È UN UOMO da museo. Presidente del sistema museale dell'Ateneo torinese. Per otto anni presidente dell'Associazione nazionale Musei scientifici. Da quaranta direttore del Museo di Anatomia, che si trova in corso Massimo d'Azeglio 52. E qui ci vuole un inchino, più che a lui, al museo: «Possiede la più grossa collezione di calchi di sepolture paleolitiche al mondo, tutte avvenute fra 10.000 e 25.000 anni fa», spiega. Giacomo Giacobini, 69 anni, docente di Anatomia umana a Medicina, alto, dinoccolato, arguto e sorridente, mette subito le cose in chiaro: «I musei sono una delle cose più importanti al mondo e sono bellissimi». Il sospetto è che consideri l'intero mondo un museo. Lui stesso, in fondo, è un museo fatto persona. Sarebbe un perfetto collezionista d'ossa. Ma nella vita ha collezionato quasi di tutto tranne che ossa: figurine, francobolli, minerali, armi antiche e palle di cannone, conchiglie, monete, libri sette-ottocenteschi di tema naturalistico, stampe di scimmie antropomorfe. Sulle ossa lavora. La sua ricerca è di tipo paleoantropologico e il suo argomento preferito è l'Uomo di Neanderthal. È uno dei massimi specialisti al mondo. Ne parla con tutta l'ammirazione e l'entusiasmo che può concedersi un rigoroso scienziato: «L'uomo di Neanderthal è il primo fossile umano scoperto. È l'uomo fossile per eccellenza, quello meglio conosciuto; l'ultimo uomo diverso da noi, che siamo Homo sapiens, vissuto nel nostro territorio. È il vero europeo, perché è qui che si è differenziato, circa 500.000 anni fa. Noi invece siamo i discendenti di una nuova ondata dall'Africa: eravamo noi gli immigrati clandestini». Riassume così la sua storia: «Ero un ragazzo interessato agli aspetti naturalistici, a cui è stato consigliato di fare Medicina, perché ai tempi sarebbe stato difficile trovare lavoro con Scienze Naturali». Era la seconda metà degli anni Sessanta. «Ho avuto la fortuna di laurearmi nel 1971, quando sono aumentati gli studenti e sono cresciuti i posti di insegnamento a disposizione. Io, laureato a luglio, ho avuto un posto da assistente incaricato già a settembre». A quel tempo le sue passioni erano la subacquea e la preistoria. «Sono nato a Fobello, alta Val Sesia, vicino a Varallo, ma sono cresciuto a Torino racconta Uno dei più vecchi ricordi che ho di me è mentre disegno un dinosauro. E anche una visita al museo di zoologia. Alle elementari facevo la collezione di figurine di animali». La sua prima vita universitaria è stata come neurochimico. Studiava le sinapsi nello sviluppo embrionale, un po' a Torino e un po' all'Istituto Pasteur di Parigi. «È andata avanti per una decina d'anni ricorda Giacobini poi è stato difficile mantenere le collaborazioni che mi interessavano, quindi ho cambiato argomento di lavoro ed è cominciata la mia seconda vita universitaria. Con l'Uomo di Neanderthal». La Sovrintendenza archeologica gli chiede di rivedere una vecchia collezione di ossa proveniente dalla Caverna delle Fate di Finale Ligure. «In mezzo a una marea di ossa di orso delle caverne, ho trovato tre frammenti di ossa di Uomo di Neanderthal. Un colpo di fortuna. Era il 1981». Li conserva ancora in una scatola: uno è un frammento di osso frontale di bambino; il secondo è un'arcata sopraccigliare sviluppata con mezza mandibola sinistra dove è attaccato un dente; il terzo è un frammento di mandibola di adulto. «Quando ho visto lo spazio retromolare così ampio, mi è venuto un mezzo infarto. Confermava il fatto che avevamo trovato i primi Neanderthal dell'Italia settentrionale. Li avevano scoperti a fine Ottocento, ma non erano mai stati identificati. Con nuovi scavi abbiamo trovato altri resti umani». Poco dopo la scoperta, è cominciata la sua terza vita lavorativa, quella museale. «Al centro dell'attività di divulgazione c'è il desiderio di trasmettere le conoscenze sulle nostre origini», spiega. Sono trent'anni che organizza mostre sull'Uomo di Neanderthal e sulla Preistoria e si occupa di tutti gli aspetti museali. Per chiudere il cerchio, non è detto che non diventi anche lui un oggetto da museo, come un suo predecessore: magari lascia lo scheletro o il cranio all'Ateneo. Non è ancora del tutto convinto. Ci penserà nella sua quarta vita prossima ventura, quella da pensionato.
Il collezionista di (antiche)ossa con la passione per Neanderthal
Giacomo Giacobini, 69 anni, è un docente di Anatomia umana a Medicina e presidente del sistema museale dell'Ateneo torinese. È uno dei massimi specialisti al mondo sull'Uomo di Neanderthal. Ha collezionato quasi di tutto tranne che ossa, ma lavora con le ossa e ha una grande collezione di calchi di sepolture paleolitiche. Ha iniziato la sua carriera come neurochimico, ma poi si è concentrato sull'Uomo di Neanderthal. Ha scoperto tre frammenti di ossa di Uomo di Neanderthal in una vecchia collezione di ossa proveniente dalla Caverna delle Fate di Finale Ligure. Questa scoperta ha confermato il fatto che i Neanderthal erano presenti in Italia settentrionale.
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