La Madonna dei calcinacci siede, regale, sul suo trono di marmo nella chiesa di Sant'Antonio Abate a Foria. Di fattura pregevole, l'opera trecentesca può essere attribuibile a Tino da Camaino o al suo allievo napoletano Gagliardo Primario, il suo nome vero è Madonna del cardellino, almeno, così recita, appena visibile, l'iscrizione nel piedistallo e forse vi è ritratta la regina Giovanna I d'Angiò. Ma sta di fatto che la Madonna incoronata è afflitta da un bel po' di calcinacci che le "piovono" addosso dal muro circostante, pezzi d'intonaco che s'insinuano nella sua carne di marmo. Evidenza del degrado in cui versa una delle chiese più importanti di Napoli. Importante per la sua storia cominciata almeno nel 1313, importante per le testimonianze che contiene, e non da ultimo, importante per l'essere indissolubilmente legata alla storia popolare della città, ai riti di Sant'Antuono, all'opera guaritrice dei monaci che vi tenevano un lazzaretto. Se non bastasse, non è solo la statua della Madonna ad essere in pericolo, ma affreschi del trecento e del cinquecento già irreversibilmente danneggiati dall'umidità, poi quadri del settecento, come il ciclo degli eremiti, ormai completamente scuriti dallo sporco e che sono apposti, sul lato superiore della chiesa, in prossimità dei finestroni. Non tutti i vetri sono interi: è facile dunque pensare ai danni procurati dalla pioggia. Il degrado sembra procedere inarrestabile, e mentre la Pietà del XVI secolo è divorata dalla corrosione, la rovina corre più veloce di quanto possa fare un parroco, seppur armato di buona volontà. Don Stefano De Nunzio vi svolge la sua opera da ventisette anni, quasi tre decenni trascorsi a lottare con le infiltrazioni d'acqua, con gli intonaci che si sgretolano, con i marmi che si staccano, con le opere d'arte che il tempo distrugge. In realtà, dalla Regione un aiuto è arrivato, e quattro o cinque anni fa, sono state fatte importanti opere di consolidamento statico, mentre entro l'anno dovrebbero partire i lavori per il recupero della facciata. E l'interno? «Mancano i soldi - risponde un laconico don Stefano - si dovrebbe partire dal soffitto a cassonetti di legno del 700. Una volta erano ricoperti d'oro zecchino. Occorrerebbero almeno 400 milioni di vecchie lire». Il prete a piccoli passi ha tentato di porre un freno al peggio; così ha rifatto i cornicioni, ha sistemato alcune cappelle, ha messo a posto l'altare maggiore, ha acquistato nuovi arredi e ha persino messo in rete storia ed arte del santuario, (www.don-stefano.it) ma più di tanto, non sembra possibile. «Quando arrivai in questa chiesa - racconta - la prima cosa che ho fatto è stata vendere l'automobile, dovevo rifare la copertura. Da allora ho sacrificato praticamente ogni cosa, tant'è che oggi vado in giro con le scarpe bucate». Cosa sarà della chiesa di Sant'Antuono? La struttura forse si salverà, non così le sue opere d'arte: «La gente dimentica», conclude.
In rovina la Madonna dei cardellini
La Madonna dei calcinacci è una statua trecentesca in marmo che si trova nella chiesa di Sant'Antonio Abate a Foria. La statua è afflitta da calcinacci che le "piovono" addosso dal muro circostante. La chiesa è importante per la sua storia e per le testimonianze che contiene, ma è in pericolo di degrado. I vetri e gli affreschi sono stati danneggiati dalla pioggia e il tempo ha distrutto alcune opere d'arte. Il parroco, don Stefano De Nunzio, ha lavorato per anni per riparare la chiesa, ma mancano i soldi per il recupero della facciata e dell'interno.
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