Palazzi anticipa il nome del nuovo presidente del Centro Te: Stefano Baia Curioni. Programmazione, coordinamento e promozione: tre parole che dovrebbero caratterizzare i suoi 5 anni di mandato MANTOVA. Programmazione, coordinamento e promozione. Tre parole che, nelle intenzioni del sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, dovrebbero caratterizzare i suoi 5 anni di mandato sul fronte della cultura e, di conseguenza, del turismo. Concetti che il sindaco ha intenzione di declinare in modo concreto, con azioni precise, che descrive nell'intervista alla Gazzetta. L'allora ministro Tremonti sosteneva che con la cultura non si mangia. Condivide? Attraverso la cultura e il patrimonio artistico, Mantova può tornare ad essere attrattiva e internazionalizzare la sua immagine, costruendo un'economia sostenibile. I dati sui moltiplicatori degli investimenti sulla cultura sono espliciti. Lo dimostra benissimo il Festivaletteratura, con il suo massiccio indotto economico. Cosa si può fare di nuovo rispetto al passato? Abbiamo uno straordinario patrimonio, serve un management in grado di ragionare sulla sua piena fruibilità. La sfida è fare convivere conservazione e valorizzazione. La sfida è anche trattenere le persone per più di un giorno. Ha una ricetta? Dobbiamo gestire il patrimonio cittadino con un'unica visione strategica, dal Te al Ducale, alla Casa del Mantegna, al recupero del Podestà, alla Torre della Gabbia, con il suo possibile recupero e fruibilità. Tutto ciò ha a che fare con conservazione e valorizzazione, il che vuol dire promozione e incentivo a visitare Mantova. Soprattutto sui mercati internazionali. È la grande sfida, non averla affrontata è il nostro maggior sintomo di arretratezza. Fondamentale è l'aspetto manageriale della gestione. Presto Palazzo Ducale avrà un nuovo direttore: ha già qualche proposta da fare? Spero che la nuova direzione possa inserire elementi di innovazione, ragionando sulla piena apertura alla città, l'utilizzo intelligente della Reggia e delle sue piazze, non solo per poche occasioni all'anno, sugli orari di apertura... Lavorerete insieme? Innanzitutto, bisogna fare squadra, ragionare su un'unica strategia che coinvolga la politica espositiva di tutti i musei della città. Soprattutto, bisogna programmare. L'incapacità di programmazione della nostra città è un limite enorme: non riesci a rendere certa l'offerta. Il fatto che un esponente del Comune farà parte del comitato del Ducale aiuterà in questo senso. Programmazione vuol dire anche coordinare gli eventi? I festival cittadini sono tanti... Vogliamo anzitutto dare certezze agli operatori culturali che programmano manifestazioni di qualità, su quello che può essere l'impegno e il cofinanziamento del Comune, sapendo che le iniziative dovranno sostenersi con un mix tra contributo del Comune, sostegno di sponsor e partecipazione dei cittadini sotto forma di biglietti. Il Comune deve pianificare e smettere di tenere appeso fino all'ultimo chi organizza eventi. Ma significa anche fare una scelta, capire quali sono le iniziative che possano creare attrattività oltre i confini della provincia. E il coordinamento? Ho già chiesto ad alcuni organizzatori che si occupano di stagioni di musica classica o lirica, nel rispetto delle rispettive storie e autonomie, di arrivare ad avere un solo cartellone, una sola proposta sulla musica classica nella nostra città. Ciascuno curerà il suo pubblico, ma bisogna fare sistema, creare un cartellone che vada da gennaio a dicembre. Lo stesso discorso può valere per altri settori. Ci sarà anche un programma estivo? La mia intenzione, in vista della prossima estate, è di ragionare affinché l'offerta culturale possa vedere luoghi, piazze, cortili che assumano un'identità. Penso a luoghi che si caratterizzino per l'offerta di musica jazz, altri legati al teatro, altri con musica più pop, altri con la classica... Sarebbe importante riscoprire la bellezza dei luoghi della nostra città, Festivaletteratura ha insegnato che si può fare. Vogliamo che il calendario sia pronto per la prossima primavera. Abbiamo la fortuna di avere molti spazi idonei. In più, la nostra città si gira a piedi. Questi sono valori, ricchezze che dobbiamo promuovere. Quanto agli spazi, poi... Poi? Ci sono partite importanti che dopo trent'anni voglio cercare di smuovere. Penso alla questione del Teatro Sociale. Voglio incontrare presto il presidente Benedini e i palchettisti. Ci sono altre città che, partendo da una situazione analoga, sono riuscite a costruire Fondazioni dove Comune e