La Regione si muove per i Nuovi Uffizi. «Siamo pronti a collaborare con ministero e Comune. Abbiamo gli strumenti e i fondi necessari». Presidente Enrico Rossi, i lavori per i Nuovi Uffizi languono, mancano 45 milioni di euro per completarli... «Guardi, per tornare a casa passo spesso di lì. E a vedere quei ponteggi e quella gru lì dal decennio scorso sale una rabbia ed un'amarezza... Gli Uffizi sono un simbolo mondiale. Ma lasciamo da parte l'amarezza. L'intervento del sindaco Dario Nardella sullo stallo dei lavori e l'incertezza dei finanziamenti per i Nuovi Uffizi hanno giustamente avviato un intenso dibattito». E la Regione può fare qualcosa? «Firenze è una Capitale culturale del mondo che ha bisogno di investimenti. Franziska Nori, ex direttrice della Strozzina, ha affermato che "è sempre bene, quando ci sono pochi mezzi a disposizione, mettere insieme quello che si ha e cercare di valorizzarlo al meglio". Noi siamo pronti, la Regione ha molte cose da dire e da fare». Per fare cosa? «Abbiamo le competenze che la Costituzione e il Codice dei beni culturali ci affidano. E poi facciamo una riflessione: la Regione ha contribuito con circa 60 milioni di euro alla costruzione del teatro dell'Opera di Firenze, è proprietaria della Fortezza da Basso, con Comune e Città metropolitana. La Toscana è probabilmente la Regione italiana che ha maggiormente investito in cultura ed anche nella programmazione dei fondi europei 2014-2020 ha confermato questa scelta destinando 30 milioni ad un progetto per i "Grandi attrattori museali" già avviato per quanto riguarda il sistema dei musei scientifici e quelli dell'arte contemporanea, ai quali è già stato assegnato un finanziamento di 3 milioni di euro. Per questo motivo, oltre ai Nuovi Uffizi, siamo interessati anche al progetto del grande museo della scienza proposto dal sindaco Nardella nella scuola marescialli dei carabinieri, quando sarà vuota, e al museo della memoria nell'Ex3 a Gavinana». Spazi, questi ultimi, molto legati alla città... «Fondamentale. I progetti che citavo sui musei scientifici li abbiamo infatti costruiti in stretta relazione con l'università di Firenze, con il Comune di Vinci, con quello di Prato per il Pecci. Ma ripeto, ha ragione Franziska Nori: quando le risorse sono poche abbiamo bisogno di lavorare in sinergia». Vale anche per i Nuovi Uffizi? «Tutti questi interventi li possiamo fare grazie ad un intesa firmata con lo stesso ministro Franceschini. In questo percorso di collaborazione, io penso che la Regione e il Comune debbano cercare un rapporto di maggiore integrazione con il ministero. Era questo l'obiettivo del protocollo di intesa firmato nel giugno del 2014 con il ministro che però, finora, non ha avuto gli sviluppi che ci saremmo attesi». E cosa prevedeva? «Molte cose. Ma quello che ci interessa oggi è un punto fondamentale, quello di "fornire indicazioni per dare soluzione a specifiche criticità". Nel testo pensavamo ai musei senesi e pisani. Ma nulla osta a lavorare in questo senso anche per superare lo stallo dei lavori dei Nuovi Uffizi». Anche perché i fondi europei passano dalla Regione. Ma c'è un problema nei rapporti tra Roma e la Toscana, sul fronte della cultura? «Problemi col ministro non direi. Il tavolo si è bloccato, ahimè, per il pensionamento o il cambiamento di incarico dei membri del ministero che dovevano occuparsi dell'intesa e che non sono stati sostituiti. In tutte queste vicende, non solo per i Nuovi Uffizi, emerge sempre un problema generale di governance del sistema dei beni culturali e della valorizzazione, con ricadute per lo sviluppo locale. Occorre lavorare assieme: la proposta di Nardella di una "villette" dei musei scientifici a Santa Maria Novella è ottima, ma non può non tenere conto del lavoro fatto dalla Regione col Museo Galileo e con quello di Vinci». È una bocciatura? «La Regione è stata e sarà sempre a fianco del Comune di Firenze, e personalmente a fianco del sindaco Nardella, perché siamo convinti che la valorizzazione del patrimonio museale e culturale di Firenze e della Toscana non solo può rappresentare un volano economico ma è un elemento essenziale della nostra cultura, della identità delle nostre città. Che vale anche per come affrontare il tema del turismo, che non può essere basato solo sul "buon cibo" o peggio su "fast and fake food". Uno strumento può essere promuovere nel mondo il sistema museale e culturale allargando l'interesse dei visitatori dalle città d'arte a tutta la nostra regione». Lei sta per partire per una visita istituzionale in Algeria e Tunisia... «E la cosa riguarda di nuovo gli Uffizi. La ministra della cultura tunisina, Latifa Lakhdar, ci ha chiesto di esporre al Museo del Bardo le numerose opere archeologiche e d'arte tunisina dei depositi degli Uffizi. Dobbiamo dire di sì: è una risposta alta e forte alla furia cieca e bestiale del terrorismo islamista contro l'arte e la cultura che ha distrutto opere d'arte millenarie e che ha colpito non casualmente proprio il Bardo, provocando vittime. E perché riportiamo opere d'arte nel loro conteso d'origine dove possono essere viste, mentre da noi stanno nei depositi».