Lunedì prossimo nuove inaugurazioni con la visita del ministro Franceschini. C'è la Pompei della bellezza che incanta i turisti che arrivano da tutto il mondo con qualsiasi clima e c'è la Pompei delle lotte che vedono contrapposti sindacati e Soprintendenza. Una storia ancora tutta da scrivere. C'è la politica, ministri e primi ministri infuriati, pronti però per l'inaugurazione successiva. Ci sono i sindacati, in affanno e in guerra: c'è chi costringe alla chiusura del sito (Antonio Pepe, bi-cacciato dalla Cisl), chi propone lo sciopero al contrario (la Uil), chi lo sciopero generale (la Cgil), come in una gara. Ci sono i lavoratori, 400 in tutto (tra Pompei, Stabiae, Ercolano e Oplonti), che non percepiscono gli straordinari dal novembre scorso. C'è tutto il suk esterno, fatto di chioschi, bar, baretti, vendita di souvenir, acqua a 2 euro a bottiglietta e 5 per il parcheggio. E poi c'è la grande bellezza dei 60 ettari di città antica e dei turisti, migliaia, sempre, con 40 gradi all'ombra o con la pioggia, a cancelli aperti o chiusi, tutte le lingue del mondo in un solo posto. È questa la vera ricchezza di Pompei, che non conosce crisi nonostante davvero ce la mettano tutta per dare la peggiore immagine possibile. Senza dimenticare l'inchiesta della magistratura sulla scandalosa serrata di venerdì scorso. Sarà lunga e chissà se porterà da qualche parte. Nell'Auditorium si tiene un attivo dei delegati della Cgil. Due di Pompei, qualcun altro viene dai siti di Oplonti, Ercolano, qualcuno dalla Biblioteca Nazionale. La vertenza è nazionale, riguarda tutti i lavoratori dei Beni culturali, ma solo Pompei chiude. «Colpa di qualche capopopolo», il segretario generale della Cgil, Franco Tavella, parla dinanzi a una ventina di persone (di cui almeno cinque giornalisti). «Siamo pochi perché altrimenti anche noi avremmo provocato la chiusura del sito archeologico», spiega. E la Cgil è responsabile. È atteso il soprintendente Massimo Osanna, ma non si fa vedere. Quello che resta quasi inspiegabile è come faccia un solo sindacalista, il «capopopolo» Pepe, a tenere fuori dai cancelli migliaia di turisti. La Cisl, il suo sindacato, non ha vinto all'ultimo rinnovo della Rsu. La Uil ha stravinto. «Se i custodi sono spalmati su quattro turni, ci sono venti custodi a turno, basta che una decina di loro si fermino e gli scavi restano chiusi», Gaetano Placido è segretario provinciale Cgil. Mentre Ciro Mariano è uno dei due rappresentanti Cgil nella Rsu: «Le motivazioni di una mobilitazione dei lavoratori ci sta tutta. Questo governo non può pensare di risolvere i problemi di Pompei con i lavoratori precari. Da dieci mesi non percepiamo il salario accessorio e su uno stipendio di 1.200 euro incide tanto. Come Cgil stiamo cercando di evitare di chiudere gli scavi nei mesi caldi. Ma le assemblee sono legittime». Tavella prosegue il ragionamento: «Sono legittime. Anche quella di venerdì scorso lo era. Osanna l'ha autorizzata, doveva essere più illuminato e non autorizzarla. Ognuno si prenda le sue responsabilità. A Pompei non c'è l'eccellenza dell'organizzazione del lavoro. Pompei non è una catena di montaggio, con tutto il rispetto per la catena di montaggio, se il personale è dimezzato c'è un raddoppio dei carichi di lavoro. È disdicevole che quando si parla di disagio dei lavoratori si reclamino nuove leggi per reprimere un diritto sancito dalla Costituzione». E in un crescendo rossiniano: «I lavoratori che hanno maturato esperienza possono essere sostituiti da precari? Il soprintendente ne parla o gli interessano solo i capipopolo? Lo dico con franchezza se non saranno risolti i problemi non ci sarà un'assemblea ma uno sciopero generale perché ci assumiamo la responsabilità delle nostre battaglie». Marilena Fregola è l'unica donna presente, lavora alla Biblioteca Nazionale: «Lo scandalo è stato che i turisti abbiano aspettato un'ora e mezza o che noi aspettiamo i nostri soldi da quasi un anno?».