L'ex presidente della Fondazione, Leone Paserman: mi avevano lasciato solo Nuova partenza per il Museo della Shoah. Con l'arrivo alla presidenza della Fondazione di Mario Venezia, figlio di Shlomo, uno dei pochi sopravvissuti di Auschwitz, il processo che porterà alla sua realizzazione cambierà marcia. Ma il nuovo corso dovrà superare problemi e polemiche, cominciando dalla riorganizzazione della squadra di ricercatori che dovrà curare i contenuti dei progetti legati alla memoria. Sono dieci anni che Roma attende questo museo, presente in tutte le grandi capitali del mondo, da Washington a Berlino, da Gerusalemme a Parigi: verrà edificato a Villa Torlonia (che fu la principale residenza di Mussolini) ma ancora non è stata messa la prima pietra. «Un cammino lento, ma non più di altre iniziative in corso di realizzazione a Roma afferma Mario Venezia . Ci sono ancora passaggi burocratici da compiere come un'ulteriore deroga del governo al "patto di stabilità", dopo quella concessa dal governo Monti. La gara di appalto per la costruzione, però, è già stata assegnata». Ma il nodo principale delle polemiche in questo momento, che ha anche portato alle dimissioni del precedente presidente Leone Paserman, sono le future assunzioni nella Fondazione. «Secondo il consiglio spiega il presidente Mario Venezia i ricercatori, storici e archivisti, rappresentano un elemento che valorizzerà il futuro Museo. E chi ha già lavorato alla Fondazione ha contribuito a raccogliere un fondamentale patrimonio librario, di opere filmiche e fotografiche, e ha realizzato importanti mostre. Adesso si tratta di trovare un punto di equilibrio aggiunge fra il pieno rispetto della normativa del "jobs act" e la necessità di non privarsi di questo patrimonio di conoscenze». La Fondazione è stata guidata per oltre sette anni da Leone Paserman, che pochi mesi fa ha presentato le dimissioni. diventate irrevocabili lunedì, per motivi familiari ma anche perché «ero rimasto solo. Noi avevamo dei contratti a progetto che erano scaduti tutti tra marzo e giugno e quindi non avevo più nessun collaboratore. In questi sette anni penso di aver svolto bene il mio compito prosegue ma alla fine ero in condizioni di non poter più lavorare: non avevo né segreteria, né amministrazione, né personale». Nella fondazione sono presenti organi istituzionali come il Campidoglio, la Regione e la Città Metropolitana (oltre alla Comunità ebraica di Roma e all'Associazione Figli della Shoah) per cui la Corte dei Conti nel 2013 aveva espresso un parere «molto articolato nel quale era riportato che una fondazione partecipata da enti pubblici deve rispettare tutte le norme previste in materia di assunzione del personale spiega Paserman . Noi avevamo regolarissimi contratti a progetto, adesso si devono fare i nuovi bandi». Prima vi erano 19 persone part-time, forse diventeranno qualcuna di meno full-time, mentre il direttore scientifico Marcello Pezzetti, contento che sia alla guida della Fondazione il figlio di uno dei suoi più vecchi amici afferma: «Vediamo come evolve la situazione, anche io sto aspettando e non è che si può buttar via il lavoro fatto. Stanno preparando i bandi prosegue Marcello Pezzetti e credo che il nuovo consiglio di amministrazione farà di tutto per offrire a questa città un centro che sia di eccellenza. Non so quanto ci vorrà per arrivare a un museo ma fin d'ora bisogna offrire un luogo di consulenza al più alto livello». Il neo-presidente si augura che «tutti gli interessati alle tematiche della Memoria siano coinvolti nel progetto». E il progettista Luca Zevi spiega che «il nuovo Museo vuole rappresentare in maniera esplicita quello che è stata la Shoah: una scatola nera nella storia d'Europa, un suicidio culturale prima ancora che fisico. Così l'edificio è una scatola nera sollevata dal suolo perché passandoci sotto si abbia la sensazione di una tragedia che incombe sulle nostre coscienze e la cui elaborazione è ancora quanto mai urgente».
Roma. Museo della Shoah, ripartenza con polemica
Il nuovo presidente della Fondazione per la Memoria della Shoah, Mario Venezia, ha affermato che il processo di realizzazione del museo è in corso, nonostante le polemiche e i problemi burocratici. La gara di appalto per la costruzione è già stata assegnata, ma ci sono ancora passaggi da compiere, come la deroga del "patto di stabilità" del governo. Il nodo principale delle polemiche è le future assunzioni nella Fondazione, che rappresentano un elemento importante per il futuro museo. Il presidente ha spiegato che il museo vuole rappresentare la Shoah come una scatola nera nella storia d'Europa, un suicidio culturale prima ancora che fisico.
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