INVIATO A FIRENZE «Da oltre cento anni in Italia non veniva trovato un anfiteatro antico». Bastano queste semplici parole di Elena Sorge, funzionario della Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana per far capire l'importanza della scoperta fatta a Volterra lo scorso 8 luglio, durante la semplice pulizia di un fosso. Un ritrovamento che, per ora, si limita a pochi reperti. Da cui, però, già si ipotizza la forma ellittica da 80 metri per 60 della struttura e la collocazione in epoca romana. Un'arena che, secondo gli esperti, era destinata a quei giochi gladiatori tanto cari agli abitanti dell'antica Roma. Tutto molto suggestivo ma, come spiegato durante la conferenza stampa negli uffici della Regione in piazza Duomo a Firenze, ora servono i finanziamenti ministeriali per far emergere dai 30mila metri cubi di terra, di cui è sommersa, questa eccezionale scoperta. Il luogo del ritrovamento. Il cimitero di Volterra si trova a Porta Diana, nella zona sotto il teatro romano di Vallebona, da sempre una delle mete più ambite per i turisti in arrivo da tutto il mondo. Per arrivarci bisogna cimentarsi con curve e controcurve di una strada come ce ne sono tante da queste parti. Il verde domina la scenografia circostante. Ed è qui, lungo uno dei tanti fossi, che gli addetti del Consorzio di Bonifica del Basso Valdarno avevano ricevuto l'incarico di effettuare una manutenzione ordinaria. Ma visto che in quest'area sono stati trovati resti di ville di epoca romana e che a Volterra "si rischia" di trovare un reperto storico semplicemente inciampando in una zolla, la Soprintendenza ha affiancato suoi tecnici agli operai del Consorzio. È quella che viene definita archeologia preventiva. Una pratica frequente che spesso non dà risultati. Ma che questa volta ha portato alla luce un vero gioiello dell'archeologia. Insolito interramento. Lo scavo, per ora, ha fatto emergere tracce di aperture che indicano le arcate da cui gli spettatori probabilmente accedevano alle tribune sottostanti. Ma soprattutto 42 metri complessivi di strutture murarie la cui forma sembra lasciare pochi dubbi agli esperti. «È un ritrovamento straordinario - ha detto il Soprintendente ai beni archeologici della Toscana, Andrea Pessina - ma ora viene il difficile. Dovremo definire l'estensione dell'anfiteatro, ma soprattutto da quanti metri di terra è ricoperto. Quello di Volterra ricorda gli anfiteatri di Cagliari e Sutri. Ma in quei casi si è scavato la roccia e, comunque, la loro presenza era nota agli archeologi. In questo caso siamo di fronte a un anfiteatro di cui non si era quasi mai sentito parlare, per di più interrato. E questo è insolito per una struttura di così grandi dimensioni. Probabilmente, dopo la presenza romana a Volterra, l'economia della zona ha subito una contrazione e, per recuperare terreni da coltivare in un'area dove ci sono poche zone pianeggianti, è stato deciso d'interrarlo». Franceschini, aiuto... La definizione degli spazi sarà fondamentale per capire quanti soldi saranno necessari per il recupero dei reperti. «Nella peggiore delle ipotesi si dovrebbe trovare a 8 metri di profondità - riprende Sorge - Ma si parla comunque di decine di milioni di euro da investire. Anche se è, ovviamente presto per dire una cifra precisa». Di sicuro, però, dovrà essere coinvolto il Governo, chiamato a stanziare fondi per completare il lavoro. Il ministro delle attività e i beni culturali, Dario Franceschini, è già stato avvisato. «L'ho chiamato pochi giorni fa - ha sottolineato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi - Mi ha detto che verrà a vedere l'anfiteatro di persona. Forse già in estate». Ovvio l'appello fatto Franceschini per l'aspetto economico della vicenda, a cui si è aggiunto quello del sindaco di Volterra, Marco Buselli: «Sarebbe un peccato non far riaffiorare un gioiello da cui si potrebbe creare un volano di sviluppo per un territorio che sta soffrendo moltissimo dal punto di vista occupazionale, dopo la difficile vicenda della Smith Bits che ha messo a casa 115 operai su 193. Ma valorizzare al meglio l'anfiteatro vorrebbe dire anche riscrivere la storia archeologica della nostra città, da sempre definita etrusca e medievale». Volterra caput mundi. Al di là degli aspetti materiali della vicenda, questa scoperta ci consegna visioni di una città come Volterra che, al tempo della dominazione romana, aveva probabilmente assunto un'importanza rilevante per l'impero. E l'anfiteatro ritrovato un mese fa ne sarebbe la prova, secondo Elena Sorge: «Tre anni fa erano stati rinvenuti elementi di un terrazzamento di epoca romana. Nel luglio scorso abbiamo trovato tracce di una strada che dal teatro di Vallebona conduce a Porta Diana. In quel momento abbiamo pensato che si trattasse dell'ennesimo elemento che posiziona questa città in maniera marginale anche in epoca romana. Ma l'anfiteatro ci dice che Volterra aveva una importanza rilevante rispetto a Roma. Perché la presenza di due strutture ludiche come il teatro e l'anfiteatro erano tipiche solo delle colonie più ricche e, quindi, di un certo rilievo. Qui non è ancora stato scoperto il tempio che, normalmente, sorgeva in aree pianeggianti. Ma sappiamo che da queste parti di pianure ce ne sono ben poche». Tra passato e modernità. La vera sfida, però, resta quella di far splendere il nuovo gioiellino volterrano. «Dovremo essere bravi - ha concluso Rossi - a tutelare il passato e farlo vivere nella modernità».