La Collezione Unicredit al Pavilion, con una selezione che comprende alcuni veri e propri tesori contemporanei (nella foto, l'Agricoltore di Sironi) , e, a Palazzo Reale, un viaggio archeologico per indagare i rapporti fra natura e mito. Da oggi, con inaugurazioni quasi sovrapposte, sono a tutti gli effetti operative le due grandi mostre che animeranno l'agosto artistico della città. L'intreccio fra uomo e ambiente in 180 tracce archeologiche. Una nuova mostra a Palazzo Reale Mentre i barbari adoravano foreste, fiumi e montagne, l'Olimpo dei greci, poi assorbito dai romani, era invece popolato da divinità umanizzate. L'uomo era al centro del sistema filosofico, religioso e sociale della classicità e questa eredità è rimasta così forte da condizionare ancora oggi le abitudini di vita se pensiamo a quanto più alta è la sensibilità ecologica nel Nord Europa rispetto al Sud. Che ruolo ha giocato, dunque, la natura nel mondo greco-romano? È la domanda su cui indaga la mostra archeologica «Mito e natura. Dalla Grecia a Pompei» curata da Gemma Sena Chiesa e Angela Pontrandolfo attraverso 180 opere convocate dai maggiori musei nazionali e internazionali fra cui l'Archeologico di Atene, il Kunsthistoriches di Vienna e il Louvre di Parigi. Aperta da oggi a Palazzo Reale, è un appuntamento da non mancare sia per la bellezza dei pezzi esposti che per l'allestimento di Francesco Venezia, concepito come uno spettacolo che a ogni stanza rinnova la scenografia. Il percorso si snoda in sei sezioni, cronologicamente e per temi, dall'VIII secolo avanti Cristo al II secolo dopo Cristo con una sezione di pittura parietale pompeiana. L'incipit offre subito a una scossa emotiva: in una nicchia chiusa sul fondo da uno specchio, biancheggia una statua in marmo di Trittolemo, l'eroe legato ai misteri Eleusini, che aiutò Demetra a seminare il grano e insegnò l'agricoltura ai Greci. A seguire, in una stanza labirinto con muri di acciaio corten, del colore della terra bruciata, sono raccolti oggetti di età arcaica dove la natura appare selvaggia e dove prevalgono le scene marine come nel grandioso naufragio dipinto nel vaso della fine del VIII secolo avanti Cristo del Museo di Ischia. Stupendi sono anche i piatti provenienti dall'Apulia, con rappresentazioni realistiche di diverse specie di pesci, tutte riconoscibili. Con il celeberrimo affresco del tuffatore, proveniente da una tomba di Paestum, si passa alla stanza successiva dedicata alla natura simbolica: Demetra (grano), Dioniso (uva e vino), Atena (olivo, olio) con un immenso carro di spighe e, fra i pezzi più curiosi, un'anfora panatenaica, di quelle che venivano riempite d'olio e donate agli atleti vincitori di gare in onore di Atena. Nel IV secolo la società cambia, diventa più ricca e amante del lusso. La rappresentazione della natura si trasforma in decorativa, ornamentale, e si sviluppa in meravigliosi girali, intrecci di fiori, giardini come quello delle Esperidi. In una sala luminosa con supporti di travertino chiaro possiamo ammirare una serie sbalorditiva di corone di foglie dorate di quercia, alloro, mirto usate per celebrare atleti, principi, defunti. È la prima volta che se ne vedono così tante insieme. E sempre in questa stanza è collocato anche il celebrato Vaso blu del I secolo dopo Cristo, oggetto di lusso estremo, forse imperiale, ritrovato a Pompei, un vetro-cammeo con scene di amorini vendemmianti in bianco su fondo blu. Seguono poi le pitture murali di paesaggi e nature morte, queste ultime appese dietro un bancone dove, come in un laboratorio di analisi, teche di vetro conservano semi, frammenti di uova, fibre, conchiglie, corrispondenti organici di quelli dipinti, ritrovati a Pompei. La natura, dunque, è stata via via umanizzata, conquistata, coltivata e resa artificiale dalla classicità. Per la sensibilità del Nord Europa, intanto, rimaneva un mistero, un ambito parallelo a quello umano, selvaggio e pericoloso tanto che nel Settecento sarà proprio il Nord a creare l'estetica romantica del Sublime.