Lo Stato deve ribadire la titolarità su questi beni ora che si sfaldano le soprintendenze. Il mondo dei beni culturali presuppone una dedizione alla ricerca, per preservare l'eredità dei secoli passati nel modo più congruo. Insomma, l'agognato strappo del biglietto nel museo icona da parte del turista affannato è solo l'ultima tappa di un percorso complesso, che più che ingrassare il bar all'angolo dovrebbe servire a costruire cittadini migliori. Una che sa perfettamente di cosa si parla è Maria Sframeli. Fra le maggiori conoscitrici delle immense collezioni delle gallerie fiorentine, dal 2010 direttrice del Museo degli argenti, non ha mai lasciato l'incarico di responsabile dell'Ufficio catalogo e ricerche. Oltre 145.000 schede consultabili on-line, inclusi molti beni ecclesiastici, più altre preziose banche dati, come quella degli inventari medicei, da lei messi in rete . Un lavoro fondamentale, perché senza conoscenza non ci può essere tutela. E un lascito a cui tiene particolarmente, il repertorio di tutte le opere delle collezioni fiorentine in deposito esterno. Molte dalla costituzione del Regno d'Italia. «Sono circa 2.700, sparse per tante nostre istituzioni, in Italia e all'estero. Alcune erano a n d ate fin o ad Adis Abeb a al te mpo d elle colonie e si sono perse. Spero che l'editore Polistampa riesca a pubblicare lo studio entro la fine dell'anno. In un momento storico in cui si va verso lo sfaldamento delle sopri ntendenze ritengo urgente che lo Stato, che siamo tutti noi, ribadisca la propria titolarità su questi beni». Perché Maria Sframeli da l 31 luglio è in pensione. Ob bliga tor ia men te. Per quei cor ti circuiti che l ' ital ica burocra zia non rispa rmia a nes suno. «Pare che chi avesse i requisiti nel 2014 sia costretto ad andare, anche s e ch i ha un an no me no di me d ovrà restare ancora per parecchio tempo. Ero dispiaciuta ma, dati i presupposti della riforma in atto, lo sono molto meno». Non vede un orizzonte roseo. «Ancora non è chiaro cosa ci aspetta, ma distruggere le soprintendenze porterà dei danni i cui effetti si vedranno solo col tempo. Come con le soppressioni napoleoniche del 1810, ci vorranno decenni per riuscire a ripar are i guas ti, e, come all ora , per troppe cose non sarà possibile». Intanto l'attività del suo ufficio proced e a lacrem ente. «N el 1878 Camera e Senato sono stati allestiti con gli arredi delle gallerie fioren tine: quad ri, statue, mobili. Ci sono beni che sono sta ti d isinventariati, e su cui quin d i non a bb iam o titol arità. Ad esempio le carrozze reali, che venivano usate com e auto blu dell'epoca, per portare in giro i senatori. O i celebri arazzi con le Storie di Giuseppe che arredano il Quirinale , e che sono stati riuniti in mostra per l'Expo». C'erano andati g iù duro neg li nei tempi passati. «Ma ora abbiamo c'è una sensibilità diversa. Il ritorno delle opere più importanti, come il Cavadenti di Caravaggio, che stava alla Camera dei deputati e che è di nuovo a Pitti, è avvenuto già precedentemente alla mia presa in servizio. Negli ultimi tempi abbiamo fatto rientrare alcuni dipinti che completano le serie in nostro possesso, a lt ri pe r i Nu ov i Uf f iz i, in clu si due chiaro scuri del Po nto rmo . Tantissimo patrimonio è in deposito esterno, per esempio molte nature morte, ben più numerose di quelle esposte nel Museo di Poggio a Caiano. Vorrei ricordare che anche le tavole dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio e molte sculture del Muse o dell'Opera del Duomo appartengono alle collezioni dello Stato, anche se fanno finta di dimenticarsene. Le collezioni delle gallerie fiorentine sono un co rpus unico. Dal '4 00 in poi hann o se mpre av uto un a sola origine, basta conoscere un po' di storia per capirlo. La massima parte degli o gge tt i espo st i agli Argent i proviene dalla Tribun a deg li Uf f izi. Tra sferit i qu i n el 1921, nella stanza dove si glorifican o i Me dici, so no un vero e proprio tesoro della corona del Granducato di Toscana, esattamen te come per le più importan ti case re gn ant i e uro pee . Questo patr imon io è int imamente legato agli Uffizi. Che sen so h a sm emb rare tut to fra amministrazioni diverse? L'organizzazione del Polo museale aveva una sua ragione storica e scien t if ica. Biso gn a capire che toccare queste cose è molto delicato , non è come staccare i bigliet ti de ll'A taf». Il lavoro di riconoscimento e catalogazione si ramifica su tutto il territorio e porta a risultati insperati. «Tendiamo a restituire le opere ai luoghi di origine. Ho appena ridato un Raffaellino del Garbo alla Chiesa di Novoli, ment re ho rico nosciuto, nella parro cchia di Santo Stef ano a Torri a Rignano, un dipinto inedito del Curradi, firmato e datato 1619. Proveniente dal Conservatorio della pietà, che attualme nte o sp it a il Kun st h istor isches Institut, è stato restaurato anche con l'aiuto dell'Ente Cassa e si è rivelata un'opera notevolissima». Il t ren d at t uale , p erò , sembra girare in un verso opposto. Difficile che Francesco Curradi produca petrolio. «La tutela finora aveva le sue criticità riflet te Sframeli Per esempio aver messo in mano agli storici dell'arte tutta una complessa gestione amministrativa, a iniziare dag li appalti. Ma bene o male aveva svolto la sua funzione, inclusa quell'opera di rivalutazione de l patrimo nio che era un altro compito de ll'Uf ficio catalo go . Pre servare que sto patrimo nio per no i e per le ge nerazion i future era e deve continuare ad essere lo scopo primario». RIPROD UZ IONE RIS ERVATA (foto: Cam biSestin i) Sopra Ma ri a Sframeli a Palazzo Pi tti Fin o al 31 lu gl io è st ata respons abil e dell' Ufficio catalog o e ricerch e dei musei del Polo Fiorentin o e direttri ce del Museo degli Argenti . Grande conoscitrice dell' arte fior en tin a, ha cura to e ideat o importa nti mostr e