CAGLIARI. Non ci si aspettava la bomba dell'ufficio paesaggistico decapitato con l'arresto del direttore, accusato di favorire parenti in un'inchiesta cominciata su uno gli abusi più rilevanti nella costa sud, le ville di Baccu Mandara. Ma che il sistema delle vigilanze edilizie andasse ripensato l'aveva affermato pochi giorni fa l'assessore regionale all'urbanistica, Gian Valerio Sanna. Sanna ha spiegato che nel piano paesaggistico regionale in corso di elaborazione «bisognerà andare incontro ai comuni integrando le competenze perché si verifichino assieme le situazioni di abusivismo. Comunque ha detto ancora l'assessore si troverà un nuovo regime nel quale la sanatoria dell'abusivismo dovrà rappresentare l'eccezionaiità e non, di fatto, l'unica disciplina di contrasto». L'assessore insiste sulla necessità di integrare i sistemi di vigilanza «perché nell'attuale suddivisione delle competenze ci sono maglie larghe» che lasciano sopravvivere gli abusivismi edilizi. Le maglie larghe cui si riferisce sono quelle che, per esempio, provocano il blocco delle ruspe davanti all'abuso conclamato non sanabile. Spiega Luigi Spina responsabile del servizio vigilanza edilizia per la provincia di Cagliari: «La procedura prevista dalla legge urbanistica 23 all'articolo 6 non viene applicata. I comuni devono censire le opere abusive, in consiglio comunale si deve decidere se le opere abusive vadano acquisite al patrimonio comunale perché hanno utilità pubblica o debbano essere demolite. L'ordinanza di demolizione va eseguita entro 90 giorni. Ecco, quasi mai è successo che i beni siano stati acquisiti e quasi mai dopo un'eventuale ordinanza di demolizione, che è a carico del titolare dell'opera abusiva, i comuni sono andati a verificarne l'esecuzione. L'intervento sostitutivo della Regione è ammesso in alcuni casi: se il privato non ottempera e il comune non ha risorse per demolire l'opera abusiva o per ragioni di ordine pubblico. Comunque la Regione può intervenire solo se il bene è stato acquisito al patrimonio comunale. L'inerzia dei comuni sottolinea Spina spesso è in questo passaggio perché può essere difficile che in una piccola comunità il consiglio comunale compia un atto che potrebbe risultare impopolare». E questo spiega perché troppi comuni considerino con favore i condoni: tolgono le amministrazioni dalla necessità di mettere in mora gli amici degli amici. «Quel che non si coglie continua Spina è la finalità distorsiva del condono: non bisogna valutare i soldi incamerati dallo stato con le sanatorie, ma la reale dismissione di risorse per il comune il quale si ritrova impoverito delle proprietà immobiliari che potrebbero essere acquisite. In tutta la Sardegna, fino al settembre 2003, c'erano 18 mila opere abusive censite, sulle quali ci sono i verbali dei vigili urbani e delle guardie forestali. La metà di questi abusi era consistente e, tra questi, c'erano gli abusi insanabili». Un'altra maglia larga che lascia passare l'abuso, forse, è la più volte denunciata distanza tra l'assessorato regionale all'urbanistica che si occupa di concessioni e vigilanza e l'ufficio del paesaggio (inserito nell'assessorato alla cultura) che rilascia i nullaosta paesistici. Nella vicenda di Baccu Mandara sembra emergere con chiarezza il diverso atteggiamento degli uffici della stessa Regione, ma questo è argomento sotto attenta valutazione da parte della magistratura. Quel che Spina mette in luce è la difficoltà di azione in un sistema dove la trincea amministrativa è sul fronte dei comuni e questi (succede) non trovano il coraggio necessario. Il funzionario cita le segnalazioni fatte a suo tempo per un villaggio di 60 villette proprio accanto a Baccu Mandara, che ricadono anche queste nel comune di Maracalagonis: tutte abusive perché costruite in terreni destinati a esser conservati, il comune, nonostante le segnalazioni, non risulta abbia mai neppure sospeso i lavori. «La Regione conclude Spina non sta a guardare. In questi giorni si sta decidendo di ritirare la concessione edilizia per un edificio tra Cala Regina e Cal'e Moru».