Si bloccano i piani di fabbricazione, e i vandali tornano all'assalto delle ultime oasi verdi della Campania. Una delle tante vicende paradossali di casa nostra, colpa stavolta della «vacatio» imposta, due mesi fa, dall'approvazione della legge urbanistica regionale. Un provvedimento considerato storico per il governo del territorio campano, devastato dagli abusi edilizi e dalla confusione legislativa, in particolare dopo la svolta dell'emergenza imposta dal terremoto del novembre '80. E per costringere tutti i Comuni a dotarsi finalmente di piani regolatori generali, la nuova legge ha sospeso di fatto le norme provvisorie di fabbricazione, bloccando qualsiasi progetto nelle aree già urbanizzate, ma lasciando la possibilità di costruire nelle zone periferiche «residenze e impianti produttivi». In assenza di precise norme urbanistiche, nelle campagne l'attività edilizia non si fermerà, finchè i Comuni non si decideranno a dotarsi dei piani regolatori (che avrebbero dovuto approvare sin dal lontano 1982). Un rischio altissimo per la difesa delle ultime oasi verdi, appunto, e per gli equilibri del tessuto edilizio rurale. «Nel mirino degli speculatori saranno soprattutto i territori dei Comuni cosiddetti marginali», spiega Nicola Sorbo, presidente dell'associazione «Città Paesaggio», in prima fila nella crociata per la difesa dei valori ambientali del territorio regionale. «In pratica, chiunque sia produttore di beni o servizi potrà ottenere permessi di costruzione senza particolari limiti: dal commercio alle imprese artigianali, dalle attività alberghiere alle società di servizi». A più alto rischio saranno le piccole comunità collinari o montane, dove già pesano l'eccessivo frazionamento della proprietà fondiaria e la forte emorragia di addetti nel settore produttivo agricolo. Complessivamente, un centinaio di piccoli Comuni dotati soltanto dei piani di fabbricazione, altri quaranta privi di qualunque strumento urbanistico, sia pure provvisorio. Meno del dieci per cento dell'intera superficie regionale, però con punte di straordinario pregio paesaggistico, storico, ambientale. Qualche esempio soltanto: basti pensare alle preoccupazioni per il futuro di Amalfi, Fisciano, Meta di Sorrento, Forio d'Ischia, Ottaviano, Cicciano, di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, di Ariano Irpino, Bonito, Calitri, Cervinara, dei tanti altri comprensori periferici lasciati in balìa di possibili speculazioni industriali. Una brutta rogna (la prima, anzi) per l'assessore regionale all'Urbanistica, Gabriella Cundari, appena insediata al posto del collega Marco Di Lello. «Il rischio di una recrudescenza della speculazione edilizia è reale, ma ovviamente faremo di tutto per tamponarlo», ammette l'assessore. «Come possiamo difenderci? Prima di tutto stringendo i tempi dell'approvazione dei piani regolatori, anche nei Comuni che, assurdamente devo dire, ancora sono inadempienti». La strigliata degli amministratori provinciali è valsa negli ultimi due mesi a recuperare almeno in parte il troppo tempo perduto dai Comuni: sono più di quaranta i progetti urbanistici presentati in extremis, ora al vaglio delle commissioni regionali. A mali estremi, estremi rimedi, però. «Pur di venire incontro alle necessità dei sindaci meno attrezzati, pensiamo di aprire speciali sportelli regionali, per dare una mano a chi vuole mettersi in regola, magari non avendo i mezzi finanziari o l'opportuna conoscenza delle procedure da seguire», conclude l'assessore Cundari. Nel frattempo? «Ai Comuni chiederemo di intensificare controlli e servizi di sorveglianza, naturalmente, per scoraggiare le iniziative dei furbi, nelle zone provvisoriamente prive di regole certe». In prospettiva riprende quota anche l'idea di realizzare una banca-dati informatica e una cartografia dei «livelli» urbanistici in continua evoluzione negli ambiti territoriali delle cinque province.