La saga del condizionatore selvaggio, sulle facciate dei Ministeri, continua. Ad agosto 2014, nemmeno un anno fa, Il Tempo aveva messo a nudo lo scempio dei motori posizionati all'esterno degli edifici ministeriali sparsi per la Capitale. Mostrando con immagini inedite le facciate costellate da motori. Tra gli incriminati spiccava il Ministero di Giustizia, il Ministero dell'Istruzione e anche la soprintendenza del comune di Roma in via di San Michele, elemento paradossale. Ancora oggi, nonostante il MIBACT abbia intimato, per esempio, al Ministero della Pubblica Istruzione, di rimuoverli, sono ancora lì, in bella vista. Ogni finestra continua ad essere dotata del suo motore. Nessuna ne è sprovvista. Anche sulla facciata principale sono rimasti, in prima linea. Nulla è cambiato. Questo non vale solo per viale Trastevere, naturalmente. Anche il Ministero di Giustizia non ha provveduto a togliere i motori all'esterno. Stessa storia sulle finestre del palazzo dell'Anagrafe comunale, in via Petroselli, e su quelle del palazzo che al Circo Massimo ospita gli uffici del Primo Gruppo della Municipale e la sede del Primo Municipio. Il Ministero delle Finanze e il Viminale non sono da meno e il "diktat" dei Beni culturali è rimasto inascoltato. Non esiste fraintendimento: i condizionatori devono essere tolti, eppure continuano a rimanere al loro posto. Continuano ad essere sempre più sporchi e antiestetici. I fastidiosi tubi di scarico continuano a penzolare nel vuoto, e le infiltrazioni sulle mura si allargano, senza nessun tipo di remora. Stiamo parlando di palazzi su cui vige un vincolo storico, sono espressione della pubblica amministrazione, ma anche i primi a infrangere le regole. Gli stessi cittadini avevano denunciato questa situazione paradossale al nucleo Pics dei vigili urbani, chiedendo la rimozione dei condizionatori al ministero dell'Istruzione. Ma già allora avevano risposto che non hanno né competenze né risorse per fronteggiare la problematica. Ma non si sono fermati hanno sottoposto il caso anche all'Agenzia del Demanio direzionale Lazio e al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che dopo la ristrutturazione del palazzo aveva installato i condizionatori. L'ennesimo paradosso. Sembra che nessuno voglia mettere fine a questa situazione. Anzi, si torna la vecchio gioco del "rimpallo" delle responsabilità. Sempre un anno fa, Giovanni Puglisi, dalla commissione nazionale italiana per l'Unesco, aveva dichiarato che avrebbe provveduto «a reiterare le segnalazioni alle competenti amministrazioni», e che avrebbe reso noti i riscontri di quelle segnalazioni. Non ce ne è bisogno. I riscontri, o meglio le risposte, sono ben visibili ad occhio nudo. Non c'è bisogno di altre conferme. Questo vuol dire, senza mezzi termini, che ancora una volta nessun Ministero ha obbedito, e che i moniti dei Beni Culturali sono stati completamente ignorati.