Tiboni: «Brescia deve diventare più attrattiva». E promette: «Più dialogo in vista dell'approvazione» «Abbiamo disgenato una città a misura d'uomo, più attenta agli utenti deboli, al verde e alla qualità del tessuto urbano». Michela Tiboni è reduce dalla maratona per l'adozione della maxi-variante al Pgt. «Stanca» ma «soddisfatta». Spiega: «Spero che si capisca che abbiamo cercato di costruire uno strumento attraverso il quale ciascuno è chiamato a fare la propria parte per migliorare la città. È uno strumento, non la Panacea di tutti i mali». Assessore Tiboni, martedì notte, con l'adozione da parte del consiglio comunale, ha raccolto il frutto di due anni di lavoro. Soddisfatta? «Sì, è una buona proposta. Abbiamo lavorato come mai in passato sul "non costruito". Abbiamo dimezzato il consumo di suolo agricolo, ragionato sui parchi territoriali e sulle aree di mitigazione. Abbiamo reso concreto il concetto di "rigenerazione" e riuso delle aree dismesse». Come? «Per prima cosa togliendo le previsioni sulle aree agricole. È il punto chiave per rilanciare l'intervento di recupero delle aree dismesse. Il comparto Milano è paradigmatico: qui i costi di bonifica hanno inciso in maniera determinante, non rendendo competitivo il recupero rispetto alla costruzione su aree agricole. Costruire su aree verdi era conveniente per l'operatore ma non per la collettività. Abbiamo ribaltato la logica: recuperare aree degradata va a beneficio della collettività». Nelle linee guida avevate detto di voler passare da un'idea quantitativa di città, dove contava la crescita dimensionale ipotizzata dal Pgt Paroli-Vilardi, a un'idea qualitativa. «Certo, per questo abbiamo puntato su ambiente, accessibilità, lavoro, i tre pilastri del Piano. Abbiamo introdotto il concetto di "Bilancio di valore ecologico": se costruendo si fa perdere valore ecologico a un'area bisogna fare un'azione che compensi quella perdita. Il bilancio è largamente positivo e nelle aree dove non lo è, come Sanpolino, si prevedono rimboschimenti lungo tangenziale e autostrada. Accessibilità significa attenzione agli utenti deboli, zone 30, un potenziamento delle linee di forza del trasporto pubblico, in particolare nell'Ovest, ma anche miglior accesso ai servizi, potenziando la dotazione dei quartieri: 5 hub dei servizi sociali, punti di erogazione di servizi sanitari calibrati ogni 6-7mila abitanti. Puntiamo su una maggiore qualità degli spazi urbani e vogliamo riportare in città il lavoro, con zone produttive e mix funzionali: nuove produzioni, compatibili con le residenze». Già, però l'Arpa vi ha bacchettato per le previsioni produttive alla ex caserma Papa. «Arpa ha detto di non prevedere residenza, ma lì attorno, fino a via Oberdan, è già un tessuto misto: allargare solo la produzione acuirebbe i problemi. La mono-funzionalità non funziona. Si farà una Vas, ma noi, in linea generale, crediamo sia da favorire la compresenza di funzioni». Eppure vi viene rinfacciato che nel Piano non c'è un'idea di città. «Giudizi ingenerosi. Non c'è un'idea quantitativa, anche se non si chiude a una crescita demografica. Anzi, la popolazione potrebbe aumentare di 12-15mila abitanti. Ma questo ragionamento è sbagliato: con l'invenduto, già oggi le possibilità di crescita sono enormi. Se Brescia non cresce è perché non è abbastanza attrattiva: noi lavoriamo su questo, questa è la nostra idea di città. Una Brescia con più verde, con più qualità, con più servizi, con più lavoro». La promessa era azzerare il consumo di suolo, lo avete dimezzato... «Sì, ma la maggior parte del consumo sarà a Sanpolino che stiamo ridisegnando, con più vuoti e più servizi. C'era chi diceva che Sanpolino era il "tesoretto" della Loggia e non dovevamo rinunciare alle volumetrie. Invece abbiamo chiesto a tutti sacrifici e anche noi abbiamo ridotto la "nostra" Slp da 120mila a 83mila mq». Le critiche sono state anche aspre: opposizioni, Sel, associazioni ambientaliste. «Sì, ma lo scontro non è stato sui temi, ma sui modi. Ci eravamo dati una scadenza, metà 2015, per l'adozione: abbiamo fatto 18 commissioni e 15 incontri ma non c'è stato il tempo per il confronto e l'approfondimento che avrei voluto. È una critica che incasso, cercherò di fare tesoro degli errori in vista dell'approvazione della variante, prevista per febbraio-marzo. Cercheremo di costruire un percorso maggiormente condiviso, con incontri nelle zone e nei quartieri». Cosa si può migliorare in vista dell'approvazione? «Dovremo rivedere le norme di piano, insieme agli ordini professionali e al collegio costruttori. Abbiamo introdotto numerose novità, soprattutto in centro storico. Questi mesi ci serviranno da palestra».