MA Si sono anche distinti come convento che ospitava partigiani ed ebrei per sottrarli ai nazisti; in San Domenico fu arrestato padre Giuseppe Girotti, "giusto tra le genti", morto a Dachau, per l'assistenza fornito ai perseguitati delle SS; in San Dalmazzo ha fatto scuola, nel dopo-Concilio, un autorevole storico della Chiesa, padre Erba, mentre ai Santi Martiri si sono susseguiti gesuiti prestigiosi: qui venne ordinato padre Federico Lombardi, portavoce del Papa, mentre sul piano teologico si sono alternati grandi conservatori ( padre Goria negli anni dell'anticomunismo) e innovatori come padre Giordano, precursore del disegno ecumenico di Papa Giovanni XXIII. Perché questo esodo? Influisce la flessione delle vocazioni che colpisce tutti gli Ordini; c'è la spinta di Papa Francesco a privilegiare le periferie (i tre frati di San Domenico andranno nel convento-parrocchia di Madonna delle Rose, tra Santa Rita e Mirafiori, o a Chieri, i Gesuiti puntano sull'impegno missionario e sul rinnovato sostegno all'Istituto Sociale, i Barnabiti nella residenza moncalierese del Real Collegio Carlo Alberto. Ma c'è un ruolo mutato del cuore di Torino, ove la popolazione è diminuita (sui 30 mila abitanti), ed è cresciuta nel week-end la spinta alla movida, al divertimento, ai consumi; oggi la fede popolare, fatta eccezione per la Chiesa- madre di Torino, la Consolata, si concentra su presenze diversificate, come Maria Ausiliatrice, Santa Rita, la Crocetta, la Salute, i centri salesiani con parrocchia-oratorio- cineforum. Nel cuore della Metropoli alcuni Ordini hanno puntato su una rinnovata presenza, come i Camilliani di via Santa Teresa, che raccolgono ogni domenica un grande pubblico, unendo la dimensione spirituale all'impegno sociale; i Carmelitani scalzi, sempre in via Santa Teresa, hanno collegato il carisma ascetico alla riscoperta di importanti figure, come il cardinale Ballestrero e, soprattutto, la famiglia del Papa: come un fuori-programma Bergoglio li ha premiati con una visita "speciale"; San Filippo si distingue per l'impegno culturale, con una grande apertura ai laici. Ma la Compagnia San Paolo haperò censito nel "centro" cittadino ben 30 chiese di valore. Come impedire che si riducano a museo? E' una responsabilità che coinvolge sia la Diocesi sia la città; l'8 agosto, festa di San Domenico, i tre frati predicatori passeranno il testimone a don Luciano Morello, già segretario del card. Saldarini: un compito immenso, anche se potrà contare sulla collaborazione dei teologi della vicina Facoltà e sui Canonici di San Lorenzo; la parrocchia dei Barnabiti sarà annessa a quella di S.Agostino, guidata dal diocesano don Pacini: nuovi compiti per il clero torinese, già in affanno a coprire le 345 parrocchie della Diocesi. Nei suoi interventi l'Arcivescovo Nosiglia ha parlato spesso delle due città, una più ricca, l'altra più povera, una più centrale e l'altra più periferica. Sarebbe un paradosso se si creasse una nuova divisione, tra la Torino del divertimento e quella dell'impegno. Per questo la scelta dei grandi Ordini, di lasciare il cuore della Mole deve far riflettere cattolici e laici, ripensando l'esigenza di nuove forme di confronto tra le culture. Barnabiti, Domenicani, Gesuiti, pur nel rispetto dell'obbedienza religiosa, non hanno nascosto il dolore e la sofferenza per l'abbandono di presenze così rilevanti sul piano storico ed ecclesiale; a loro modo si sono sentiti soli, forse speravano che secoli di storia avessero un peso maggiore nella vita della Metropoli e della Chiesa di San Massimo.
Barnabiti, Gesuiti e Domenicani gli Ordini storici lasciano il centro
In Torino, diversi Ordini religiosi hanno lasciato il cuore della città, a causa della diminuzione della popolazione e della spinta alla movida e ai consumi. La Chiesa di San Domenico, che ospitava partigiani ed ebrei durante la seconda guerra mondiale, è stata abbandonata. I tre frati di San Domenico, che sono stati i predicatori della città, hanno lasciato il convento e si sono trasferiti in una parrocchia di periferia. I Gesuiti, che hanno avuto un ruolo importante nella città, hanno anche lasciato il cuore della città e si sono concentrati sull'impegno missionario.
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