palchettisti hanno trovato una forma gestionale che faccia anche i conti con le regole del mercato, non avendo diritti di prelazione fino a una settimana prima dello spettacolo... Bisogna creare le condizioni per rivedere stagioni liriche e teatrali, una programmazione forte, in grado di incidere. Non è un caso che abbia chiesto di far parte del Comitato scientifico del Centro Te, nell'ottica di farne non solo un comitato scientifico accademico, ma un organismo che parli di strategie della città, ad Umberto Angelini, presidente della Fondazione Teatro Nuovo di Brescia, che ha curato un'operazione analoga su Brescia. Altre questioni sospese? C'è Palazzo della Ragione: non può più essere un luogo nel quale, senza ragionamenti complessivi, si vanno a collocare avvenimenti espositivi. Credo che la città abbia bisogno di uno spazio, anche polivalente, per ospitare eventi concertistici, compatibili col luogo. Alla Ragione gli interventi prioritari sono sul raffrescamento e sull'acustica, ma il ragionamento va legato anche al recupero del Podestà: c'è la necessità di trovare spazi per l'arte contemporanea e non dimentico le numerose collezioni civiche non esposte, non fruibili per i cittadini. La Casa del Mantegna? Mi sto confrontando con la Provincia per capire quale sarà la sua sorte gestionale. In città abbiamo molti spazi espositivi, a partire da Palazzo Te, con il Ducale stesso che può recuperare un ruolo forte. Va individuata una strategia complessiva. Il Centro internazionale di Palazzo Te sarà rilanciato? A settembre individueremo il nuovo comitato scientifico, che avrà al suo interno figure come Giovanni Agosti, storici dell'arte, ma anche figure manageriali, come lo stesso presidente, Stefano Baia Curioni, che nelle mie intenzioni dovrebbe assumere la presidenza del Centro stesso; ci saranno Umberto Angelini, Stefano Boeri... Dobbiamo dare alla città una strategia, che parta dalla valorizzazione del patrimonio per costruire un grande evento espositivo all'anno, che internazionalizzi la nostra città, richiamando turisti, soprattutto gli stranieri, che sono solo un terzo delle presenze complessive. Puntando sui nuovi mercati, dalla Cina alla Russia. Non escludo a forme espositive diverse rispetto a quelle usuali. Da anni, ad esempio, Mantova non lavora sulla fotografia, un ambito nel quale ci sono molti interessi. Da tempo i privati si sono allontanati dal Centro... La prima sfida sarà quella di riportare i privati all'interno del Centro, offrendo loro un progetto di sviluppo con una strategia a due gambe: quella espositiva e culturale e quella della promozione turistica della città. Ne ho già parlato con il presidente camerale e alcune categorie di operatori turistici: bisogna costruire un soggetto unico che si occupi di strategie, pianificazione e investimenti per l'incoming e la promozione. Non possiamo più permetterci che le poche risorse siano frammentate in 6-7 direttrici. O che si spenda tanto per la pubblicità al Catullo: chi sbarca dall'aereo sa già dove andare. Solo investendo bene possiamo ricollocarci sulla mappa del turismo. I privati risponderanno? Il 12 ottobre Mantova sarà una delle 4 città selezionate dal ministero dei Beni culturali, assieme alla società che gestisce l'Art Bonus, per incontrare professionisti, mecenati, imprenditori e condividere uno-due interventi di restauro del patrimonio cittadino, approfittando del credito d'imposta che per il 2015 è del 65. Sapete già cosa proporre? Per la Torre della Gabbia stiamo valutando i costi di recupero e le possibilità di successiva fruizione. Dal punto di vista turistico, potrebbe essere un'attrazione, un belvedere sulla città formidabile. Il Bibiena ha bisogno di restauri, c'è Palazzo della Ragione, va completato il lavoro sulle facciate di palazzo Te, c'è il Famedio... Altri elementi su cui lavorare e investire? Il turismo sostenibile e il cicloturismo sono importanti. Ma un enorme lavoro, anche qui con un'unica strategia, va fatto sulla valorizzazione dell'eccellenza enogastronomica. È un altro straordinario veicolo, culturale e di attrattività economica della città. Servono progetti e iniziative di alta formazione, dai cuochi al personale di sala, puntando alla qualità. Non si può vivere di rendita sulle eccellenze.
Gazzetta di Mantova
11 Agosto 2015
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Cultura e turismo: il sindaco di Mantova chiede di concentrare le risorse
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Luca Ghirardini
Gazzetta di Mantova
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