«Gianni Berengo Gardin non ha avuto il coraggio di portare la sua mostra sulle Grandi Navi a Venezia quando io gliel'avevo offerto. Non ha mai nemmeno risposto direttamente alla mia lettera. Doveva cogliere l'occasione quando gli è stata offerta». È insolitamente duro il commento del presidente dell'Autorità Portuale Paolo Costa rispetto al blocco - almeno temporaneo, ma il rischio è che ora diventi definitivo - deciso dal sindaco Luigi Brugnaro alla sua esposizione già programmata a Palazzo Ducale il 18 settembre, organizzata dalla Fondazione Musei Civici. «Non commento la decisione del sindaco», dichiara ancora Costa, «perché ora faccio un altro mestiere. Ma la mostra con quelle fotografie aveva un senso un anno fa, subito dopo la mostra del Fai a Milano, ora mi sembra molto meno significativa». Costa aveva già proposto a Berengo Gardin lo scorso anno, l'organizzazione della sua mostra alla Marittima, dopo le polemiche seguite alla sua denuncia di non aver potuto esporre le sue immagini a Venezia. «Quello che Le propongo», aveva scritto allora Costa al fotografo, ricevendone un cortese rifiuto, «è che, proprio partendo dalle sue opere, negli spazi della mostra si organizzino convegni e incontri sul tema di Venezia e della sua portualità. Una serie di incontri e seminari che affrontino ogni aspetto della saga sulle grandi navi in una sorta di confronto tra "verità" - più o meno scientifica - e "verità" fotografica». Ma questa commistione non era piaciuta al fotografo - come non gli piacerebbe a Palazzo Ducale, come ha già dichiarato anche al nostro giornale -. Rispetto all'idea iniziale di Brugnaro di proporla con le tavole progettuali del nuovo progetto alternativo al passaggio delle grandi navi da San Marco, dello scavo del Canale Vittorio Emanuele - che aveva rinunciato. «Si sarebbe trattato di un paio di convegni sulla crocieristica», spiega ancora Costa, «e forse dell'esposizione di qualche altra immagine fotografica accanto a quelle di Berengo Gardin, na nulla che mettesse in discussione la sua autonomia. Ha deciso diversamente, poteva dire di sì e la sua mostra a Venezia si sarebbe già vista. Forse ha preferito, allora, sfruttare l'eco della mostra organizzata dal Fai a Milano e ora magari se ne pente».(e.t.)