Può sembrare strano, perché il mare si è allontanato di quasi dieci chilometri, ma un tempo la località di Classe, oggi frazione del comune di Ravenna, era un porto che ospitava una flotta permanente della marina militare dell'impero romano e, in epoca bizantina, la sede principale della flotta di Costantinopoli in Occidente. Classe deriva infatti dal latino classis , appunto flotta. E da oggi sarà più facile immaginarlo perché l'Antico Porto torna alla luce con un nuovo allestimento, dopo un lungo lavoro di scavi. L'inaugurazione si terrà stasera alle 19, presente il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, quando per raggiungere Classe e partecipare a una speciale visita guidata ci si può unire al bike trekking «Sulle orme di Sant'Apollinare», in partenza da Piazza del Popolo alle 17.30 (prenotazioni 338 5097841). Il sito dell'Antico Porto rappresenta la prima tappa del Parco Archeologico di Classe, sviluppato intorno alla grande Basilica di Sant'Apollinare, che crescerà ulteriormente l'anno prossimo con il Museo della Città e del Territorio, ricavato nell'ex zuccherificio e, in un secondo momento, con gli scavi della basilica di San Severo. Il Porto di Classe fu per secoli uno degli scali più importanti del mondo antico, in grado di contenere 250 navi da guerra contemporaneamente: Ottaviano Augusto, verso la fine del I secolo aC, fece costruire imponenti moli per consentire alle navi l'accesso dal mare e insediò la flotta imperiale a controllo dell'intero Mediterraneo orientale; nel corso del V secolo, con Ravenna capitale, Classe diventò un'importante civitas , sia sbocco commerciale che baluardo militare verso il mare. A questo periodo risale l'impianto generale delle strade e degli edifici al centro del progetto di rendere un museo a cielo aperto l'Antico Porto. L'infrastruttura portuale è stata ricostruita nel suo complesso, su una superficie di circa 10mila metri quadrati, coi magazzini per lo stoccaggio delle merci, i laboratori artigianali, i collegamenti che conducevano dalle banchine all'isola al centro del canale portuale, la strada selciata dalla quale partivano i carri con le merci verso Ravenna, le aree di rimessaggio delle imbarcazioni. L'obiettivo è immergere i visitatori nella vita quotidiana dello scalo all'epoca del suo massimo splendore, nel viavai giornaliero di legionari, mercanti, magazzinieri e artigiani, grazie anche a multiproiezioni a parete e a pavimento, nel centro visite introduttivo, e alle lastre prospettiche serigrafate, collocate lungo il percorso, che propongono la ricostruzione delle architetture non più presenti sovrapponendosi col panorama circostante, in modo che il luogo sia coinvolgente, accessibile e leggibile da tutti.