Clima più disteso in Consiglio. Niente guerra sugli emendamenti Se un bresciano residente all'estero tornasse in città solo tra cinque anni potrebbe trovare abitazioni, negozi e uffici al posto delle macerie industriali del comparto Milano e di via Orzinuovi. Un grande parco a Buffalora. Un altro al posto della Caffaro. Lo stadio Rigamonti ricostruito ex novo. Un nuovo palazzetto dello sport al posto del ciambellone Aib. Un campo d'atletica a Sanpolino. E non vedrebbe l'estensione del cemento sui campi di periferia. Tutto questo se prenderà corpo l'idea di città disegnata dalla nuova variante al Pgt approvata ieri notte in consiglio comunale. «Non un libro dei sogni», per dirla con il sindaco Del Bono ed i suoi assessori, «ma un atto di concretezza» che terrà conto anche del potenziamento dei trasporti e dei servizi sociali. «Rigenerazione» è il motto di questa nuova programmazione urbanistica, che ha puntato a dare nuova vita a strutture fatiscenti, dimezzando per la prima volta, dal Dopoguerra ad oggi, le aree edificabili. Il primo cittadino cita un noto proverbio Navajo per spiegare la filosofia soggiacente al piano («non ereditiamo la terra dai nostri padri ma la prendiamo in prestito dai nostri figli«) e dice di non comprendere le critiche ambientaliste che volevano «zero consumo di suolo». Per lui il punto di forza sarà il nuovo volto di via Milano: «Ieri il ministero ha imposto la bonifica della Caffaro e ha promesso l'arrivo di 42milioni. Serviranno anni, ma come per il quartiere Carmine il cambiamento arriverà». Per l'assessore all'urbanistica Michela Tiboni, nella variante «è stato fatto il meglio che si potesse fare. Anche laddove l'Arpa ha espresso criticità, ovvero sul nuovo residenziale alla caserma Papa e alla Maf Logistic, faremo una apposita valutazione strategica». E rigetta l'accusa lanciata dal precedente assessore, Paola Vilardi («hanno lasciato l' 80 per cento dei nostri progetti ma facendo venir meno le strategie per il futuro, le grandi opere»). Ricorda la tutela delle attività produttive e del commercio, senza aggiungere altri centri commerciali ai tre già previsti (nuova Coop ai magazzini generali, Esselunga in via Triumplina e polo della casa a Sant'Eufemia). Certo non sono mancate le critiche delle opposizioni, che hanno accusato la maggioranza di non aver concertato le scelte urbanistiche. Mattia Margaroli (Forza Italia) punta il dito «contro i nuovi 30mila metri quadrati di aree edificabili concesse nel comparto Milano» anche se Aldo Boifava spiega che sono stati concessi alla società Basileus a compensazione delle bonifiche fatte e per garantire la realizzazione del museo Musil. Nicola Gallizioli (Lega Nord) chiedeva che venissero stralciate le varianti che prevedono nuovo consumo di suolo (Editoriale Bresciana in via Sostegno, Editrice La Scuola in via Diaz, Maf Logistic). Nini Ferrari (X Brescia Civica) stigmatizza la «rinuncia» al terreno per realizzare il nuovo carcere (a Verziano) ma soprattutto al campus universitario alla Randaccio. Le critiche della minoranza non sono però sfociate in un atteggiamento ostruzionistico Anzi. Il clima in consiglio comunale è disteso e collaborativo come non mai. I duecento emendamenti (141 quelli dei Cinque Stelle, 56 quelli di Lega, FI e X Brescia Civica) non sono stati tutti discussi per ritardare i lavori. Sono stati votati dopo una veloce lettura. Ed i lavori non sono proseguiti fino all'alba, come si temeva. Accolte tre istanze Cinque Stelle: sarà esteso il concetto di rigenerazione ai siti inquinati da pcb e diossine dove si valutano bonifiche «anche di tipo sperimentale» e si dice sì al mantenimento dei servizi socio-sanitari in mano pubblica. Accolto pure l'emendamento di Francesco Onofri (Piattaforma Civica) che chiede un nuovo collegamento viario tra il quartiere Fiumicello e via Milano. Passano anche degli emendamenti del Centrodestra: si rivedranno le previsioni urbanistiche per l'ex ospedale Sant'Orsola, l'Editrice la Scuola e il centro commerciale Flaminia mentre vengono stralciate le nuove previsioni vicino alla fermata metrò Casazza. La maggioranza boccia tutte le altre richieste di stralcio dei progetti urbanistici: il dormitorio resta in via Trivellini (era stato chiesto di farlo tornare in via Nullo); restano le aree residenziali in prossimità delle fermate metrò, alla ex Ideal-Clima e Standard ed il polo logistico Italgros a Buffalora. A settembre scattano i due mesi per le osservazioni. Poi a febbraio l'entrata in vigore definitiva del piano.