MA davvero vogliamo dare la colpa ai turisti? Roma è sporca perché torme di agenti di borsa del Minnesota, o pullman di pensionati cinesi e dipendenti delle poste austriaci scaricano la loro spazzatura sotto il Colosseo, per dispetto o «perché a casa loro non lo possono fare che gli mozzano le mani». Davvero? Non sarà che invece vagano ore con le loro bottigliette di plastica vuote in mano, senza trovare un posto dove buttarle? Non sarà che a Roma non ci sono bagni pubblici e quelli che ci sono vengono abilmente nascosti, che il panino te lo devi mangiare in piedi, perché se ti siedi spendi come al ristorante? I turisti a Roma sono disorientati. Quelli che arrivano e ripartono non fanno in tempo neanche a capire la cabala degli orari dei musei. Ci vogliono settimane per iniziare a decifrare questa città, e pochissimi hanno settimane a disposizione, molti solo un giorno, qualcuno addirittura ore. Per carità, nessuno è innocente, e tantomeno il turista. Ma non si può immaginare di sbattere la gente come polpi su una scogliera, e sperare che si affezionino. Se vogliamo migliorare anche le visite alla città, tocca imparare a prenderci cura di chi arriva. Roma è diventata complicatissima da decifrare, un rebus per chiunque non sia abituato, come noi, a convivere con l'irrazionalità.