Uno dei titoli italiani più benevoli: "Roma travolta dai rifiuti". Non esageriamo. La raccolta dei rifiuti nella Capitale stenta parecchio, ma siamo anche di fronte ad una città speciale, al più grande Comune italiano (129mila ettari, 10 volte Bologna o Torino, 8 volte Milano), con 3 milioni di abitanti ai quali si sommano 50-100mila turisti al giorno. I quali, vedendo la città trasandata, fanno cose che al loro Paese nemmeno si sognano: buttano carte e cartacce per terra, lasciano bottiglie e lattine ovunque. Un esempio? La scalinata della chiesa ortodossa dei Ss Vincenzo e Anastasio di fronte alla Fontana di Trevi era un tappeto di lattine e di bottigliette, hanno messo una cancellata ed è pulitissima. Si deve arrivare alle cancellate? O non basterebbe aumentare il numero e la capienza di eleganti cestoni da svuotare la sera o la notte? Gli articoli del New York Times sono sembrati una sorta di linciaggio mediatico verso una città tanto bella e conservata quanto difficilissima da gestire: centro storico più grande del mondo dove si concentrano troppe funzioni (City politica, ministeri, doppie ambasciate, banche e assicurazioni, ecc.), centinaia di grandi cortei all'anno, ville storiche per centinaia di ettari in zone centrali, rete tranviaria un tempo vastissima divelta stupidamente da Mussolini e dalle giunte post-fasciste, una metro che stenta enormemente sotto lo strato archeologico di 25 metri. La città - come ha detto ieri il neo-assessore ai Trasporti, il torinese Vincenzo Esposito - ha bisogno di tornare al più presto alla "cura del ferro" Rutelli-Tocci: chiudere l'anello ferroviario, potenziare le linee convergenti su Roma e quelle di attraversamento (Monterotondo-Fiumicino) nonché le ferrovie minori che trasportano migliaia e migliaia di pendolari. Ignazio Marino ha rimpastato la propria giunta, oggi monocolore Pd con appoggio esterno di Sel, immettendo persone competenti ed enunciato un programma di "medio termine" fatto di tante piccole utili cose (la pulitura delle caditoie e delle strade, il decoro urbano, ecc.) e di altre che invece richiedono almeno i tre anni di qui alla fine della sindacatura. Ci arriverà? La sua sorte e quella di Roma - alla vigilia di un Giubileo straordinario che, portando a Roma 33 milioni di pellegrini (rispetto ai 24 milioni del 2000), preoccupa non poco - sono nelle mani del Pd, quindi di Matteo Renzi. Il quale non può continuare a dargli un appoggio un giorno e a toglierlo il giorno appresso. Se invece continuerà in questa doccia scozzese, la neo-giunta Marino arriverà sì e no a Natale e in primavera si voterà per il Campidoglio. Col fondato timore che questo stop and go imposto da Palazzo Chigi regali Roma al M5S. Un suicidio politico per il Pd. Non sarebbe il primo. Un Ignazio Marino più appoggiato e quindi più autorevole può chiedere ai romani di partecipare ben più attivamente cominciando col non gettare per strada ogni cosa (in periferia anche vecchi frigo, water, pneumatici magari da incendiare) e ai turisti di non imitarli. Può far appello alle virtù civiche sulle quali poco vigilano i vigili urbani troppo spesso latitanti. Su 6.300 si contano ben 2.388 ufficiali. Quindi è tutto burro se ci sono 300 vigili in strada in ognuno dei quattro turni. Infatti è raro vederli. Su 12mila dipendenti Atac, soltanto 5.500 sono autisti. La produttività dell'Ama (Igiene urbana), 7.500 addetti, è decisamente bassa. Del resto l'ex Ad alemanniano, Franco Panzironi, è stato condannato a 5 anni e 3 mesi per Parentopoli e altri uomini di fiducia dell'ex sindaco sono "al gabbio" anche per Mafia Capitale. Eredità spaventosa. Un Comune da ricostruire. Su tram (pochissimi) e bus romani l'80 viaggia gratis. Quasi tutti gli stranieri. E mettere un solo ingresso come a Parigi facendo salire soltanto chi ha biglietto o abbonamento? Ci sarà un Vietnam sindacal-corporativo? Ben venga. I romani saprebbero come rispondere. Fatti aiutare però sindaco Marino.