Scritte minacciose contro il sindaco e l'assessore Maran lungo i cantieri del metrò 4 La protesta contro il taglio degli alberi per la costruzione della nuova linea metropolitana M4 è esplosa con insulti e scritte minacciose contro il sindaco Giuliano Pisapia e l'assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran. La risposta della giunta: «Non ci fermiamo». I cantieri saranno presidiati. La polizia ha aperto un'indagine. Da una parte gli alberi addobbati con grandi occhi e cuori rossi. Dall'altra le ingiurie e le minacce tracciate con la vernice. E poi: quelli che nei giorni scorsi abbracciavano le piante e quelli che ieri mattina inveivano contro gli operai («assassini, fate schifo», le grida che si possono sentire anche in numerosi video su Facebook). La protesta contro il taglio degli alberi previsto per la realizzazione della nuova linea metropolitana M4 ha più sfaccettature. Una di queste si è palesata ieri, in viale Argonne, con insulti e minacce contro il sindaco Giuliano Pisapia e l'assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran. «Pisapippa (storpiatura del nome del sindaco coniata da Beppe Grillo, ndr) puzzi di mafia» e «Maran ammazzati»: grafia semplice, sottili linee bianche lasciate sull'asfalto del viale, all'altezza di via Illirico, e subito cancellate dal Nucleo urbano intervento rapido dell'assessorato ai Lavori pubblici. Stesso destino per altre che tappezzavano le cesate del cantiere, insieme a cartelli e disegni: un paio di «Grazie Maran» in mezzo a una selva di croci, accuse al Pd e un cartello che ricorda uno scontro polemico tra Adriano Celentano (spalleggiato poi da Grillo) e il sindaco, proprio sulla questione del verde sacrificato: «Il prezzo degli alberi, il costo del metrò linea 4... Milano non è né rock né lenta. È una vergogna con la puzza di mafia che gli gira per strada». Nell'arco della giornata gli operai hanno proseguito con le motoseghe (in realtà qualche decina di metri più avanti, all'altezza di via Pietro da Cortona) e polizia e digos hanno aperto un'indagine, così come per le scritte apparse nei giorni scorsi in varie parti della città contro il carcere duro del 41 bis, e hanno presidiato il cantiere. Intanto la condanna è unanime. «La mia passione per la politica e l'impegno civico è superiore a queste minacce. Non sono le prime reagisce Maran forse non saranno nemmeno le ultime, ma continuerò a battermi perché si possano fare in maniera onesta opere utili, dialogando con chiunque voglia confrontarsi ma non fermando i cantieri perché qualcuno resta contro». Al fianco di Pisapia e Maran si schierano giunta e Pd. «Parole tristi, vili e vergognose», le bollano i segretari metropolitano e regionale, Pietro Bussolati e Alessandro Alfieri. Lo stesso fanno i contendenti delle primarie Pierfrancesco Majorino, che bolla gli autori «ecofascisti», ed Emanuele Fiano, secondo cui «il cambiamento non si fermerà con le minacce». «Quando la protesta arriva a tanto dice Mirko Mazzali (Sel) raggiunge un punto di non ritorno», mentre per la Sinistra per Pisapia «questi gesti avvelenano il clima e vanificano l'impegno e la civile protesta dei cittadini». «Vicinanza», infine, anche da Forza Italia. In quell'angolo di cantiere hanno passato la notte tra domenica e lunedì alcuni giovani del gruppo «573 alberi da salvare», vicino al M5S,, e in alcune immagini postate online si possono vedere il presidio e le scritte già presenti sul selciato. Sempre ieri, il consigliere comunale pentastellato Mattia Calise ha scritto su Facebook: «Sindaco giunta zerbini dei costruttori continuano la loro violenza cieca e sorda contro i 573alberi». I dem attaccano: «Si dissocino dalle minacce». E in serata viene rilanciato dal movimento, schierato a difesa degli alberi, il «comunicato n 89». «Il M5S Milano e il coordinamento 573alberi si dissociano dalle scritte», affermano. «La nostra unica "firma" sono i cuori e gli occhi sugli alberi, una protesta pacifica e artistica che portiamo avanti da mesi».