Il rettore della Federico II: "Non siamo competitivi qui c'è un'alta formazione ma poche opportunità di lavoro" Il problema del Mezzogiorno? «Eliminare le diseconomie, non riusciamo a competere per forti limiti su qualità dei servizi, trasporti, diritto allo studio e servizi per l'inserimento professionale. Da questo punto di vista, e lo dico ovviamente da osservatore esterno, il dibattito alla direzione del Pd mi è sembrato di qualità, con buoni interventi». Gaetano Manfredi, rettore dell'università Federico II, ha seguito in diretta streaming la riunione convocata dal segretario del Pd Matteo Renzi sulla questione meridionale. Rettore, anche alla riunione di largo del Nazareno si è parlato di divario tra le università del sud e del nord. «Le nostre università soffrono anche per la scarsa propensione delle famiglie a iscrivere i giovani, da noi siamo a meno della metà dei diplomati, rispetto al 60 per cento di chi lascia le scuole superiori nel centro-nord. Si è persa la speranza, non si investe nell'istruzione e non si crede più che la laurea assicuri opportunità di lavoro, il che è assolutamente falso». Anche Renzi ha parlato del capitale umano come prima questione meridionale. Che fare? «Qui ne formiamo di alta qualità, ma dovrebbe trovare poi le opportunità al sud. Questo è lo sforzo che deve fare la politica». Il presidente De Luca ha chiesto di riproporre "un destino industriale per il meridione"... «Serve maggiore competitività nella produzione, nel credito, nella pubblica amministrazione, ed è vero che i lavoratori più preparati spesso non trovano lavoro qui. Non è un problema di risorse, ma della competitività che deve essere al centro anche delle scelte politiche». Molti hanno denunciato la scomparsa del Mezzogiorno dall'agenda politica, ieri il Pd ne ha discusso. Come si affronta la questione meridionale? «Non è un problema di classe politica, serve un'alleanza che vada oltre le appartenenze. È la società del Mezzogiorno che deve fare uno sforzo, ma serve l'aiuto da Roma, da soli non ce la facciamo. Il Mezzogiorno è questione italiana. Lo stesso vale per l'università, non serve la logica localistica: occorre guardare al futuro che è fatto di competizione globale, dentro la quale non solo non c'è spazio per il sud, ma la stessa Italia e anche l'Europa appaiono aree limitate. Al sud non serve assistenza, ma competizione, dobbiamo essere messi in grado di poterlo fare». Il ministro Dario Franceschini ha denunciato: «Solo l'11 per cento dei turisti va sotto Roma». È il turismo il futuro del Mezzogiorno? «Non ci si può illudere che si viva di solo turismo e beni culturali. Sono un pezzo del sud, ma serve l'industria, non possiamo essere solo il paese delle vacanze. Detto questo, aggiungo anche che l'investimento in cultura serve non solo per il turismo, ma per creare capitale sociale di qualità». Eppure, la spesa dei fondi europei non ha cambiato il destino del Mezzogiorno. E la prossima programmazione può significare la svolta oppure condannare le regioni meridionali a un lento declino. Dove occorre intervenire? «Credo comunque che i fondi comunitari sono stati in parte utilizzati bene, quando penso ad alcune infrastrutture fondamentali realizzate in Campania, oppure quando guardo al mondo della ricerca. Certo, si può fare di più, ma c'è il limite dei 5-7 anni del ciclo della programmazione che in certi casi risulta troppo breve. In ogni caso servono buoni progetti, esecutivi, affidabili e cantierabili, ma su questo c'è ancora molto da fare».
MEZZOGIORNO. L'allarme di Manfredi "Giovani senza speranza più fondi per l'istruzione
Il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, ha espresso preoccupazioni sulla situazione del Mezzogiorno, affermando che le università del sud soffrono per la scarsa propensione delle famiglie a iscrivere i giovani. Manfredi ha anche sottolineato che la laurea non assicura opportunità di lavoro nel sud. Il presidente De Luca ha chiesto di riproporre "un destino industriale per il meridione", mentre il ministro Dario Franceschini ha denunciato la scarsa competitività del turismo nel sud. Manfredi ha sottolineato che il Mezzogiorno non può sopravvivere senza competizione e che serve l'aiuto da Roma.
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