Crescono i numeri dei musei civici milanesi. Più 36 per cento a maggio, 27 per cento in giugno e 49 per cento nelle prime due settimane di luglio. Ma oltre all'exploit della Pietà Rondanini al Castello, che ha superato in circa due mesi la soglia delle centomila presenze, c'è l'avvio stentato del Mudec: ha fatto registrare 40 mila visitatori dal 27 marzo. Da una parte c'è l'exploit del nuovo museo della Pietà Rondanini al Castello: 104 mila visitatori nel giro di due mesi e mezzo. Dall'altra, l'avvio stentato del Mudec, il Museo delle Culture all'Ex Ansaldo: 40 mila visitatori dal 27 marzo, giorno della sua apertura ma solo con due mostre temporanee. In mezzo, c'è la realtà dei musei civici che hanno fatto un balzo in avanti in confronto alle cifre del 2014. Oltre ai due già citati, sono tanti: i Musei del Castello (Arte antica, Egizio, museo degli strumenti musicali, Pinacoteca, Armeria, museo delle arti applicate); Museo del Novecento; Gam; Museo del Risorgimento; Museo Archeologico; Museo di Storia naturale; Palazzo Morando; Acquario; Planetario; Studio museo Francesco Messina; Casa museo Boschi- Di Stefano; Planetario; Antiquarium; Cripta di San Giovanni in Conca. A maggio 2015 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso gli ingressi sono cresciuti del 36 per cento, per un totale di 179.223 visitatori. A giugno, del 27 per cento per un totale di 110mila visitatori. A luglio il dato parziale dei soli Musei del Castello racconta che i visitatori sono passati da 15.800 del 2014 a 23.544 con un aumento percentuale del 49 per cento. Effetto Expo? Sicuramente. Ma per l'assessore alla Cultura, Filippo Del Corno non è l'unica causa. «Partiamo da una premessa dice Del Corno che è anche un'evidenza incontrovertibile: non possiamo paragonare il patrimonio milanese con le tre città d'arte italiane, Roma, Venezia e Firenze. Però se facciamo un approfondimento scopriamo da una parte che c'è una ricca e fittissima trama di musei caratterizzati da collezioni importanti e dall'altra che i tanti spazi consentono di spaziare tra un'infinità di linguaggi creativi oltre che avanti e indietro nel tempo: dal museo Archeologico a quello del 900». Il problema, come sottolinea lo stesso assessore, è che questa caratterizzazione di Milano, ossia la rete dei musei, non viene colta come un aspetto peculiare della città: «E proprio su questo stiamo lavorando». Cita anche un esempio, quello del Mio amico Museo, che mette insieme tutte le attività didattico-educative dei musei milanesi in un unico palinsesto. «È stata un'iniziativa di rete, abbiamo bussato alle porte dei cittadini rendendo noto che esiste una rete dei musei cittadini ed è organica». L'altro esempio riguarda la convergenza e la complementarità tra il pubblico e il privato. «C'è una forte collaborazione tra musei di proprietà diversa. E questa è l'altra caratteristica della realtà museale milanese. E negli ultimi anni questa dimensione è cresciuta in maniera esponenziale: c'è cooperazione e non competizione. Ed è stato chiesto al Comune di assumere il ruolo di regista pubblico. I musei milanesi non sono delle isole frastagliate, ma un arcipelago coeso». Come la pubblicazione, in vista di Expo, delle sei opere d'arte che rappresentano le sei icone dell'arte a Milano. Ci sono opere ospitate nei musei civici e in musei statali. «È la collezione della città».