L'allestimento del Museo di Salò da poco inaugurato, il Musa, si presta a un'approfondita discussione. Da salodiano mi chiedo su quali basi debba nascere uno spazio pubblico attrezzato nel quale esporre informazioni e riflessioni riguardanti i luoghi della propria vita, consegnatici dalla storia, da far conoscere, oltre che ai residenti, ai forestieri. Prescindendo dal fatto che non avrei disdegnato una spiegazione del contesto geograficogeologico, sicuramente avrei collocato in apertura di percorso una serie di reperti romani (corredi tombali della Necropoli del Lugone, secc. II-VI d.C.) oggi dislocati in un'altra raccolta, sempre a Salò, presso palazzo Coen, ricordando che il Museo di Gavardo racconta da tempo l'iter della scoperta degli antichi reperti salodiani, e ne detiene i pezzi più significativi. A documentare l'antico tesoro pergamenaceo medievale (Bibbia Atlantica, Antifonari miniati), con tutto quel che esso ha significato nella storia del Duomo e della città benacense, io credo che non siano necessari quattro contenitori in vetro, che lascino vedere solo la copertina in pelle borchiata di quattro preziosi volumi. Potrebbe bastarne uno in esposizione; aggiungerei, semmai, un video che commenti le pagine più belle, sfogliate dall' intervento digitale del visitatore. Trovo davvero suggestiva la sala dedicata al Duomo, tanto che, forse, l'avrei anche arricchita di ulteriori oggetti e documenti. Il tema della cultura (Accademie scientifico-letterarie) e della filantropia nella promozione dell'assistenza (Monte di pietà e Lazzaretto) e dell'istruzione (si pensi solo al collegio dei Padri Somaschi!) avrebbero bisogno di una maggiore attenzione. Sull'Ottocento e sulla lavorazione del cedro sorvolo. Mi preme, invece, porre l'accento sulla trasformazione epocalestrutturale che Salò visse dopo il terremoto del 1901. Si aprirono allora diverse aspettative e si impostò la nuova economia del turismo. Vie e mezzi di comunicazione, passeggiate a lago modificarono profondamente l'assetto urbano e il paesaggio. Salò puntò, prima tra tutti i centri lacustri, ad aggregare l'intero Lago di Garda per promuovere il turismo e le attività sportive sull'acqua. Ancora una volta, per parlare di Salò si comprende quanto sia necessario aprire lo sguardo a un contesto gardesano ben più ampio, oltre l'ambito cittadino. Mi rendo conto che sto correndo, ma mi preme accennare all'episodio della RSI. Su questo tema le ferite non sono del tutto rimarginate. Eppure, io trovo facile, ed anche comodo, non prendere posizione. Anzi, si prende posizione tacendo. Per esempio, pur rispettando la problematicità delle scelte soggettive dei giovani di allora (la frase di Italo Calvino contenuta nel Sentiero dei nidi di ragno è calzante!), non si possono trascurare alcuni drammatici dati oggettivi: la RSI mantenne in vigore le leggi razziali, e l'amministrazione della RSI organizzò le deportazioni dei condannati allo sterminio. Almeno su queste cose il giudizio storico potrebbe essere condiviso. Chiudo con una nota personale, accennando alla Civica Raccolta del Disegno: la vera novità che Salò può registrare nell'acquisizione patrimoniale di opere d'arte degli ultimi trentacinque anni. Io credo che, con legittimo orgoglio, il mio nome (allora ero assessore alla cultura che dialogava con gli artisti e i critici dell'arte) possa figurare con quello di Attilio Forgioli e di Flaminio Gualdoni tra i fondatori di questa Raccolta. Così come sarebbe importante ricordare che gli inizi di quell'avventura furono sostenuti finanziariamente da sette cittadini salodiani i quali credettero alle nostre fantasie. Pregherei, dunque, gli organizzatori dell'allestimento del MuSa di rimediare a questo peccato di omissione. In tal modo si potrà realizzare nei fatti quella che il Direttore del MuSa ha sempre dichiarato voler ottenere: la condivisione della conoscenza. Un'operazione importante come quella del MuSa dovrà, infine, passare al vaglio di una verifica finanziaria. Io auguro che i conti della gestione tornino. Mi chiedo se siano state fatte previsioni di marketing. Tutto ciò premesso, faccio voti perché quest'avventura (con i dovuti aggiustamenti) abbia lunga vita.