UNA doppia sorveglianza per i musei di Milano, con due control room per garantire la sicurezza di spazi frequentati ogni giorno da migliaia di persone. Palazzo Marino ha deciso di investire su un nuovo progetto di riqualificazione e di sviluppo dei sistemi di sorveglianza di tutte le sedi museali, andando prima di tutto a coprire alcuni buchi nella copertura della videosorveglianza di alcuni indirizzi e intervenendo anche sui sistemi degli altri. Verranno installati nuovi allarmi antintrusione e rilevatori di incendi, ci sarà una gestione tecnologica delle ronde, con i custodi "teleguidati" nei controlli delle sale e le opere d'arte più importanti avranno nuovi sistemi di sicurezza. Tutto il flusso delle immagini delle telecamere e degli allarmi passerà prima da una sala di controllo al Castello e, poi, al comando della Polizia locale, a cui già fanno riferimento tutte le telecamere per la sicurezza della città. Il progetto verrà gestito fino a maggio 2017 da A2a, con una spesa complessiva di poco più di 2 milioni. Gli uffici dell'assessorato alla Cultura, nei mesi scorsi, hanno fatto una ricognizione di tutte le sedi museali della città, da quelle più grandi e più conosciute alle piccole realtà espositive, per capire dove intervenire per migliorarne la sicurezza. La specificità di queste sedi, infatti, è soprattutto una: mentre nelle normali sedi comunali va garantita l'incolumità delle persone che vi passano, nei musei serve anche garantire l'integrità delle opere d'arte che vi sono esposte. Serve, insomma, un servizio diverso da quello di una normale ronda di vigilanza privata. Ecco perché si è studiato un programma di interventi specifici, prevedendo l'installazione di 1016 nuove telecamere, 3206 sensori antintrusione, 2576 sensori di incendio: strumenti che verranno dislocati in base alle necessità. Sono state individuate zone cieche, per esempio, al museo del Novecento, alla cripta di San Giovanni in Conca, al museo del Risorgimento, in quello Archeologico, in quello delle Culture e a Palazzo Morando. Servono, invece, rafforzamenti sui sistemi del Castello, di Palazzo Reale, di casa Boschi Di Stefano, della Gam, dell'Acquario civico, del museo Messina e di quello di Storia naturale, di Palazzo Dugnani e dei depositi Savona e Rubattino. Il progetto investe anche le figure dei custodi, che fanno attività di accoglienza e di informazione, di presidio delle sale, di tutela e gestione delle opere d'arte, degli edifici e dei visitatori stessi e del servizio di biglietteria. «Per insufficienza di personale - precisa la relazione tecnica alla base della delibera portata in giunta dall'assessore Filippo Del Corno- tutte le attività menzionate vengono svolte in maniera indifferenziata da tutto il personale, in un regime di intercambiabilità dei custodi, che non prevede specializzazione per nessuna delle mansioni svolte». Per il nuovo progetto si prevede che serviranno almeno 12 operatori museali in grado di lavorare alla centrale operativa del Castello, ma serve anche che tutti gli impianti di sicurezza installati nelle sedi siano integrati e possano essere "letti" anche alla centrale di Beccaria, aumentando la possibilità di interventi immediati. Solo in alcune sedi ci sono i custodi notturni, ma l'analisi di questi mesi evidenzia che il fattore umano conta ancora tantissimo: «L'esperienza dimostra che in diversi casi solo la presenza in loco del personale che, per esempio, ha spento innumerevoli volte stufette elettriche lasciate accese, fancoil che hanno preso fuoco, oppure ha individuato principi di infiltrazioni d'acqua e gocciolamenti su dipinti delle pinacoteche ha scongiurato gravi danni alle opere e alle strutture: la gestione delle misure di protezione attiva richiede di poter contare sull'indispensabile integrazione uomo-sistemi tecnologici ». (oriana liso)