IL CAPOLAVORO viene attribuito alla bottega degli eredi di Antonello da Messina, espressione di un nuovo stile Presentato a Troina un inedito dipinto cinquecentesco dell'Ecce Homo, che con molta probabilità sarebbe da attribuire alla bottega degli eredi di Antonello da Messina, il famoso pittore siciliano del 1400. La presentazione dell'eccezionale raffigurazione si è svolta in questi giorni nella sala Miani della Torre Capitania, nell'ambito di una serie di appuntamenti culturali organizzati dal comune per la stagione estiva corrente. Il dipinto cinquecentesco dell'Ecce Homo rappresenta un preziosissimo capolavoro artistico, espressione di un tramutato stile e l'avvicinamento ad una nuova forma di pittura. «Nell'Ecce Homo troinese infatti - ci spiega il professore Paolo Giansiracusa, ordinario di Storia dell'Arte Moderna a Catania - non c'è più il colore cupo e monotono del fondo ma addirittura si può apprezzare un controluce di matrice veneta. Sono i segni dello sviluppo inarrestabile di una bottega che si muove verso una passionalità espressiva che prelude al nuovo secolo, al Cinquecento dei coloristi, dei tonalisti. È in quest'ambito e tra il 1520 e il 1530 che va inquadrato l'Ecce Homo di Troina. Il dipinto ad olio, con preparazione di fondo a tempera, è eseguito su una tavoletta di abete di 36,50 x 50,50 cm. Lo spessore del legno è di circa 3 cm. La tavola presenta ai margini la tipica smussatura necessaria all'incastro. Opere analoghe si possono vedere nel Duomo di Sassari ad opera di Giovanni Muru e nella Chiesa di Nostra Signora del Regno ad Ardara. Nel Cristo di Troina la scena pittorica si apre con un siparietto a drappi raccolti sui lati e una frangia decorativa merlata nella parte superiore. L'apertura rivela una luce abbagliante sul fondo, quasi una aureola circolare rivelatrice della presenza dell'Eterno che accompagna il Cristo nel luogo del giudizio. Il controluce è di straordinario effetto pittorico. Tutti i simboli sono presenti: tra le mani la canna a simboleggiare lo scettro precario di un'umiliazione senza pari; sulle spalle il mantello di porpora, rosso saturo come il sangue che gocciola sul volto, sul petto, sulle mani; al collo e ai polsi la corda utile a strattonare il Cristo e spingerlo sulla pista della Via Crucis e la corona di spine. Le ampie mani dalle belle dita lunghe e tornite poggiano con accettazione sul petto e reggono lo scettro. Gesù ha la testa lievemente inclinata a sinistra ma con lo sguardo punta dal lato opposto, a destra, per creare quello scatto dinamico che dà realismo, che stimola sentimenti di pietà e condivisione. Un cerchio perfetto - conclude il professore Giansiracusa - quello della luce del fondo che contorna il volto come a rimarcarne la centralità». La tavoletta è stata rinvenuta nei depositi dei PP. Cappuccini di Troina. Per il sindaco di Troina, Fabio Venezia, «si tratta di una scoperta che richiamerà l'attenzione di un buon numero di visitatori, così come sta avvenendo in queste settimane con la mostra di Capa per la quale registriamo ogni giorno numerose presenze da tutta la Sicilia».