Nella parte terminale del Canal Grande le bombe dell'ultima guerra hanno portato alla demolizione degli edifici lungo il fronte del canale, lasciando ai posteri la necessità di progettare e ricostruire "la volta del Canal". Questo impegno di grande rilevanza non solo non è mai stato onorato ma alla fine disatteso e stravolto. Ha cominciato la giunta Tognazzi (quella che aveva inserito nel piano regolatore una superstrada trans lagunare dal litorale a Venezia-Castello, strada poi stralciata) cedendo nel 1957 al proprietario dell'Hotel Santa Chiara un terreno pubblico a fianco dell'albergo con diritto a costruire. Nel 1990, però, la giunta rossoverde ha elaborato le norme del Prg per il Piano particolareggiato prescrivendo che il termine ultimo dei mezzi rotabili fosse a piazzale Roma, separato dalla città d'acqua storica da un lato dal Canal Grande e dall'altro dal "prolungamento del Rio di Sant'Andrea a suo tempo interrato". Gli automezzi dalla terraferma vengono vietati e ridotti, attivando i trasporti pubblici in particolare su rotaia e dai nuovi terminal di interscambio terra-acqua di Fusina e Tessera (ri-progettati e approvati all'unanimità), per "trasformare la parte residua del piazzale in giardino pubblico". Le norme escludono "gli accessi carrabili agli edifici e agli spazi aperti"; un'ordinanza del sindaco Casellati vieta da subito l'accesso ai mezzi turistici (arretrati provvisoriamente al Tronchetto e in terraferma). Contemporaneamente il bando del concorso internazionale per la progettazione di piazzale Roma prevede in particolare "la sistemazione architettonica dell'area prospiciente il Canal Grande sulla fondamenta di Santa Chiara con un edificio che deve ospitare uffici Actv, terminale per l'aeroporto, vigili urbani, carabinieri, pronto soccorso, bar, servizi igienici, uffici". Ma negli ultimi vent'anni questa linea è stata prima evasa, poi rovesciata. Una prima sentenza del Tar riconosce il diritto del privato a costruire. La giunta comunale non ricorre e non tenta una trattativa o un indennizzo. Viene presentato un progetto di raddoppio dell'albergo Santa Chiara ma gli viene opposto dagli uffici comunali e dalla Commissione di salvaguardia l'obbligo preventivo di un Piano particolareggiato che progetti unitariamente le funzioni e le volumetrie di tutto l'ambito di piazzale Roma. Già l'assessore all'Urbanistica D'Agostino aveva aggirato la norma per realizzare il progetto del ponte di Calatrava che contraddice la possibilità di "chiudere la volta del Canal": non interessa rapportarsi paesaggisticamente al Canal Grande e ricomporre la quinta edilizia di separazione tra l'acqua e i mezzi rotabili del piazzale, ma collegare direttamente in asse (dal primo piano) il Garage comunale con l'altrasponda del Canale, tagliato in traversale, per raggiungere in pochi minuti l'ambito dove si deve insediare il Casinò. E così una nuova sentenza del Tar delibera che non è necessario fare il Piano particolareggiato, il Comune non obietta e non ricorre. Tre dinieghi tecnici degli uffici comunali e le obiezioni della Commissione di salvaguardia portano a rispettare le norme e ad abbassare di un piano l'altezza dell'edificio solamente nel fronte verso il Canal Grande, dalla parte dell'acqua. Il proprietario dell'albergo chiede di poter fare anche due piani sotterranei per 14 parcheggi privati (in contrasto con tutte le norme che vietano gli scavi e i parcheggi). In consiglio comunale un emendamento del centro destra specifico ed esplicito, che modifica le norme urbanistiche, viene approvato con il voto determinante del sindaco Cacciari e di alcuni consiglieri del Pd (il che provoca la rottura del centrosinistra e con la municipalità). Il permesso di costruire non viene dato dal nuovo assessore all'urbanistica Vecchiato ma dall'assessore alle Attività produttive Bortolussi attraverso lo Sportello unico (Suap) che consente deroghe alle norme. Per lungo tempo è continuato il rapporto tra i progettisti del raddoppio dell'edificio e la Soprintendenza sulla qualità architettonica che è in una posizione molto visibile: la porta della città. L'albergo esistente è derivato dalla trasformazione di un antico convento del '500. Nessuno ovviamente ha mai chiesto, né in città né in Commissione di salvaguardia di fare un "falso storico" o "finto antico". La posizione è particolarmente impegnativa, essendo a conclusione della via d'acqua, forse più famosa del mondo. Ma vi sono alcuni ottimi esempi precedenti che da anni, volendolo, hanno offerto modi eccellenti di coniugare il nuovo linguaggio architettonico con gli edifici di qualità veneziani: con leggerezza, articolando verticalmente i volumi, le strutture, le superfici e i materiali: vedi in particolare il progetto di Frank Lloyd Wright per la casa dello studente Iuav proprio "in volta de Canal" (a fianco di palazzo Balbi) e gli edifici di Carlo Scarpa. Ma l'esistenza di vincoli architettonici e paesaggistici ha dato di fatto un potere giuridico monopolistico alla soprintendente Renata Codello che autorizza il grossolano scatolone; il proprietario Dazzo dichiara: «Ringrazio la Soprintendenza per l'assistenza che ci ha dato nella revisione del progetto». La discussione su questo terreno è difficile perché ogni giudizio viene ritenuto soggettivo e perché la difesa del progetto si fa forte delle peggiori recenti esperienze realizzate proprio nel piazzale retrostante: la nuova cittadella della giustizia e il rigido e invasivo parallelepipedo scuro della nuova pensilina del tram. Ma se si vuole anche questa discussione sugli aspetti architettonici e paesaggistici si può fare con criteri oggettivi e argomentati, non soggettivi e beceri. Intanto, con un minimo di coerenza urbanistica, si può e si deve impedire l'abbattimento della Torre di Sant'Andrea (autorizzato pretestuosamente dalla Soprintendenza) e il conseguente grande raddoppio del Garage San Marco. assessore all'Urbanistica della giunta rossoverde nel 1990