I lavori per realizzare i sottoservizi in una città storica come Mantova riservano sempre delle sorprese. La conferma è arrivata dal cantiere per la posa della rete del teleriscaldamento in via Nievo, da parte di Tea Sei. Gli scavi hanno permesso di mettere in luce alcune strutture archeologiche di notevole interesse, confermando le conoscenze finora acquisite e in parte arricchendo di nuovi dati la storia della città di Mantova. Durante i lavori di assistenza, svoltisi sotto la direzione scientifica di Elena Maria Menotti della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e direttrice del Museo Archeologico di piazza Castello, sono emersi elementi importanti relativi agli assetti di Mantova in età medioevalerinascimentale. A illustrare quanto si è potuto scoprire è Gianpaolo Rodighiero, operatore archeologico e assistente agli scavi per Tea Sei. «Questa zona della città - spiega Rodighiero - era posta all'interno della seconda cinta urbica, presumibilmente costruita in materiale deperibile fra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo e collocata a ridosso del Rio. Furono contestualmente messe in opera quattro nuove porte di accesso alla città: Porta Leona, posta sull'asse dell'attuale corso Umberto I; Porta del Monticello, sull'asse di via Roma; Porta dell'Ospedale (detta poi degli Arlotti), sull'asse di via Pomponazzo; Porta Nuova, in corrispondenza di via Fratelli Bandiera». «In base alla mappa di Gabriele Bertazzolo, che risale al 1628 e che riproduce la situazione urbanistica mantovana alla fine del XVI secolo - aggiunge l'operatore archeologico - possiamo ipotizzare che via Nievo fosse già esistente, con un assetto piuttosto simile a quello attuale. Via Nievo era suddivisa in due parti: contrada Corta, posta verso l'attuale teatro Sociale, e contrada Santa Croce Vecchia, verso via Verdi. Contrada Corta fu poi intitolata a Ippolito Nievo nel 1867, mentre contrada Santa Croce Vecchia fu dedicata allo scrittore nel 1871». In base ai ritrovamenti effettuati, acquista però particolare rilevanza la presenza di alcune evidenze archeologiche che attestano la frequentazione dell'area già in età protostorica. «Queste ultime - conferma Rodighiero - hanno restituito numerosi frammenti ceramici relativi al vasellame utilizzato all'epoca; frequenti anche i reperti ossei: con ogni probabilità si tratta dei resti dei pasti dei mantovani dell'epoca, che forniscono informazioni sull'alimentazione in età preromana e sulla fauna presente in quei secoli». Il materiale ritrovato sarà in seguito oggetto di analisi e di studio, al fine di interpretare più correttamente i dati emersi e di collocarli cronologicamente con più precisione. Così come in altre occasioni, le lavorazioni relative ai sottoservizi da un lato consentono di migliorare la qualità della vita dei cittadini (costretti a sopportare qualche inevitabile disagio durante le fasi di cantiere), dall'altro fanno emergere nuove preziose informazioni, relative alla morfologia ed alla storia della città antica. Pur nel rispetto dell'attività di studio dei reperti, le lavorazioni di cantiere previste da Tea Sei non subiranno ritardi o slittamenti, come era invece accaduto in altre occasioni assimilabili, vedi il cantiere di piazzale Mondadori.
MANTOVA - Il cantiere di Tea svela un pezzo di città antica
I lavori per la posa della rete del teleriscaldamento in via Nievo a Mantova hanno messo in luce strutture archeologiche di interesse storico. La zona era posta all'interno della seconda cinta urbica, costruita in materiale deperibile tra il XII e il XIII secolo. Furono trovate quattro nuove porte di accesso alla città, tra cui Porta Leona, Porta del Monticello, Porta dell'Ospedale e Porta Nuova. La via Nievo era suddivisa in due parti, contrada Corta e contrada Santa Croce Vecchia. I ritrovamenti archeologici includono frammenti ceramici e reperti ossei, che forniscono informazioni sull'alimentazione e sulla fauna in età preromana.
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