Per qualche mese lo scorso anno i dipendenti del MiBACT si sono affannati in una polemica senza fine tra i fautori e i detrattori del nuovo corso voluto dal mostro bifronte Renzi Franceschini. Uno scontro direi naturale tra i soliti yesman e i contro per definizione , che è possibile trovare in qualsiasi ambiente di lavoro. Risultato ? Tiriamo a campa' generalizzato e tanta, tanta confusione. Oggi, a distanza di tempo, è possibile finalmente scorgere il piano perseguito dal duo Renzi Franceschini, senza dar vita a nessuna spy story, ma analizzando semplicemente i fatti. L'obiettivo strategico finale è smontare il giocattolo "beni culturali" voluto da Spadolini per eliminarlo fisicamente dall'ordinamento. Gli strumenti adottati si sono esteriorizzati in una riforma del ministero scritta da universitari bellicosi tendenti a dimostrare l'inefficienza dei burocrati statali per definizione tali (cioè inefficienti). In quel caso, la giustificazione data sulla riforma è stata in ossequio alla c.d. spending review, cioè in un taglio delle figure dirigenziali a vantaggio di un presunto risparmio di fondi ed a un miglioramento complessivo della funzionalità del sistema. Ad oggi i dirigenti sono sempre gli stessi (nel numero effettivo) con un taglio dei fondi che si è concentrato esclusivamente sui dipendenti non dirigenziali del Ministero con la decurtazione del c.d. FUA (Fondo Unico di Amministrazione) e con il taglio delle cc.dd. spese di funzionamento e delle locazioni passive (quest'ultimo teorico più che pratico). Il neorenzismo, basato sul "fate come dico io e basta", con tanto di zeppola fastidiosissima, ha spinto talmente tanto per l'adozione delle riforma ministeriale da attuarla con un Decreto Presidente Consiglio dei Ministri, anziché con Decreto Presidente della Repubblica. Ciò in barba a tutte le naturali leggi di controllo costituzionale dell'operato del governo. Di questo se ne è parlato poco sui giornali o sulla rete, ma la gravità di quanto fatto non può essere sfuggita agli omertosi complici del sistema, che si sono accontentati di una poltrona pur di non mettersi contro il supremo reggitore delle sorti dello stato (tutto volutamente con la minuscola). E' sufficiente evidenziare che con il D.P.R. si avrebbe avuto un "sano" passaggio nelle Commissioni Parlamentari oltre che ad un "sano" giudizio al Consiglio di Stato (quantomeno per verificare la correttezza giuridica dell'obbrobrio neoregolamentare). Ciò non si è verificato grazie alla scelta dello strumento del DPCM che ha avuto un semplice controllo di correttezza dei conti. Il secondo passaggio per lo smontaggio del giocattolo "beni culturali" si è avuto con la struttura del disegno organizzativo attuato con la riforma: un incredibile minestrone di competenze mescolato in più calderoni isolati tali da realizzare la paralisi dell'amministrazione per mesi. Ancora oggi, nonostante le promesse del solito neorenzismo, una parte consistente delle riforme risulta non attuata mancando le nomine dei superdirigenti dei Musei autonomi, frutto di un farneticante bando di concorso che dopo accurata selezione porterà alla scelta voluta da un'unica persona: il ministro Il secondo passaggio dello smontaggio del giocattolo "beni culturali" è arrivato puntuale e imperioso con la nomina dei dirigenti centrali e periferici, voluti non si sa bene da chi, ma forse possiamo immaginarlo. Ciò che colpisce è la scelta fatta di affidare competenze specifiche di uffici a dirigenti con competenze professionali del tutto diverse. Così, impassibilmente, abbiamo assistito alla nomina di un dirigente amministrativo alla Direzione generale archeologia ( mi raccomando, non archeologica, suonerebbe troppo bene..), di un dirigente archivista alla Direzione generale organizzazione e personale, di un dirigente architetto alla gestione del Colosseo, di una pletora di archivisti ai segretariati regionali e così via. Come dicevo, un minestrone riscaldato in diversi calderoni tale da risultare totalmente indigesto. Un ulteriore passaggio si è avuto con l'innalzarsi del vessillo del turismo a salvatore del giocattolo "beni culturali", senza FARE NULLA AL RIGUARDO. E' proprio così: non una direttiva, non una indicazione dal livello politico su cosa fare per il turismo negli uffici del Ministero. Tanto che per i corridoi degli uffici ministeriali si è sparsa la voce che l'attribuzione del turismo tra le competenze del dicastero serve solo per fare dei viaggi premio meravigliosi ad alcuni dipendenti più fortunati. Un ennesimo passaggio diretto a compromettere la funzionalità del MIBACT è la nuova riforma (un'altra???) che prevede l'attribuzione al podestàops..al prefetto delle competenze relative alle soprintendenze. Qui è il culmine del delirio neorenzista, che non contento di aver smontato il giocattolo, si appropria direttamente delle parti smontate per giocarci come un novello Chaplin disposto a giocare con il "mondo" nel suo capolavoro cinematografico. Insomma, il destino è tracciato, il dado è tratto, ditelo come volete, la realtà resta quella che stiamo vedendo: la distruzione del giocattolo "beni culturali" anche se ancora non sappiamo in cambio di cosa. O forse lo sappiamo ?
Riforma dei beni culturali: come distruggere un giocattolo
Il testo descrive la riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MiBACT) voluta dal governo di Renzi-Franceschini. L'obiettivo della riforma è smontare il "giocattolo" dei beni culturali e sostituirlo con un sistema più efficiente. La riforma prevede la riduzione del personale e la riduzione dei fondi, con un taglio delle spese di funzionamento e delle locazioni passive. La riforma è stata attuata con un Decreto Presidente Consiglio dei Ministri, anziché con un Decreto Presidente della Repubblica, in barba alle leggi di controllo costituzionale.
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Bene culturale
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