Il caso dell'ex direttore della biblioteca, condannato a 7 anni e ora ai domiciliari che comunica sui social Il sacco dei Girolamini, De Caro agli arresti, ma su Fb: "Sono pentito, ho indicato dove trovare i libri spariti" IL post del primo agosto ha ottenuto 13 "mi piace". «Un ringraziamento a tutti i librai e bibliofili che hanno accettato la mia amicizia», scrive su Facebook Massimo Marino De Caro, l'ex direttore della Biblioteca dei Girolamini, condannato con sentenza definitiva a sette anni di reclusione nel processo sulla sottrazione di volumi antichi dalla struttura. Da ventiquattro mesi sta scontando la pena in regime di detenzione domiciliare a Verona come richiesto dal suo avvocato, Ester Siracusa, per motivi di salute. Da casa, fa sentire la sua voce attraverso i social. «Lavoriamo insieme affinché il mondo del libro antico sia scevro dai professionisti della bugia. Io ho sbagliato, ho capito e sto pagando», si legge sul suo profilo. Alle perplessità che questo attivismo, inevitabilmente, suscita, De Caro replica: «Seguo le prescrizioni che il magistrato di sorveglianza ha imposto a me come a tutti gli altri detenuti ai domiciliari del Veneto ». Quindi, al telefono con "Repubblica", risponde a qualche domanda. Ma davvero può scrivere su Facebook e parlare al cellulare, De Caro? «Certo. Ho delle prescrizioni che mi vietano di comunicare solo con pregiudicati. Lei lo è?». No. «Allora possiamo parlare. Cosa vuole sapere?». Innanzitutto perché su Facebook rivolge continuamente inviti a «liberare il mondo del libro antico dal male». Non starà mandando messaggi? «Nessun messaggio. Sono profondamente pentito e questo rappresenta un modo per restituire alla società quello che le ho tolto. Per la maggior parte, i librai sono persone serie ed oneste. Devono prendere coscienza della realtà e mettere da parte quelle poche mele marce che ancora sono in giro ». Si potrebbe obiettare che questo discorso, fatto proprio da lei, ricorda la storia della volpe a guardia del pollaio. «I migliori collaboratori dell'Fbi, in America, sono ex detenuti. Io sto pagando e mi sono messo a disposizione dell'autorità giudiziaria, non solo quella napoletana. Forse alcuni librai vorrebbero che me ne stessi in carcere perché hanno paura di quello che ho detto e su cui si stanno trovando i riscontri». La rete offre mille opportunità. In teoria, potrebbe essere utilizzata per riciclare libri rubati e non ancora ritrovati. «Ho indicato all'autorità giudiziaria dove possono essere recuperati tutti i libri di cui ero a conoscenza. Compresi quelli di alcuni librai italiani. Penso e spero che la magistratura si stia muovendo in questa direzione. Di più non posso fare». In passato lei poteva contare su amici molto influenti. Come l'ex senatore di Forza Italia, ed appassionato bibliofilo, Marcello Dell'Utri, che è stato anche sentito come teste al processo. O come l'ex ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan. Entrambi, oggi, travolti da guai giudiziari. «Non voglio dare giudizi sulle vicende di altre persone. Non posso dire se siano colpevoli o innocenti. Non sempre la verità giudiziaria rispecchia la realtà. Ci sono le sentenze che vanno rispettate, ma esistono anche gli errori. Non mi esprimo. Per quanto mi riguarda, invece, ho commesso un reato, l'ho ammesso. Ma ho anche raccontato molte cose che sono state nascoste». Nascoste da chi? «Dal tipo di procedimento: sono stato processato con rito abbreviato, dunque a porte chiuse e allo stato degli atti. Nel secondo giudizio però stanno venendo fuori molte verità. Ad esempio che il furto di 1500 libri importantissimi non era stato denunciato. Mi dispiace solo che la stampa non stia partecipando alle udienze ». Su Facebook lei offende pesantemente i giornalisti che hanno pubblicato l'intercettazione di un colloquio tra lei e il consigliere di Stato Sergio De Felice (estraneo alle vicende giudiziarie), oggi capo di gabinetto del presidente della Regione Campania. «Ammetto di essermi fatto prendere la mano. Mi dispiace. Conosco il consigliere De Felice come una persona onesta e preparatissima, mi sembrava ingiusto tirare fuori un'intercettazione dopo tre anni». Non pensa che, autorizzazioni a parte, dopo una condanna a sette anni sarebbe più opportuno restarsene un po' in silenzio? «Le rispondo citando l'articolo 27 della Costituzione. La pena deve riabilitare e rieducare. Anche ai detenuti è riconosciuto il diritto di parola. Io voglio solo indicare un percorso di rettitudine. Con il silenzio non posso farlo».
la Repubblica
9 Agosto 2015
Il sacco dei Girolamini, De Caro agli arresti, ma su Fb: "Sono pentito, ho indicato dove trovare i libri spariti"
DA
Dario Del Porto
la Repubblica
L'ex direttore della Biblioteca dei Girolamini, Massimo Marino De Caro, condannato a 7 anni di reclusione per sottrazione di volumi antichi, comunica sui social che è pentito e sta pagando la pena in regime di detenzione domiciliare. De Caro afferma di aver indicato all'autorità giudiziaria dove possono essere recuperati i libri di cui era a conoscenza, compresi quelli di alcuni librai italiani. Ha anche espresso il desiderio di restituire il mondo del libro antico alla società.
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