La Suprema corte dà ragione al Riesame bis: non bastano i cambiamenti proposti Il Comune perde il secondo round sui sequestri dei cantieri. L'ipotesi prescrizione allungando a dismisura i tempi processuali per arrivare al 2019 e ottenere il dissequestro per poter continuare a costruire nell'area tutelata del parco MODENA. Caso Chioschi: i sigilli giudiziari resteranno intorno ai quattro cantieri chiusi al Parco delle Rimembranze. Il Comune ha perso anche il secondo round per "liberarli" dal sequestro preventivo attuato nel marzo 2013 su ordine del pm Claudia Natalini, titolare di questa inchiesta che da sempre è un braccio di ferro tra magistrati e Comune. La Cassazione ha infatti respinto il ricorso dell'avvocato Massimo Vellani per conto della Giunta Muzzarelli dopo il Riesame bis (presieduto dal giudice Cristina Bellentani). È il ricorso che riguarda il Piano B: un diverso tipo di base-zoccolo per i chioschi che il Comune ha presentato come una soluzione meno impattante del puro cemento e che impedirebbe l'abbattimento degli edifici fissi. Ma questa soluzione e l'allegata relazione di un celebre urbanista in veste di consulente del Comune on hanno soddisfatto i giudici modenesi che hanno detto di no per la seconda volta, seppure con motivazioni diverse, dopo il secondo no del gip Eleonora De Marco. E giorni fa la Suprema Corte ha sentenziato un altro no. Dopo due tentativi falliti, il Comune per ora dovrà rassegnarsi al sequestro preventivo, salvo il sopraggiungere di nuovi importanti e finora sconosciuti argomenti a favore di un dissequestro. I CHIOSCHI RESTANO COME SCHELETRI. La conseguenza di queste decisioni unanimi dei giudici è che i quattro chioschi in costruzione - I cedri, Elio, Ex Tosco e Bobotti - dovranno restare in forma di scheletri recintati per un tempo per ora non prevedibile. Due le strade che aspettano il Comune. La prima è il completamento dell'iter giudiziario. Il 24 settembre inizierà il processo davanti al giudice Barbara Malvasi che coinvolge sei imputati eccellenti, tutti comunque incriminati per reati "minori": gli ex assessori Stefano Prampolini e Daniele Sitta (Attività Economiche e Urbanistica) dovranno rispondere solo del capo di imputazione più lieve. A SETTEMBRE SCATTA IL PROCESSO. L'articolo 170 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, contestato a tutti gli indagati, è una norma che sanziona l'uso illecito di un bene tutelato (il Parco); le dirigenti della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici Paola Grifoni e Graziella Polidori per lo stesso capo di imputazione; e soprattutto i due dirigenti comunali del Settore urbanistica Giovanni Villanti e Marco Stancari (il primo oggi è in pensione; il secondo è il suo successore) per violazione dell'articolo 44 al comma 3 che prevede un abuso edilizio in area sottoposta a vincoli particolari (i magistrati hanno sempre sostenuto che il Parco delle Rimembranze sottosta a una tutela speciale, come tutti i parchi analoghi in ricordo dei morti della Prima guerra mondiale). L'alternativa è aspettare la prescrizione. Una soluzione più "furba". In questo caso si devono calcolare cinque anni dal sequestro preventivo. PRESCRIZIONE? Dopodiché la "liberazione" dei chioschi scatterebbe nel marzo 2019. I sigilli verrebbero tolti e in teoria i cantieri tornerebbero disponibili. Ci sarebbe poi una terza soluzione: abbattere i chioschi, come chiedono Procura e Tribunale...
MODENA - Chioschi, i sigilli restano: lo ha deciso la Cassazione
La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Comune di Modena contro il sequestro preventivo dei quattro cantieri chiusi al Parco delle Rimembranze. Il Comune aveva presentato un piano B per costruire nuovi chioschi con una base-zoccolo diversa, ma la Corte ha rifiutato questa soluzione. I chioschi dovranno restare in forma di scheletri recintati per un tempo non prevedibile. Il Comune ha due opzioni: completare l'iter giudiziario o aspettare la prescrizione, che potrebbe portare alla "liberazione" dei cantieri nel marzo 2019. In alternativa, i chioschi potrebbero essere abbattuti.
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