Paesaggio: l'ultima difesa. Un appello per tutti. Il 22 luglio è stato lanciato l'appello "Non si uccide così l'art. 9 della Costituzione". Il titolo riassume in estrema sintesi l'obiettivo a difesa del quale è stata creata questa iniziativa. Riteniamo infatti che nel caso denunciato sia in gioco uno stravolgimento tale del sistema della tutela del nostro patrimonio culturale e in particolare di quello paesaggistico, in grado di impedirne lo scopo primario, ovvero sia l'attuazione dell'articolo 9 della Costituzione. Nello specifico, promotori e firmatari stanno cercando di richiamare l'attenzione delle più alte cariche dello Stato e del Parlamento contro alcuni dispositivi del c.d. Decreto Madia (ddl 30982015 AC) sulla riforma della pubblica amministrazione all'art. 8 prevede la trasformazione delle Prefetture in Uffici territoriali dello Stato cui sarebbero sottoposti gerarchicamente anche gli Uffici territoriali del Mibact. Una sorta di commissariamento delle Soprintendenze che, saldandosi con la generalizzazione del principio del silenzio-assenso pure stabilità nello stesso decreto aumenterebbe de facto i pericoli di un abbassamento della tutela: i tempi vengono ristretti e la catena dei decisori allungata, trasformando le prefetture in una sorta di imbuto di istanze diversissime fra loro. In questo senso la legge avrebbe un risultato opposto a quello che si prefigge, e che si riassume nel mantra ormai farsesco della "semplificazione della burocrazia". In realtà, l'orizzonte cui mira l'impianto di questi articoli è quello di un radicale depotenziamento dell'ultima struttura coerente di monitoraggio del territorio. Per quanto gravate da problemi di ogni tipo, circoscritte nelle capacità di intervento da norme via via sempre più penalizzanti e soprattutto dall'asfissia progressiva di mezzi e risorse, le Soprintendenze hanno conservato, fino a questo momento e pur con incertezze, un'autonomia di intervento sulla tutela del paesaggio che le ha di fatto rese, in molte occasioni, l'ultimo baluardo possibile contro speculazione e degrado territoriale. L'articolo 8 comma 1e del ddl Madia frantumerebbe questa autonomia fondata sull'esercizio di competenze tecniche di altissimo livello, riportando il livello dei controlli sul territorio ad oltre un secolo fa, quando la legislazione sabauda - con spirito simile a quella della proposta attuale - circoscriveva ogni tentativo di creare un aggiornato sistema di protezione del patrimonio e del paesaggio, sentito come una minaccia al dispiegamento dell'inviolabile diritto di proprietà privata a cui lo Statuto sabaudo dava l'assoluta priorità, mentre la Costituzione della Repubblica (art. 42) stabilisce invece che «la legge determina i limiti della proprietà privata allo scopo di assicurarne la funzione sociale). Il fatto che si tratti di una legge delega e che quindi molto dovrà essere deciso successivamente in sede di Consiglio dei Ministri non ci tranquillizza, conoscendo le ben note diffidenze del premier nei confronti delle Soprintendenze stesse. E in ogni caso non si capisce perchè il senso di un provvedimento dovrebbe essere ribaltato in sede successiva, contro ogni logica legislativa. La recentissima dichiarazione del premier (2 agosto) che ha garantito l'approvazione del decreto entro giovedì prossimo è l'ennesima dimostrazione di disprezzo nei confronti delle prerogative del Parlamento cui non saranno quindi concessi tempi adeguati ad una discussione poco meno che superficiale. Comunque vadano le cose, quest'ennesimo e pluriarticolato attacco al principale organismo di tutela territoriale, approdato alla discussione parlamentare senza sostanziale opposizione da parte del ministro maggiormente coinvolto, Dario Franceschini, sottolinea drammaticamente l'evoluzione in atto nel MIBACT. Alle prese con una riforma dai contorni ancora poco chiari e gestita in modo velleitario e amministrativamente inconsapevole, il Ministero avrà, nell'attuale situazione di caos organizzativo, ben poche chances di governare alla pari questa partita, anche a causa di un'alta dirigenza spesso inadeguata. Ed è facile prevedere che sarà trattato come il vaso di coccio fra i vasi di ferro di ben altri interessi economici e politici. Come è accaduto sempre più spesso negli ultimi anni, per fortuna, dal mondo delle Associazioni, dei sindacati e della società civile è partita una forte denuncia contro questo progetto di smantellamento del sistema di tutela, denuncia rilanciata anche in una lettera di profondo allarme firmata da moltissimi Soprintendenti e funzionari Mibact. Anche per questa mobilitazione "dal basso" la petizione che abbiamo promosso sta raccogliendo un numero di adesioni oltre ogni più rosea previsione considerando anche la specificità del tema trattato: ad oggi sono quasi 23.000 i firmatari. Ci auguriamo che aumentino ancor di più nei prossimi giorni per contrastare, anche così, quello che appare come un disegno ormai delineato: il sostanziale abbandono del territorio da parte dello Stato per quanto riguarda la tutela del paesaggio e la trasformazione conclamata del Mibact in un'agenzia di valorizzazione turistica del nostro patrimonio culturale. L'appello e i primi firmatari: Il disegno di legge Madia sulla riorganizzazione dell'amministrazione statale prevede la confluenza delle Soprintendenze nelle Prefetture (ddl 30982015. AC, art. 8 comma 1e). Si tratta del più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica italiana. Anzi, l'attacco finale e definitivo. Chiediamo al Presidente della Repubblica di vigilare su questa e ogni altra violazione dell'art. 9 della Costituzione; ai Presidenti del Senato e della Camera di garantire un'adeguata discussione parlamentare; al ministro Dario Franceschini, attuale titolare del Mibact, di opporsi con ogni mezzo a tale disegno politico. O questo governo sarà per sempre ricordato come il becchino di una delle più gloriose strutture di civiltà e democrazia della cultura europea. Primi firmatari: Alberto Asor Rosa, Massimo Bray, Francesco Caglioti, Dario Fo, Andrea Emiliani, Vittorio Emiliani, Carlo Ginzburg, Maria Pia Guermandi, Paolo Maddalena, Maria Grazia Messina, Tomaso Montanari, Alessandro Nova, Desideria Pasolini dall'Onda, Adriano Prosperi, Stefano Rodotà, Edoardo Salzano, Salvatore Settis, Sergio Staino, Corrado Stajano, Mario Torelli, Bruno Toscano, Fausto Zevi. Per sottoscrivere l'appello: https:www.change.orgpnon-si-uccide-così-l-art-9-della-costituzione