Artisti «che vanno e vengono, e non si può dar regola». Fra bische e bettole e osterie... L'Italia: paese della natura e delle antichità, naturalmente. Anche di una certa bellezza diffusa, che poi spinse tanti giovin signori al Grand Tour. Luci irreali su scene rinascimentali e mitologiche... Nonché l'archeologia. Anzi, una protoarcadia antichizzante, volendo usare un termine dell'amato Federico Zeri. Che aveva categoricamente dichiarato di non voler più mettere piede a Roma. Però poco prima di lui era morto in via Margutta un suo collega. E allora si era voluto immettere in quel polveroso disordine su una traccia di antichi codici... Si può ricordare che fece un po' tardi a colazione. E si potrebbe anche rammentare che un suo insigne contemporaneo, a una cena di gala per la Regina d'Inghilterra in Castel S. Angelo, vedendo un grosso ammiraglio cascare su un gradino, commentava «l'avrà morsicato il Cellini»... Già. Il Cellini. Nonché il Caravaggio, Parmigianino, Bramante, Rubens, A. Carracci, in un'amalgama di lunghissima durata, premessa per un linguaggio figurativo che lungo oltre un secolo finisce per sviluppare le sperimentazioni di Raffaello e Tiziano... Fino a Velàzquez... Battistrada? Bamboccianti entro bettole? Paesaggi con rovine romane immaginarie? Divinità pagane quali Ercole e Marte? Baccanali?... Ecco allora, ecco «la pervasiva presenza dell'Antico» nella cultura artistica, soprattutto nella scultura. E i celebri ritratti delle dame genovesi, in piedi e in «full regalia», al contrario delle dogaresse veneziane. Che qui non ci sono. Le scoperte dei colori del cielo, e le loro possibilità, in una società di statue e di prelati. Infine, l'Età dei Lumi. Rinnovate ammirazioni per le vestigia dell'antichità. E fiorente mercato per i facoltosi turisti. Dunque, una gran moda per la Tribuna degli Uffizi, con chiacchiere di intenditori. Qui avanza (potendo) la Marchesa Margherita Sparapani Boccapaduli, amica e compagna di Alessandro Verri a Roma. Forse erede dei Poussin di Cassiano dal Pozzo, ma con interessi soprattutto per gli esperimenti di scienze naturali. Malgrado le dediche del Cav. Gio Batta Piranesi «alla Amatrice delle belle Arti». I Poussin di Cassiano vennero comunque venduti a un patrizio scozzese (si trovano a Edimburgo), e per ingannare gli editti papali furono compiute delle contraffazioni entro le cornici originarie. Sono tuttora di proprietà della famiglia. Ma ci si può piuttosto sorprendere vedendo qui la «Danae» del Correggio, e non nella sua sede solita, alla Galleria Borghese. Quanti angeli. Tra l'85 e il '95, Longhi elenca Giambattista Pozzo a Santa Susanna, Gaspare Celio al Gesù, il D'Arpino a San Lorenzo in Damaso e a Santa Prassede, il Roncalli a Sant'Andrea della Valle, il Ciampelli a Santa Maria in Trastevere, e perfino Guido Reni a San Gregorio al Celio. «Tutti dipingono angeli nelle più varie gerarchie». «Il caso più celebre ai tempi in cui qui si parla è quello della Cappella degli Angeli al Gesù; dove tra l'85 e il '90 Scipione Pulzone dipinse alcuni d'essi angeli in piede assai belli. Ma perché erano ritratti dal naturale, rappresentanti diverse persone da tutti conosciute, furono tolti via. Ed erano sì belli che parevano spirare vita e moto». Quante seduzioni poi, Rodin, Matisse, Picasso, Moore, Dalì... Ma guardando questo «Arlecchino». di André Derain, tornano in mente i diversi Arlecchini presso le stanze degli ospiti, a Montefugoni, dai Sitwell. Poi, «un nuovo Grand Tour»? Con Kiefer, Kentridge, Warhol, Christo, Marina Abramovic...