Sant'Agata è il passaggio chiave per il futuro di Città Alta, in bilico tra progetti di rilancio e prospettive fosche. Al momento il grande complesso, che fu un convento prima di diventare carcere, è abbandonato, vuoto, scalcinato. Al punto che persino un ex detenuto, dopo la visita nei giorni di apertura al pubblico dello scorso fine settimana, ne è uscito un po' angosciato: «Mi spiace sia ridotto a un ammasso di macerie», ha detto, riferito al luogo che lo privò della libertà per sei mesi. Evidentemente, la bellezza residua di Sant'Agata prevale sui brutti ricordi e anche a un ex carcerato viene spontaneo ipotizzare spazi pubblici per incontri e per artisti nelle stanze oggi spettrali. La politica ci sta provando, da diversi anni, senza risultati apprezzabili. L'idea di realizzare un hotel di lusso è risultata insostenibile sul piano economico e al momento neanche il progetto di un albergo con qualche stella in meno è decollato. Si tratta di un edificio con secoli di storia, costruito peraltro sulla città romana, della quale affiorano tante testimonianze archeologiche impossibili da ignorare: i costi per trasformare l'ex carcere in qualcosa di diverso sono inevitabilmente molto alti. Bisogna aggiungere che il futuro di Sant'Agata è legato a quello del confinante Carmine, altro complesso di origine religiosa e di proprietà comunale. Si tratta di una grande area di Città Alta, sulla quale più amministrazioni hanno immaginato di fondare il rilancio del centro antico, senza però trovare il modo di far partire il meccanismo: case per giovani coppie, piccoli negozi, spazi teatrali, un albergo e un ristorante sarebbero funzioni in grado di rivitalizzare non solo quest'area, ma l'intero centro antico, che soffre soprattutto dello spopolamento e dell'invecchiamento degli abitanti. Servono però tanti soldi per farcela e il Comune non li ha e non li avrà , così come ha già dato prova di non funzionare l'idea che un investitore privato si lanci in un'operazione da decine di milioni di euro senza prospettive di un ritorno economico in tempi ragionevoli. Più faticoso ma forse più realistico lavorare su porzioni più piccole di Sant'Agata, da recuperare in fasi successive. Rimane il problema di fondo, segnalato dalla movimentata estate di Astino: anche una volta recuperate le strutture, individuare funzioni compatibili con la delicatezza di questi edifici è una sfida che non si risolve in un solo passaggio. Bisogna muoversi con cautela perché sono monumenti: non possono essere abbandonati, ma nemmeno sfruttati secondo logiche puramente commerciali. La via sta nel mezzo, è strettissima ma va trovata.
Bergamo. Un futuro per Sant'Agata
Sant'Agata, un complesso storico a Città Alta, è abbandonato e vuoto, con strutture scalcinate e macerie. L'idea di trasformarlo in hotel o albergo non è stata accettata a causa dei costi alti. Il futuro di Sant'Agata è legato a quello del confinante Carmine, un'altra area storica in difficoltà. Il Comune non ha i soldi per finanziare un rilancio e un investitore privato non ha trovato prospettive economiche. La soluzione potrebbe essere lavorare su porzioni più piccole di Sant'Agata in fasi successive, ma individuare funzioni compatibili con la delicatezza degli edifici è una sfida.
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