Luci spente ad Acaya: anche il Castello ora resta al buio. Dopo Palazzo dei Celestini e Palazzo Adorno, si spegne anche l'impianto di illuminazione di uno dei simboli più importanti del Rinascimento meridionale. Ma l'emblema più fulgido della decadenza di civiltà e della mancanza di tutela del patrimonio artistico e culturale salentino resta sempre la facciata della Basilica di Santa Croce avvolta dalla penombra. Un "gioiello" consegnato in chiaro scuro agli occhi di turisti, visitatori e cittadini salentini. Quasi a voler celare la vergogna di quello che a molti appare come un "fallimento civile". Sono davvero pochi, infatti, coloro che ad oggi riescono a comprendere perché quella lampadina o quel faretto rotto che sino a poco tempo fa illuminavano la magnificenza barocca non possano essere sostituiti nel termine di mezza giornata. E qualsiasi giustificazione utile a spiegare perché ciò stia avvenendo proprio ora, al culmine della stagione turistica, e proprio nella città che sino a qualche mese fa ambiva a fregiarsi del titolo di Capitale europea della Cultura 2019 non sembra bastare. L'indignazione cresce, le figuracce si accumulano mentre all'orizzonte non si intravede alcun bagliore di soluzione. La motivazione alla base del blackout estivo che ha relegato nella penombra alcuni tra i più inestimabili "tesori" salentini è sempre la stessa: il contenzioso in piedi tra l'ente provinciale e la società "Enel Sole" a causa dei mancati interventi di riparazione. E il dirigente provinciale del Servizio Edilizia e Patrimonio Rocco Merico nelle scorse ore lo ha spiegato chiaramente. Il progetto di illuminazione artistica di 19 palazzi ed edifici storici e artistici in tutto il Salento, infatti, fu realizzato agli inizi del 2000 dalla Regione Puglia attraverso fondi comunitari. I lavori furono affidati alla "Enel Sole", società partecipata di Enel che realizzò tutti gli impianti di illuminazione. Compresi Palazzo dei Celestini, Palazzo Adorno, Santa Croce e il Castello di Acaya. Agli enti locali proprietari o gestori degli immobili, invece, fu demandato il compito di siglare una convenzione con questa società per la manutenzione integrale e pluriennale di questi impianti. Se si fosse fulminata una lampadina nel chiostro dei Celestini, dunque, Enel Sole l'avrebbe sostituita e alla Provincia sarebbe toccato pagare l'intervento di riparazione. Ma da qualche anno a questa parte qualcosa sembra essere andato storto. L'illuminazione degli edifici provinciali, infatti, avrebbe cominciato a fare cilecca. A fronte di una richiesta di somme ulteriori rispetto alla convenzione iniziale da parte di Enel Sole per la sostituzione degli impianti che la stessa società avrebbe giudicato vetusti, la Provincia ha risposto chiedendo gli interventi di riparazione e diffidando più volte la partecipata a riparare i guasti. E alla fine la diatriba si è trasformata in una guerra di carte bollate. «La Provincia ha avviato un contenzioso con la società, richiedendo al giudice la nomina di un perito che accerti che la manutenzione non viene più eseguita da due anni a questa parte», ha specificato l'ingegnere Merico. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, però, a Palazzo dei Celestini restano in funzione solo 15 lampadine su 100 e la penombra avvolge i "tesori" salentini. «La Provincia ha sempre adempiuto ai vincoli e ai suoi obblighi contrattuali interviene sulla questione Simona Manca, consigliere provinciale delegato alla Cultura . Ma ora la questione è sfociata in una questione legale da cui non si può prescindere. A questo punto bisognerebbe chiedere conto alla Regione Puglia di ciò che sta accadendo. Avviare un progetto con fondi comunitari e poi lavarsene le mani in fase di esecuzione e realizzazione è un modus operandi che produce solo effetti negativi. E questo è bene che anche l'opposizione provinciale lo comprenda».
LECCE-Lite Enel -Provincia, S.Croce resta al buio: a rischio 19 monumenti
Riassunto in 200 parole:
La città di Acaya è stata colpita da un blackout estivo, con la spensierazione di diversi impianti di illuminazione, tra cui il Castello di Acaya, Palazzo dei Celestini e Palazzo Adorno. La motivazione alla base del blackout è il contenzioso tra l'ente provinciale e la società "Enel Sole" a causa dei mancati interventi di riparazione. Il progetto di illuminazione artistica di 19 palazzi edifici storici e artistici in tutto il Salento fu realizzato dalla Regione Puglia attraverso fondi comunitari. I lavori furono affidati alla "Enel Sole", che realizzò tutti gli impianti di illuminazione.
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