Il caso denunciato da Sgarbi. Fine indagine per due fratelli e Daniele Benati di Italia Nostra Ci sono tre indagati per il trasferimento all'estero del dipinto La Vergine in preghiera del maestro bolognese Annibale Carracci, capolavoro di fine Cinquecento che fino al 2013 si trovava in una collezione privata sotto le Due Torri e successivamente battuto a un'asta Dorotheum a Vienna per 389 mila euro e il 28 gennaio di quest'anno da Christie's a New York per 965 mila dollari. L'avviso di fine indagine per concorso nell'esportazione illecita di opera d'arte è stato notificato ai due comproprietari dell'opera, i due fratelli bolognesi P.G. e C.G., e al critico d'arte, professore dell'Alma Mater e presidente della sezione bolognese di Italia Nostra, Daniele Benati. A segnalare il caso fu Vittorio Sgarbi, che a febbraio a pochi giorni dall'inaugurazione della mostra «Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice», da lui curata, attaccò Benati, ritenendolo «moralmente responsabile per quel trasferimento». Partendo da quelle dichiarazioni la Procura aprì un fascicolo a carico di ignoti, affidato alla pm Morena Plazzi, con la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini: adesso per quel trasferimento risultano indagati in tre, compreso Benati. Secondo la ricostruzione del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, guidati dal capitano Ciro Imperato, i due fratelli nel 2011 dopo aver avuto una perizia di Benati che attestava la paternità dell'opera a Carracci, si sarebbero accordati con i responsabili della casa d'aste Dorotheum per trasferire l'opera in Austria ma sotto la falsa definzione di «dipinto scuola emiliana di autore ignoto», per aggirare le norme sull'esportazione di opere d'arte. Il quadro sarebbe stato successivamente collocato sul mercato estero attraverso una seconda perizia di Benati, favorendo secondo gli investigatori la vendita. La vicenda rientra nel fuoco di querele e attacchi tra Sgarbi e Benati: il professore era tra i 210 firmatari della lettera che criticava la mostra organizzata da Sgarbi, definendola «priva di alcuna motivazione scientifica». Il critico d'arte non la prese bene e replicò a Italia Nostra con parole dure: per quelle frasi ha ricevuto un avviso di fine indagine per diffamazione. «Io sono stato criticato per aver spostato un quadro di 200 metri e Benati si scandalizzò, ma a quanto sembra non ha avuto la stessa reazione quando è venuto a conoscenza della presenza di un Carracci all'estero» attacca Sgarbi. «Se avesse segnalato al Ministero, a Fabio Roversi Monaco o altri, quel quadro sarebbe tornato in Italia aggiunge Sgarbi . Presto segnalerò altri casi, si tratta sempre di firmatari di quel documento contro di me». Benati spiega di «essere tranquillo, quando i magistrati vorranno sentire la mia versione darò tutte le spiegazioni». Per i suoi avvocati, Gino Bottiglioni e Giulio Volpe, «il professore è del tutto estraneo alla vicenda». «La cosa ci lascia sorpresi, non abbiamo ancora preso visione degli atti, presenteremo una difesa dopo averli consultati, confidiamo di riuscire a chiarire alla magistratura» dicono i legali.