FIRENZE L'assalto è iniziato. Una settantina di privati, per lo più imprenditori del marmo, impugnano il piano del paesaggio della Toscana. Lo avevano annunciato: non ci stanno a ridurre l'attività estrattiva. A ridimensionare le cave. Davanti al Tar si presentano compatti. La Regione, però, resiste. E si costituisce in giudizio per difendere la delibera del consiglio regionale approvata il 27 marzo, in scadenza di legislatura. La Regione, insomma, è pronta alla battaglia (legale) per difendere il piano paesaggistico mai andato giù agli imprenditori del marmo del comprensorio Apuo-versiliese. Troppi i vincoli, non solo per la salvaguardia dei crinali. Fra gli obblighi introdotti, infatti, c'è quello di interrompere ogni attività di estrazione nelle cave sopra i 1200 metri (con l'unica eccezione per Levigliani e Minucciano, in Versilia e Garfagnana). Poi c'è l'obbligo di lavorare in loco almeno il 50 del materiale estratto, la verifica della compatibilità paesaggistica per il rilascio delle autorizzazioni per le nuove attività estrattive, per la riattivazione di cave dismesse (solo nei casi previsti dagli strumenti urbanistici comunali), e per ampliamenti (fino al 30 del volume) delle cave o per le varianti di quelle esistenti. Mettendo in fila tutti questi elementi - dice Alessandro Caro, titolare della cava Fior di chiara a Carrara - è evidente che «il piano del paesaggio contiene elementi di chiara ostilità nei confronti dell'attività estrattiva, che invece è un marchio di riconoscibilità e qualità della Toscana nel mondo. L'attività di cava non distrugge il paesaggio, fa parte del paesaggio». Caro parla a nome di decine di imprenditori. Di Carrara, certo ma «molti ricorsi - assicura - sono stati presentati anche in tandem con gli industriali della Versilia. Del resto il piano del paesaggio arriva a danneggiarci dopo la legge regionale che rende pubblica la proprietà delle cave private. Non si capisce perché ci fosse bisogno di una normativa così restrittiva, dal momento che già esisteva una legge che tutelava le vette sopra i 1200 metri: lo skyline delle Apuane era già protetto». Non la pensa così la Regione. Di sicuro non la pensava in questo modo l'ex assessore all'urbanistica Anna Marson che proprio sul piano del paesaggio ha condotto una battaglia personale anche contro parte del Pd. Alla fine il piano è stato approvato, anche grazie alla "blindatura" del ministero dei Beni culturali e ambientali che ora vuole usare il modello Toscana come grimaldello per tutelare il paesaggio nelle altre regioni d'Italia. Sempre che il Tar non bocci o non modifichi la normativa. Proprio come vorrebbero gli imprenditori del marmo che insistono: «L'attività estrattiva, in essere da decenni, anzi da secoli - osserva Caro - non dovrebbe essere toccata. Questo piano non serve a regolamentare, ma a sancire la chiusura delle cave se venisse applicato alla lettera. Tanto più che già le imprese si stanno auto-regolamentando: produciamo di meno, ma di migliore qualità». Per tutto il mondo: Usa, Cina, Giappone, Paesi Arabi, India. Dove molto richiesto è il marmo extra lusso lo "statuario" e il "calacata", due qualità di bianco con venature sul grigio e sul dorato estratte in solo 7-8 cave. Le altre producono il classico "bianco" di Carrara «che ora ci troviamo a difendere». Anche la Regione pensa lo stesso. Ma dall'altra parte della barricata.
TOSCANA - Piano paesaggistico. L'assalto è iniziato. Una settantina di privati impugnano il piano del paesaggio
A Carrara, una settantina di imprenditori del marmo hanno presentato ricorso al Tar contro il piano del paesaggio della Toscana. Il piano, approvato dalla Regione, prevede la riduzione dell'attività estrattiva, l'interruzione delle cave sopra i 1200 metri e l'obbligo di lavorare in loco almeno il 50% del materiale estratto. Gli imprenditori sostengono che il piano è ostile all'attività estrattiva e che non dovrebbe essere applicato alla lettera. La Regione, invece, sostiene che il piano è necessario per tutelare il paesaggio e la qualità del marmo. Il caso è iniziato e la Regione si costituisce in giudizio per difendere il piano.
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