I giudici: nessun confronto tra progetti. Porto e Comune: avanti con il Vittorio Emanuele di Nicola Munaro VENEZIA. Il Tar boccia il canale Contorta Sant'Angelo accogliendo i ricorsi presentati dal Comune di Venezia e da AmbienteVenezia contro gli atti che hanno portato alla decisione di scegliere il canale come unica via di accesso delle grandi navi. «Non c'è stato confronto con altri soluzioni», dicono i i giudici . «Così è spianata la strada alla proposta per il Vittorio Emanuele», dicono all'unisono il sindaco Luigi Brugnaro e il presidente del Porto Paolo Costa che però farà appello. VENEZIA Il Tar boccia il canale Contorta Sant'Angelo accogliendo i ricorsi presentati dal Comune e da Ambiente Venezia contro gli atti che hanno portato alla scelta prima e alla progettazione poi del nuovo canale come unica via di accesso delle grandi navi alternativa al transito davanti a San Marco. «Non c'è stato confronto con altri soluzioni come indicato dal decreto Clini-Passera», dicono in sostanza i giudici del tribunale amministrativo. «La sentenza contro il Contorta ne rallenta il procedimento di realizzazione, ma nello stesso tempo spiana la strada alla proposta del Comune, fatta propria anche dall'Autorità Portuale, per il canale Tresse Est - Vittorio Emanuele», dicono all'unisono il sindaco Luigi Brugnaro e il presidente del Porto Paolo Costa che ha già annunciato appello. Perché già due Conferenze dei Servizi hanno riscontrato l'impraticabilità delle soluzioni proposte alla bocca di porto del Lido (a partire dal progetto Venice 2.0 dell'ex viceministro Cesare De Piccoli, dichiarato la scorsa settimana da Ca' Farsetti di «non interesse pubblico») e a Marghera. L'unico progetto rimasto a questo punto è proprio quello sostenuto da sempre dall'allora presidente di Confindustria e ora sindaco Luigi Brugnaro del canale Vittorio Emanuele (verso la Marittima) inserito nella procedura via accanto al canale Contorta Sant'Angelo, anche se c'è da dire che la valutazione di impatto ambientale sulla proposta del Porto non si ferma. Il rischio adesso è che il provvedimento del Tar mantenga o prolunghi, ancora di più, il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco, come aveva provocato l'analoga sentenza che aveva fatto decadere le ordinanze di mitigazione temporanea per il 2014 e 2015. «Comune di Venezia e Porto attueranno con urgenza ogni iniziativa, anche coinvolgendo i due Ministeri competenti (Ambiente e Infrastrutture, ndr ), perché la sentenza non rallenti la realizzazione della soluzione alternativa al passaggio delle navi, ma sia capace di salvaguardare l'industria crocieristica e portuale veneziane e nazionali dicono Costa e Brugnaro Una soluzione che Venezia attende da troppo tempo e che resta fondamentale per la salvaguardia del suo futuro economico e sociale e del suo stesso patrimonio culturale». I giudici sottolineano che la via alternativa non riguarda solo l'esigenza dell'Autorità portuale ma si interseca con gli assetti lagunari, ed evidenziano la mancanza di un confronto. «La soluzione è stata determinata senza alcuna effettiva comparazione con gli altri tragitti in astratto ipotizzabili, svolgendo peraltro un'analisi del tutto superficiale degli stessi e di cui vengono sommariamente evidenziati i soli aspetti negativi». Di più: «E' stata privilegiata una soluzione progettuale aprioristicamente ipotizzata al di fuori di ogni adeguata ponderazione sul piano dei costi, dei tempi di realizzazione, nonché del minore impatto ambientale possibile sull'equilibri lagunare, come imposto dal decreto Clini-Passera. L'approvazione del progetto preliminare c'è stata senza la presa d'atto del parere negativa della via». «Mi pare che qualcuno abbia preso lucciole per lanterne», dice amaramente il presidente Paolo Costa. Porto e Comune spiegano infatti che il «pasticcio» nasce dal fatto che la sentenza del Tar «fondata su motivi giuridici discutibili» snobba totalmente le indicazioni politico amministrative che il Comitatone aveva dato lo scorso 8 agosto. Non ha aiutato nemmeno la decisione del commissario Zappalorto di mantenere il ricorso attivo, anche se in disallineamento con quanto aveva affermato al Comitatone. «Questa situazione sarà certamente di difficile spiegazione e comprensione per i partner e gli operatori internazionali dell'industria crocieristica», dicono Brugnaro e Costa. Il timore infatti è che le crociere decidano di lasciare Venezia.