ai soggetti citati nell'incipit. Ai rappresentanti delle associazioni di categoria si chiede di contattare i propri associati direttamente interessati alla collocazione del gazebo per consentire loro di partecipare direttamente, anche accompagnati dai legali o persone di fiducia, «per esprimere le proprie legittime opinioni e pensando anche a possibili soluzioni alternative sia per il mercato che per Pappagone».
Il Tirreno
14 Agosto 2015
GROSSETO-La Soprintendenza boccia la pedana di Pappagone
EL
Elisabetta Giorgi
Il Tirreno
La famiglia Adami, proprietari della storica pizzeria Pappagone, ha fatto ricorso al Tar per impugnare gli atti che prevedono lo spostamento del gazebo entro l'area in cui sorgono i banchi. La famiglia sostiene che la struttura esiste da 30 anni e che la sua sopravvivenza è un interesse pubblico, poiché contribuisce al decoro urbano e aiura a prevenire la degradi dell'area. L'azienda è sensibile anche ai commercianti e alle loro famiglie che vivono grazie ai sacrifici economici e energetici spesi nell'esercizio delle proprie attività.
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