VENDESI Palazzo Cisterna. Ma con riserva. Approvata dalla conferenza dei sindaci della Città metropolitana, la messa in vendita della sede storica dell'ex Provincia potrebbe in realtà non andare così liscia come il sindaco Fassino spererebbe, avendo fatto affidamento nel bilancio dell'ente provinciale su 50 milioni di euro di incassi. Sulla vendita incombe infatti il parere della Soprintendenza. Che non c'è ancora, nonostante il palazzo sabaudo sia già stato inserito nel piano delle alienazioni. Fassino ha spiegato ai sindaci che si tratta di un atto preliminare, ma qualcuno in via Maria Vittoria contava di accelerare al massimo i tempi, tanto da arrivare a prospettare che il bando per la vendita "in blocco" del palazzo compreso di mobilio e opere d'arte venisse pubblicato già ad agosto. In realtà, come si limita a far sapere la soprintendente Luisa Papotti, «l'esame previsto per legge prima dell'autorizzazione all'alienazione di un bene vincolato non è ancora stato completato». E non solo non è finito. Ma la Soprintendenza ha chiesto un surplus di documentazione. L'affare insomma si complica, non solamente perché c'è già chi, come il professor Guido Montanari o Italia Nostra, si oppone alla vendita: «Palazzo Cisterna - sostengono - è un patrimonio storico e artistico e fu residenza dei Savoia-Aosta: non può essere svenduto». Ma i problemi sorgono anche perché per le opere d'arte custodite nel palazzo, come "La raccolta della manna" di Pietro da Cortona, potrebbe arrivare il "no" all'alienazione, facendo scendere, di conseguenza, il prezzo di vendita preventivato dall'ex Provincia. (g. g.)