IL CLIMA è torrido, la città si svuota, ma per chi ha a cuore San Marco ogni momento è buono per scongiurare la soppressione, dopo sei secoli, dello storico convento, decisa dall'Ordine dei domenicani causa scarsità di vocazioni (e di soldi), sospesa dopo le proteste di fedeli, intellettuali, studiosi, ma da poche settimane riconfermata dalla Dieta provinciale. E che a momenti potrebbe avere l'ok definitivo del maestro generale dell'Ordine, Bruno Cadoré. «Mentre la Chiesa si prepara a celebrare, proprio a Firenze, il convegno ecclesiale dedicato all'Umanesimo in Cristo, un ordine religioso sopprime una delle culle dell'Umanesimo, il convento di San Marco», è il grido che lanciano Marco Vannini e Bruno Santi, studioso della mistica il primo, ex soprintendente il secondo, in una lettera aperta 'agostana' rivolta sia ai domenicani, che alle istituzioni religiose e civili fiorentine, che a chiunque, «intellettuali, artisti, cittadini» intenda mobilitarsi in difesa del «convento domenicano più famoso del mondo». E subito, perché «la sentenza finale potrebbe arrivare da un momento all'altro, nella distrazione dell'estate». Il ferale annuncio della soppressione del luogo in cui incrociarono i loro passi Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Agnolo Poliziano, lavorò Beato Angelico e predicò Savonarola, e nelle cui celle visse Giorgio La Pira, risale alla fine del 2013. Quando il Capitolo della Provincia Romana dell'Ordine decide di aggregare ai sette del convento di Santa Maria Novella gli ultimi tre frati di San Marco. Chiesa aperta solo per qualche funzione, il chiostro, l'antico cimitero, la biblioteca progettata da Michelozzo, la Biblioteca di spiritualità Arrigo Levasti, punto di riferimento per gli studiosi del settore, nonché la Rivista di ascetica e mistica, senza più un progetto di utilizzo, stop all'attività convegnistica. Poco importa che tutto questo implichi la chiusura di uno dei luoghi di spiritualità che hanno segnato la cultura occidentale. Passato, e presente, sembrano destinati a esaurirsi, con gli spazi del convento lasciati incustoditi o via via inglobati dal Museo di San Marco, ovvero dalla soprintendenza (l'intero immobile è di proprietà dello Stato), e in ogni caso svuotati del loro ruolo pastorale e culturale. Solo l'immediata mobilitazione dei fedeli, fra cui molti intellettuali non solo fiorentini, da Massimo Cacciari a Sergio Givone, da Roberto Rusconi a Marco Vannini, mentre in rete la petizione «Salviamo il Convento di San Marco» raccoglie in poco tempo quasi quattromila firme, scongiura un provvedimento che dovrebbe essere immediatamente esecutivo. Spingendo il maestro generale Cadoré a scrivere ai frati di rivalutare la questione «con l'aiuto di esperti », per poi pronunciarsi di nuovo di lì a un anno. E la Dieta, adesso, a fine giugno, lo ha ribadito: si chiuda. A questo punto l'ultima parola spetta di nuovo al maestro generale, questione, pare, di giorni. A meno che la nuova mobilitazione non costringa i domenicani a prendere in esame qualche alternativa: «Bisogna rassegnarsi al peggio », scrivono Vannini e Santi, «o si può trovare un'altra comunità religiosa, magari domenicana, che sostituisca i frati» trasferiti? Un'ipotesi, a partire dall'interesse che nelle scorse settimane avrebbero manifestato per San Marco i domenicani della provincia di St.Joseph, negli Stati Uniti, dove, si fa sapere, le vocazioni non mancano.
FIRENZE . Marco rischia di nuovo la chiusura
Il convento di San Marco a Firenze è stato sospeso dalla Dieta provinciale per sei secoli a causa della scarsità di vocazioni e di soldi, ma è stato riconfermato poche settimane fa. Il maestro generale dell'Ordine, Bruno Cadoré, potrebbe prendere una decisione definitiva presto. Due intellettuali, Marco Vannini e Bruno Santi, hanno lanciato una petizione per salvare il convento, che è considerato un luogo di spiritualità importante per la cultura occidentale. Il convento è stato chiuso per funzioni, il chiostro e la biblioteca sono stati fermati, e gli spazi sono stati inglobati dal Museo di San Marco.
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